Acqua Tagliente
TRAMA:
Arizona, riserva Navajo.
Sulla cima di ripidi costoni di granito arancione un geologo scopre una caverna dalle pareti ricoperte di simboli arcani, in cui sorge un colossale organo di pietra attivato dalla fonte di “Acqua Tagliente”, che gli indiani hopi considerano maledetta.
Sei anni dopo, in pieno deserto, viene inaugurato New Atlantis, il parco acquatico più grande del mondo, dalle ambientazioni spettacolari e avveniristiche, alimentato dalla stessa falda acquifera cui attinge la fonte.
I WebTV BoyZ, gruppo di cyberattivisti no-global di una casa famiglia (già apparsi ne L’enigma di Gaia), si recano sul posto per denunciare lo scempio di quello che considerano un ecomostro. La loro missione assumerà risvolti drammatici, quando s’imbatteranno in un segreto risalente a una civiltà precedente alla nostra tecnologicamente avanzatissima, mentre nelle acque di New Atlantis misteriose creature mutanti cominceranno a fare strage degli ospiti del parco.
Fra mostri acquatici, pirati informatici, sciamani hopi, streghe navajo e arcani codici i WebTV BoyZ dovranno decifrare un messaggio dal passato per svelare uno dei più grandi misteri dell’umanità che, se non risolto in tempo, potrebbe spalancare i cancelli a un nuovo Diluvio Universale...
Ritornano i WebTV BoyZ, il gruppo di cyberattivisti no-global (già apparsi ne L’enigma di Gaia)!
Stavolta la loro lotta per i diritti umani e la salvaguardia dell'ambiente li spingerà fino al deserto dell'Arizona, per trovarsi fianco a fianco con i nativi Hopi in un'avventura dai toni fanta-horror.
In questo nuovo romanzo si parlerà anche di un evento rivoluzionario nella storia dell'umanità che sta avvenendo proprio ora: dopo decenni di contrasti e rivalità i due grandi fiumi della ricerca umana, scienza e spiritualità, stanno convergendo.
Se vorrete saperne di più, potrete fare un salto nell'apposita sezione Scienza e spiritualità (vedi sotto), ma nel libro incontrerete un nuovo personaggio, lo studioso Luca Luce, che su questo argomento vi fornirà molte... risposte? Per niente al mondo! Vi proporrà invece un bel numero di Grandi Interrogativi su cui potrete fantasticare.
Del resto, come lui stesso afferma: «Per me ogni Grande Domanda è una gioia, e il vero gusto della vita non sta tanto nel conoscerne i segreti, quanto nell’essere nel mistero. Ecco perché molte sacre scritture si esprimono spesso attraverso storie che possono essere interpretate in più modi: non vogliono toglierci il gusto di arrivare alle risposte da soli! Ripeto, un nuovo mistero è per noi tutti un grande dono. Perciò non sarò certo io a proporvi delle risposte… A meno che queste non vi conducano a nuovi misteri!»
E allora vi auguro un buon tuffo in questa nuova avventura e nei più Grandi Misteri di tutti i tempi!
EXTRA: capitoli tagliati e versioni estese
approfondimento su:Acqua TaglienteVolete sapere come Pierre e Abner hanno salvato Verne & Jules dai trafficanti di pellicce? Volete assistere al discorso di Luca Luce alle Nazioni Unite in seguito ai fatti raccontati nel libro? Volete leggere le versioni estese di alcuni capitoli? Questo è il posto giusto!ATTENZIONE. Questa sezione è riservata soprattutto a chi sia interessato a sbirciare nel lavoro di revisione di uno scrittore. A frugare nel cestino della carta straccia per vedere cosa c'è dentro... La sconsiglio invece a chi teme che ciò possa togliere "magia" al romanzo!
Capitolo 1: la sorgente maledetta. La maggior parte delle modifiche successive sono tagli per alleggerire il testo. In questo caso invece nella prima versione il primo capitolo si presentava più corto di come figura ora. Non ne ero soddisfatto, avrei voluto un maggior senso di meraviglia... Poi mi balenò l'idea dell'organo di pietra che, successivamente, è diventato fondamentale nel finale del romanzo.
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Capitolo 2: Anton Glass. Questo capitolo è stato uno dei primi a essere tagliati senza troppi rimpianti. Serviva a introdurre il personaggio di Anton Glass, ma ci tenevo soprattutto perché parlava del problema della carenza mondiale di acqua potabile. Introduce fra l'altro un personaggio, Robert Bottin, poi abbandonato in favore del veterinario Pierre Canard.
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Capitolo 10: il salvataggio di Verne & Jules. Questa sarebbe dovuta essere la seconda parte del capitolo, dove si scopriva come Pierre e Abner si erano conosciuti nel corso del rocambolesco salvataggio delle due lontre, destinate a finire come animali da pelliccia. Il racconto piaceva a tutti, me compreso, ma è stato sacrificato per dare maggior enfasi all'argomento che, dopotutto, era più importante: il sogno di Abner.
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Capitolo 14: Cronache dal Diluvio. Nel libro tengo molto ai discorsi del personaggio di Luca Luce, perché attraverso di essi viene affrontato quello che per me era l'argomento chiave della vicenda: la confluenza fra scienza e spiritualità che sempre più si va riscontrando. Un evento forse mai accaduto nella storia dell'umanità e sta avvenendo ora. Tuttavia questa sua dissertazione era davvero troppo lunga, perciò è stata un po' tagliata.
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III PARTE. Capitolo 1: la storia di Shadi. Nella prima versione la storia di Shadi, la strega Navajo, era assai differente. Anche questa è stata tagliata per questioni di lunghezza... E poi forse toglieva un po' di mistero (e quindi di magia!) al personaggio.
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III PARTE. Capitolo 7. Ebbene sì, la III parte non era di 6, bensì di 7 capitoli. Anche in questo caso a subire il taglio è stato Luca Luce. Avevo scritto il capitolo per fare il punto della situazione e accennare al futuro della Riserva Navajo ora che in futuro avrà a disposizione l'acqua della fonte, ormai non più "maledetta". Poi ho pensato che l'avventura era già stata abbastanza lunga, si erano spese già troppe parole. Era il momento di salutarsi. Così ho deciso di lasciare il tutto all'immaginazione del lettore.
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Ecco fatto. Questi sono i capitoli dove ho apportato alcuni dei tagli più importanti. Non è però escluso che, prima o poi, decida di pubblicare anche altri extra. Tenetevi in contatto!
Le fonti d'ispirazione
approfondimento su:Acqua TaglienteQuali film, fumetti e libri mi hanno ispirato per scrivere il libro? Esistono altri libri in italiano che raccontino buone storie di mostri?Quali film, fumetti e libri mi hanno ispirato per scrivere il libro? Esistono altri libri in italiano che raccontino buone storie di mostri?
Probabilmente il germe dell'idea dell'ambientazione e dell'atmosfera di Acqua tagliente risale al 1979, quando al cinema vidi questo horror di serie B.
Allora non mi disse più di tanto (anche se lo trovo ancora oggi migliore di pellicole più recenti sui pipistrelli vampiri come "Bats"), ma la suggestione dei rituali hopi continuò lavorare dentro di me chiedendomi di approfondire, di saperne di più... per poi immergermi in essi insieme ai miei personaggi.

Il romanzo ha un titolo leggermente diverso: "L'ala della notte". Vi consiglio entrambi.
Il romanzo è meglio, ma il film vi aiuterà a visualizzare volti e luoghi in cui si ambienta la nuova avventura dei WebTV BoyZ. Non esiste il dvd, perciò non vi resta che aspettare che passi in televisione!
Io c'ero. Nel 1975, quando uscì al cinema, e nulla fu più come prima.
Mi cambiò profondamente. Innanzitutto diventai un autentico esperto di squali, e poi capii per la prima volta cosa ci voleva in un buon film di mostri (perché lo Squalo non è visto come il povero pesce che è nella realtà, ma come una figura simbolica, l'incarnazione in zanne e pinne di tutto quanto è mostruoso): a mio parere, la cosa più importante in un buona buona storia di mostri è l'umanità dei personaggi nelle piccole azioni quotidiane, mai banali e sorprendenti quanto le scene con il mostro stesso; il tutto condito da una buona dose di umorismo sapientemente distribuita, ma che non vada a intaccare la tensione delle scene più emozionanti.
Esattamente ciò che i registi dei tanti séguiti e delle imitazioni hanno trascurato, ed ecco perché i loro film non sono altrettanto memorabili. Il libro ve lo sconsiglio, ma il film è imperdibile.
Più di vent'anni fa nasceva una serie a fumetti che, per gli appassionati di fantastico e archeologia misteriosa come me, fu una vera manna: Martin Mystère di Alfredo Castelli (Sergio Bonelli Editore).
Molto prima di romanzi come il Codice Da Vinci, e in maniera meglio documentata, si occupava degli enigmi che si annidano nelle culture antiche o in certe opere d'arte, e azzardava suggestive spiegazioni di misteri come la scomparsa della civiltà di Atlantide o il mostro del lago di Loch Ness.
Nella sezione Consigli/Fumetti di questo sito mi dilungo maggiormente, ma qui mi limito a riconoscere che senza Martin Mystère probabilmente Acqua tagliente non sarebbe mai esistito.
Il problema di un appassionato di film di mostri come me è che, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di prodotti pessimi.
Credo che ciò dipenda soprattutto dal fatto che - come ho già detto poco sopra - in una buona storia l'elemento più importante non è tanto la trama, né l'originalità, ma l'efficacia dei personaggi.
Come possiamo appassionarci davvero a una storia se i personaggi non ci trasmettono delle emozioni e sembrano fatti con lo stampino?
Con Tremors invece... Aaah, che soddisfazione! L'idea di base è geniale (i mostri si spostano nel sottosuolo del deserto dell'Arizona come lo Squalo del film fa nell'acqua del mare), il ritmo è sostenuto e frizzante, ma soprattutto i personaggi sono davvero simpatici, grazie anche all'interpretazione dei due attori protagonisti: Kevin Bacon e Fred Ward.
I séguiti (a tutt'oggi se ne contano 5!) non mi hanno detto granché proprio perché i personaggi non hanno più avuto la dovuta attenzione da parte dei registi successivi, ma il primo non mi stancherò mai di rivederlo.
PHANTOMS (1973) e LA NEBBIA (1985).Trovare un buon "libro di mostri" pubblicato in italiano è quasi impossibile. Intendiamoci, con "libro di mostri" non voglio intendere vampiri o dinosauri, ma quelle avventure con insetti assassini, ragni mutanti, vermi carnivori ecc…
Se poi ne cerchiamo di buona qualità, allora l'impresa è addirittura disperata. Non è il caso di Phantoms di Dean Koontz e della novella "La nebbia" presente nella raccolta di racconti "Scheletri" di Stephen King (sotto a destra vedete una suggestiva immagine del film che ne è stato tratto). Leggere pe
r credere: vi riconcilieranno con le storie di mostri.
FASE IV: DISTRUZIONE TERRA (1973).E' vero, mi piacciono i film di mostri, ma non per questo mi rassegno alla superficialità. Anche questo film lo vidi quando uscì. Ero un ragazzo e lo trovai stranissimo e, per molti versi, difficile... Però geniale, specialmente dal punto di vista visivo (del resto si tratta dell'unico film firmato da Saul Bass, lo straordinario artista autore delle sigle di molte pellicole del maestro del brivido Alfred Hitchcock).
La trama si potrebbe riassumere in un duello nel deserto dell'Arizona fra le formiche (di normalissime dimensioni e non giganti come nel manifesto), che hanno improvvisamente sviluppato un'intelligenza superiore, e due scienziati incaricati di studiarle, arroccati in una base iperaccessorriata collocata accanto a uno dei loro suggestivi formicai.
Come assistere a una partita a scacchi. Ho anche il libro, però è meno bello. Anche questo film non è in commercio.
STATI DI ALLUCINAZIONE (1980).Così arriviamo alla convergenza fra scienza e spiritualità, tema portante di Acqua tagliente.
Quando vidi questo film ne rimasi sconvolto. Fino ad allora era capitato che ogni tanto nel cinema di fantascienza si sfiorassero argomenti di una certa profondità, ma senza mai addentrarsi più di tanto, soprattutto quando si trattava di argomenti "spinosi" come la religione.
Ken Russel invece ci si tuffa senza alcun timore, realizzando uno dei pochi casi nel cinema spettacolare e d'intrattenimento in cui si approfondiscono le implicazioni filosofiche, scientifiche e spirituali.
I protagonisti non sono più scienziati belloni e dalla mascella quadrata appena rasata, ma professori universitari che fanno discorsi da professori universitari, senza curarsi che siano accessibili al pubblico.
Chi vorrà, potrà approfondire da sé. In pratica, tutto l'opposto di quanto pretendono di solito i produttori nei film di "effetti speciali": azione, spettacolarità e stop.
E gli spettatori l'hanno premiato tributandogli un grande successo commerciale.
Si tratta anche di un'opera che ha avuto un enorme influsso sull'immaginario collettivo, specialmente perché ha presentato per la prima volta al grande pubblico le suggestive "camere di deprivazione sensoriali" (sì, come quella che in Acqua tagliente usa Anton Glass per rilassarsi).
Trovo questo film di Robert Zemeckis appassionante e la scena dell'arrivo del messaggio alieno e di come poi viene decifrato, vale già una visione; ma soprattutto trovai stimolante il modo in cui viene affrontato il dilemma della convergenza fra scienza e spiritualità.
Qui si fa in particolare riferimento alla fede cattolica, ma vi si può leggere un discorso sulla spiritualità in senso lato.
RODOLFO CIMINO e ROMANO SCARPA.Considero Romano Scarpa uno dei miei maestri. E' anche per scrivere storie appassionanti e commoventi come le sue di Topolino e di Zio Paperone degli anni '50/primi '60 che sono diventato scrittore.
Le avventure di Paperone che mi hanno ispirato per Acqua tagliente però sono solo disegnate da Scarpa (e inchiostrate dal grande Giorgio Cavazzano), ma sono state scritte da un altro immenso sceneggiatore, ancora attivo oggi: Rodolfo Cimino.
Il senso di meraviglia che mi animava mentre descrivevo l'organo di pietra nella caverna del primo capitolo è senz'altro debitore a quell'incomparabile atmosfera che si respira in certe sue storie, come "Zio Paperone e le montagne trasparenti" (1971, di a destra ho riportato una pagina) o "Zio Paperone e la montagna parlante" (1969).Grazie, Rodolfo!
Scienza & spiritualità
approfondimento su:Acqua TaglienteLa convergenza tra scienza e spiritualità è uno dei piu rivoluzionari avvenimenti della nostra epoca. E' anche uno dei punti chiave del libro: volete approfondire?"Ogni essere umano è parte di un insieme chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Un'illusione che diventa una prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione, allargando il nostro circolo di conoscenza e comprensione, sino ad includervi tutte le creature viventi e la natura intera nella sua bellezza".
Albert Einstein (nella foto lo scienziato con il saggio indiano Rabindranath Tagore)In Acqua tagliente se ne fa più volte riferimento, ma esattamente cosa s'intende per spiritualità? La spiritualità può abbracciare l'aspetto della fede religiosa, ma esiste anche una spiritualità di tipo laico. Nelle parole riportate sopra, Einstein dà la definizione di spiritualità più vicina a come la intendono la maggior parte dei personaggi del mio libro.
I due grandi fiumi della ricerca umana, scienza e spiritualità, sono stati spesso considerati inconciliabili fra loro, soprattutto in Occidente dove, già nell'antica Grecia con la filosofia di Parmenide e nel XVII secolo in Francia con quella di Descartes (Cartesio), si andò verso una separazione sempre più netta fra materia e spirito, scienza e spiritualità. La natura veniva vista come una macchina, operante secondo leggi che potevano essere formulate matematicamente. Purtroppo questo atteggiamento è divenuto un principio guida della scienza occidentale che ci ha separato dalla natura vivente e ha fornito un pretesto a chi intendeva sfruttare le risorse naturali a scopi scientifici, ma soprattutto commerciali.
Tuttavia, con l'arrivo di Albert Einstein e la sua scoperta che la materia è energia, e poi attraverso la fisica quantistica, si andò sempre più constatando che la distanza che separa materia e spirito è soltanto apparente. Non stupisce pertanto che molti fisici si avvicinino alla spiritualità e alla religione, tant
o da essere considerati i nuovi mistici del nostro tempo.
Del resto, come afferma Fritjof Capra nel primo capitolo del suo saggio Il tao della fisica: "La fisica moderna ci porta a una concezione del mondo che è molto simile a quella dei mistici di tutti i tempi e di tutte le tradizioni".
Ma allora in Acqua tagliente troverete la risposta a domande come "La nostra mente può influenzare la realtà?"
Assolutamente no: nel mio libro, come anche in questa sezione del sito, molte delle argomentazioni sia sulla storia, sia sulla scienza, sia sulla spiritualità non sono considerate attendibili dalla maggior parte degli studiosi o sono attualmente in fase di verifica. Il mio non è un saggio scientifico, bensì un romanzo di avventura che vorrei fosse innanzitutto avvincente, anche se mi fa piacere pensare che potrebbe invogliare a riflettere sulla possibilità di liberarsi da schematismi e automatismi di pensiero per abbracciare anche visioni alternative del mondo in cui viviamo. Nel libro lo studioso Luca Luce si limita semplicemente a non dare nulla per scontato e ad ampliare la propria mente. Essere un credente cristiano non lo ferma né lo impensierisce in quanto, a suo modo di vedere, religione e scienza non sono per nulla in
disaccordo, perché hanno scopi differenti: nella religione lui cerca il mistero; nella scienza delle risposte. La pensa in parte come Ervin Lászlό: "La società contemporanea ha bisogno sia della scienza che della spiritualità, la prima per una visione credibile del mondo, la seconda per trovare un significato più profondo nella vita e nell’esperienza." (per leggere per intero il suo interessante saggio sull'argomento cliccare su http://www.sintropia.it/italiano/2005-it-3-2.pdf).
A Luca Luce perciò non interessa dare delle risposte, ma incrinare la nostre certezze per darci la possibilità di iniziare il nostro cammino di crescita personale, perché è nel continuo divenire, attraverso il viaggio, attraverso la ricerca, attraverso il Mistero che l'essere umano riesce a fare evolvere la propria coscienza.
PERCHÉ SCRIVO STORIE DEL MISTERO?
«La cosa più bella di cui possiamo fare esperienza è il mistero. È fonte di ogni arte e di ogni scienza. Colui che non conosce più emozioni, che non si sofferma più a meravigliarsi, che vive soffocato dalle sue paure, è buono soltanto per la morte».
(Albert Einstein)I lettori mi domandano spesso come mai io abbia scelto di scrivere storie del Mistero e questo mi ha portato a interrogarmi sul perché io sia sempre stato particolarmente affascinato da film, fumetti e libri pervasi dal mistero e perché, quando ho iniziato a scrivere libri, mi sia appunto dedicato a storie misteriose.
Cercando una risposta, mi è venuto in aiuto il pensiero di uno scienziato, le cui parole ho riportato in parte in Acqua tagliente, attribuendole al personaggio dello studioso Luca Luce:

"Porti Grandi Domande ti apre a nuovi modi possibili di esistere nel mondo.
Inspiri aria fresca. Ti rende la vita più gioiosa.
Perché il vero trucco nella vita non è conoscere le risposte a queste Domande,
il vero trucco nella vita è vivere nel mistero."
Fred Alan Wolf
(per leggere un'intervista al fisico cliccare su http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo.php?id=14561)
In sostanza, credo che si senta particolarmente attratto dal mistero chi sta già compiendo un percorso di crescita spirituale (di cui forse non è nemmeno a conoscenza) e utilizza le storie misteriose per indagare in realtà su di sé e sulla sua esistenza.
Con Acqua tagliente ho inoltre tentato di rispondere ai molti lettori che mi chiedono: "Credi davvero ai poteri extrasensoriali? Credi alla magia?". A questi quesiti non sono in grado di rispondere semplicemente con un sì o un no, ma nel romanzo ho provato a proporre alcuni degli spunti di riflessione da cui parto io stesso quando mi interrogo su tali argomenti.
In particolare negli ultimi anni è proprio la scienza che mi affascina e mi conduce a sempre nuovi interrogativi e a scoprire nuovi modi di vedere il mondo e la realtà.
È stato grazie a scienziati come James Lovelock e Lynn Margulis che ho conosciuto la suggestiva Ipotesi Gaia, dove il pianeta Terra viene visto come un organismo vivente di cui noi stessi facciamo parte e proprio da questa ipotesi sono partito per scrivere il mio penultimo libro, L'enigma di Gaia.
Per Acqua tagliente mi sono invece avvicinato alla fisica quantistica ed ecco alcuni consigli di lettura per chi intenda approfondire l’argomento scienza/spiritualità (oltre al già menzionato "Tao della fisica"):
PER APPROFONDIRE
L'universo elegante: Superstringhe, dimensioni nascoste e la ricerca della teoria ultima
di Brian Greene
Oggi, fisici e matematici lavorano a una delle più ambiziose teorie mai proposte: la teoria delle stringhe. Grazie a essa, lo scontro secolare tra le leggi del grande (la relatività generale) e le leggi del piccolo (la meccanica dei quanti) viene superato a vantaggio di una superiore unità, basata sull'affermazione che tutti gli eventi dell'universo nascono da un'unica entità: microscopici cicli di energia nascosti nel cuore della materia. Per questa capacità di unificare tutte le forze della natura, la teoria delle stringhe è stata definita «la teoria di ogni cosa». Nel suo brillante libro, Greene ricostruisce la storia scientifica e umana che sta dietro la ricerca della teoria definitiva. La teoria delle stringhe suppone una visione dell'universo sconvolgente: le idee su cui si basa (i buchi neri che si trasformano in particelle elementari, universi giganteschi intercambiabili con universi minuscoli) sono rivoluzionarie, in grado di risolvere alcune delle più annose questioni della fisica. L'universo elegante ci illustra le scoperte e i misteri, gli entusiasmi e le frustrazioni di chi indaga la natura di spazio, tempo e materia - e lo fa con un linguaggio accattivante, che rende accessibili i concetti più sofisticati e che permette di avvicinarsi a comprendere come funziona l'universo.
Ma che... Bip... s(app)iamo veramente!?
Centinaia di anni fa, la scienza e la religione si sono separate, diventando antagoniste nel grande gioco della spiegazione e della scoperta. Ma scienza e religione sono due facce della stessa medaglia. Entrambe aiutano a spiegare l’universo, il nostro posto nel grande disegno, e il significato della nostra vita. Di fatto, possono iniziare a farlo adeguatamente soltanto quando collaborano. Ma che... Bip... s(app)iamo veramente!? è un libro sorprendente. Con l’aiuto di oltre una dozzina di scienziati sperimentali e teorici, vi guiderà attraverso lo specchio della fisica quantistica all’interno di un universo che è più bizzarro e vivo di quanto si sia mai immaginato. E poi vi condurrà ancora oltre, ai margini estremi della nostra conoscenza scientifica della coscienza, della percezione, della chimica del corpo e della struttura cerebrale. A causa dell'ottima grafica e delle molte illustrazioni, si tratta di un testo più adatto del precedente ai giovani lettori e a chi sia alle prime armi con questi argomenti. Il volume è l'adattamento (e l'approfondimento) cartaceo del film omonimo: a differenza del documentario "L'universo elegante", in questo caso si parla di un film "di finzione" con una storia e degli interpreti che lo rendono più appropriato per il grande pubblico (clicca qui per vederne un'anteprima). Questa è la traduzione di brani scelti tratti dal Film reperibile in dvd (sulla destra ne vedete la copertina): http://www.lamedicinadellaluce.com/nuovofile6.html.
Segnalo inoltre una rivista che nasce appunto da una sintesi fra scienza e spiritualità: si tratta di Scienza e conoscenza. Non è facile trovarla in edicola, ma è reperibile in molte biblioteche. Cliccando sulla copertina accederete alla pagina del sito dov'è disponibile un nutrito numero di articoli e interviste su questi argomenti.
Voyager - Ai confini della conoscenza è un programma televisivo italiano di divulgazione che va in onda il mercoledì sera su Rai Due dal 2003 e analizza soprattutto temi legati a presunti misteri insoluti, alla cosiddetta archeologia misteriosa e alla pseudoscienza.
Condotto dal giornalista e autore televisivo Roberto Giacobbo, già ideatore e autore di programmi di successo come Stargate - Linea di confine e La macchina del tempo, Voyager ha riscosso in breve tempo un notevole successo di pubblico, sebbene il programma adotti spesso un approccio antiscientifico e sensazionalista che lo penalizza un po' sul versante della qualità. Di recente la domenica mattina si è aggiunto Ragazzi, c'è Voyager: fra le tante suggestive notizie scientifiche, c'è una divertente sezione intitolata "Come fanno i supereroi", dove è possibile porre domande sui poteri dei nostri eroi preferiti, e se sia possibile riprodurli nella realtà. Alcune delle puntate migliori sono state distribuite su DVD in una collana da edicola.In Acqua tagliente Luca Luce fa riferimento a un ricercatore italiano, il quale avrebbe scoperto che il DNA emetterebbe una musica! Incollo a seguire l'articolo che a questo proposito trovai sulla rivista Scienza e conoscenza.
Registrato il suono del Dna, la "musica della vita".
Il suono della vita, una sorta di musica proveniente dai movimenti del Dna, e' stato registrato e brevettato per la prima volta da un team di ricercatori italiani e statunitensi guidato da Carlo Ventura, docente di Biologia molecolare dell'universita' di Bologna, e dal fisico James Gimzewski, dell'universita' di Los Angeles, California. La scoperta, oltre a essere curiosa, potrebbe in futuro portare gli scienziati a trasformarsi in 'direttori d'orchestra' capaci di indirizzare le cellule a differenziarsi seguendo un suono di riferimento ben preciso.
Ventura ha illustrato i risultati dei suoi studi in occasione del convegno 'Aspetti biologici, clinici e sociali dell'allungamento della vita media', organizzato a Roma dall'Istituto nazionale biostrutture e biosistemi (Inbb). "Il nostro genoma - spiega - e' fatto da una miriade di anse, di ripiegamenti che non hanno solo la funzione di 'impacchettare' i circa due metri della molecola del Dna in poche decine di millesimi di millimetro di diametro del nucleo. Per molto tempo - aggiunge - si e' pensato che queste anse servissero a guadagnare spazio, ma oggi sappiamo che, pur facendo parte del cosiddetto Dna 'spazzatura', cioe' che non codifica alcuna proteina, hanno una precisa funzione di 'architettura'.
"I ripiegamenti del Dna - afferma l'esperto - sono dinamici nell'assemblarsi e nel disassemblarsi e questo loro muoversi in continuazione viene trasmesso a strutture del citoscheletro fino a creare una vibrazione sulla superficie della cellula. Questa vibrazione e' compresa nell'arco di frequenze udibili dall'orecchio umano: dunque, non abbiamo fatto altro che sviluppare un approccio in grado di rilevare questi suoni. E quello che emerge e' che questi rumori sono in qualche modo 'specifici' per quello che la cellula sta facendo in termini di espressione di geni, in quel momento". In futuro i ricercatori mirano a capire se il 'suono' puo' indirizzare le cellule e far comprendere loro cosa fare. In pratica, con il suono giusto si potrebbero impartire precisi ordini. "Bisognera' capire - conclude Ventura - se a differenziamenti specifici corrispondano frequenze sonore specifiche. Qualora fosse cosi', solo in un secondo momento si potra' vedere se, facendo ascoltare alla cellula questi suoni, la si potra' trasformare in quello che vogliamo".
Fonte: Adnkronos.A seguire un elenco di link che affrontano alcune delle Grandi Domande sollevate nel libro (si tratta, ripeto, spesso di ipotesi non ancora accettate o in contrasto con la scienza e la cultura "ufficiale", perciò vanno prese con la dovuta cautela!).
Scienza e Coscienza
Provata scientificamente la sincronizzazione tra i cervelli di due gruppi di persone in meditazione a più di 200 Km di distanzaStringhe, iperspazio, universi paralleli
In principio fu il Verbo o il Dna?
James Watson, lo studioso che rivoluzionò la biologia, spiega come Darwin abbia liberato l’uomo dalla superstizione. Offrendogli un mondo naturale che non era mai stato così meraviglioso.In Acqua tagliente Luca Luce cita la frase di apertura del Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo” e in sanscrito è scritto nel Nada Brahama: “Il mondo è suono” (è inoltre notevole l'assonanza fra il termine latino "verbum" (verbo, parola) e il termine italiano "vibrazione"...). In breve lo studioso si serve di questa citazione per sostenere che forse già le più antiche credenze sostenessero principi simili a quelli della scienza più moderna, come la stessa teoria delle stringhe della fisica quantistica. C'è almeno un'altra scienza che pare giungere alle stesse conclusioni, ed è la cimatica.
CIMATICA: che cos'è?
La cimatica è la scienza che avrebbe dimostrato come il suono abbia il potere di strutturare la materia e come l'universo stesso sia stato generato da una sorta di vibrazione. In realtà la cimatica dà voce a una teoria vecchia come il mondo: dagli antichi testi Veda si evince che "l'universo è un tutt'uno energetico manifestato da vibrazioni". Tutta la creazione consisterebbe in una sinfonia di suoni, di vibrazioni, in cui le singole parti si inseriscono attratte dalla risonanza con i suoni simili. Quindi la cimatica è una scienza che studia le forme prodotte dalle onde ossia dalle frequenze che possono essere vibratorie, sonore, elettromagnetiche ecc.
Se volete approfondire questa suggestiva scienza andate su http://it.wikipedia.org/wiki/Cimatica e su http://www.mednat.org/new_scienza/cimatica.htm.
La SCIENZA della VITA secondo F. CAPRA
di Elsa Nityama Masetti e Vincent Gambino
Istruzione all'ecologia: imparare a leggere e scrivere ecologico. Fritjof Capra chiarisce in quest'intervista che cosa intende per sostenibilità - parola abusata nel campo, come molte altre. Operativamente ci dice Capra non dobbiamo aggiungere niente o darci da fare vistosamente. Il punto sta anzi nella non interferenza con l'abilità sistemica della vita a sostenere se stessa.Le nuove fondamenta per una civiltà planetaria
di Ervin Laszlo
“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” [Gandhi] La visione emergente del mondo - in senso scientifico - è olistica...Giordano Bruno e gli infiniti mondi
di Alessio Di Benedetto
"Non siamo più centrali di quanto non lo sia qualsiasi punto dell’universo" . Giordano Bruno - Oggi la meccanica quantistica si riconoscerebbe nelle sue parole da libero pensatore. Ai suoi tempi gli sono costate la vita.Consiglio infine un sito dove si trovano interessanti riflessioni sui più disparati argomenti: riflessioni http://www.riflessioni.it/.
TRASMISSIONE DEL PENSIERO
Il download della mente.
Nuove tecnologie fanno pensare che un giorno potremo caricare informazioni nel cervello da periferiche esterne. Ma gli ostacoli da superare sono tanti, e richiedono progressi fondamentali. Di Gary Stix Futurologi e scrittori di fantascienza prefigurano un'epoca in cui l'attività del cervello si fonderà con quella dei computer. Oggi disponiamo di una tecnologia che usa le onde cerebrali per controllare un cursore o un braccio protesico. Ma ancora non sappiamo fino a che punto potranno progredire le interfacce cervello-macchina. Possiamo ipotizzare di introdurre un testo o un'altra informazione di livello elevato in un'area del cervello dove si formano nuove memorie. Ma gli ostacoli nel realizzare questo compito richiedono progressi fondamentali nella conoscenza del funzionamento del cervello.
Su Le Scienze, gennaio 2009, n. 485, potrete leggere l'approfondito articolo.La telepatia esiste?
Intenzione di pace: un esperimento globale
di Lynne Mc TaggartTELECINESI
Quando una massa critica di partecipanti all'esperimento medita regolarmente in un'area, l'indice dei reati o dei conflitti armati diminuisce.
Fisico italiano dimostra per la prima volta la Levitazione!
Succede solo su una scala minuscola e invisibile all'occhio umano - per ora - ma in determinate condizioni gli oggetti possono levitare.
La prima dimostrazione, che si e' meritata la copertina della rivista internazionale Nature, e' del fisico italiano Federico Capasso, che da anni lavora negli Stati Uniti, nell'universita' di Harvard.
Capasso, che ha condotto lo studio con il fisico Jeremy Munday, di Harvard, e con Adrian Parsegian, dei National Institutes of Health (Nih) di Bethesda, ha dimostrato che le leggi che tengono uniti gli oggetti possono essere invertite.
Di conseguenza una forza attrattiva come quella descritta nel 1948 dal fisico olandese Hendrik Casimir, puo' essere trasformata in repulsiva e gli oggetti possono levitare. I primi test sono stati eseguiti utilizzando un dispositivo composto da una microsfera rivestita d'oro e un piatto dello stesso materiale immersi in un fluido di bromobenzene.Le possibili applicazioni saranno su scala nanotecnologica e, secondo gli esperti, potranno aprire la strada ad una nuova generazione di sensori e ''nano-interruttori ''.
(fonte ANSA)
Per approfondire http://koroljov.splinder.com/tag/levitazione.LE PIANTE POSSONO COMUNICARE?
In Acqua tagliente la giovane Pumpkin percepisce l'energia proveniente dalle piante, condivide le loro sensazioni e, in un'occasione, si serve del suo legame con esse per rintracciare una caverna... Fantascienza? Forse, ma prima di affermarlo, leggete sotto...
Piante intelligenti entrano in rete per inviare segnali di allarme le piante comunicano tra loro per segnalare situazioni di pericolo.Un'équipe di ricercatori nei Paesi Bassi ha scoperto che le piante dispongono di propri "sistemi di chat" per informarsi reciprocamente sui pericoli imminenti.
Se le piante sono generalmente considerate organismi passivi in attesa di essere sradicati o mangiati, gli scienziati hanno invece scoperto che molti vegetali passano il tempo comunicando tra loro. È stata infatti identificata una sorta di rete di comunicazione interna che permette alle piante di scambiare informazioni in modo efficiente.
Molti vegetali come la fragola, il trifoglio, la canna e la castalda non si riproducono tramite semi, ma crescono producendo steli orizzontali, chiamati stoloni, in superficie o nel terreno. Grazie agli stoloni le singole piante sono unite tra loro per un certo periodo di tempo, condividendo informazioni attraverso questi canali interni in modo molto simile alle reti informatiche.
La ricerca sperimentale ha inoltre consentito agli scienziati di dimostrare come le piante di trifoglio si avvalgano dei legami della rete per comunicare l'avvicinamento di nemici e incrementare in questo modo le possibilità di sopravvivenza.
Tratto da http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=5618.Anche le piante hanno una vita sociale.
Le piante interagiscono e comunicano con i propri simili in base a modalità ancora sconosciute, forse segnali chimici.
Le vecchie foglie trasmettono informazioni a quelle giovani
Leggete l'articolo su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/06_Giugno/14/vita_sociale_piante.shtml.Le vecchie foglie trasmettono informazioni a quelle giovani.
Le foglie delle piante immagazzinano ricordi e li tramandano di generazione in generazione. Queste sono le conclusioni di uno studio pubblicato su Nature. Secondo alcuni ricercatori dell'Università di Sheffield, autori della ricerca, prima di staccarsi dalla pianta e morire ogni vecchia foglia trasmette alle foglie appena nate una quantità di informazioni relative alla luce, all'umidità e al livello di anidride carbonica presenti nell' ambiente in cui vive la pianta. Grazie a queste informazioni le nuove foglie modificano e adattano il numero di pori presenti sulla loro superficie per trovare il migliore adattamento possibile all' ambiente in cui si trovano. Trafiletto tratto da: http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/20/vecchie_foglie_trasmettono_informazioni_quelle_co_0_0105207990.shtml.Anche le Piante Parlano e Comunicano fra di loro; non solo, ma sono sensibili alla musica e al rumore.
Leggete l'articolo su http://www.mednat.org/piante_parlano.htmMa le piante ascoltano la musica?
Un produttore, un musicista e due agronomi un po’ "speciali" pensano di si’. Ed hanno creato un disco fatto apposta per le nostre amiche verdi.
Leggete l'articolo su http://www.vivaioclorofilla.it/html/giardini_malepianteascoltano.htm

La vita segreta delle piante by Peter Tompkins - Christopher Bird Le piante sono fondamentali per l'esistenza e la qualità della vita dell'uomo. Una lunga tradizione di studi dimostra che anche le piante provano emozioni, comunicano attraverso i profumi e i colori, entrano in contatto con l'uomo grazie ad una misteriosa percezione extrasensoriale. Peter Tompkins racconta gli studi e le scoperte, si avventura nei meccanismi sottili e invisibili del mondo vegetale.
COSA ACCADDE DAVVERO 12.000 ANNI FA?
In Acqua tagliente Luca Luce fa riferimento a una teoria non accettata dalla "scienza ufficiale" (e perciò da prendere con l'opportuna cautela): "lo scorrimento dei poli terrestri". Il libro che sta alla base di tale teoria è il seguente.
Lo Scorrimento della Crosta Terrestre: Lo spostamento dei Poli e la fine delle Antiche Civiltà.
di Charles Hapgood
Con la prefazione di Albert Einstein.
Il libro di Charles Hapgood sulla teoria dello scorrimento ella crosta terrestre, avallata da Albert Einstein e usata da Graham Hancock come base per il suo celebre testo Impronte degli dèi.In Acqua tagliente Luca Luce riferisce che una delle teorie di come si sia verificato il Diluvio Universale sarebbe da attribuirsi a un corpo celeste transitato nel Sistema Solare all'incirca 12.000 anni fa. Esistono prove scientifiche? In parte. Ecco alcuni siti interessanti:
esplosione Vela F: http://www.encyclopedia.com/doc/1O80-VelaSupernovaRemnant.html
Il cataclisma di Atlantide: l'ipotesi del killer stellare
di Pier Giorgio Lepori
per EdicolawebSul sito dell'autorevole rivista di divulgazioni scientifica Focus esiste un forum di discussione sull'argomento: Cosa successe veramente 12.000 anni fa?
Salvaguardia dell'ambiente
approfondimento su:Acqua TaglienteQual'è lo stato dell'ambiente? E noi, nel nostro piccolo, cosa possiamo fare per salvaguardarlo?LA SITUAZIONE ATTUALE IL PROTOCOLLO DI KYOTO DECRESCITA FELICE AGRICOLTURA NATURALE LA SITUAZIONE ATTUALE
60%
GLI ECOSISTEMI
1300
GLI ESPERTI
25%
I MAMMIFERI
856 mln
LA FAME
2 mld
L'ACQUA
È degradato il 60% dei servizi forniti dagli ecosistemi: acqua, cibo, pesca. Gli ecosistemi analizzati da Millenium Ecosystem Assessment sono 24: 15 sono in declino
Sono ben 1300 gli esperti, studiosi, scienziati e ricercatori che hanno partecipato all'imponente studio. Complessivamente il lavoro è durato quattro anni
Se si guarda al prossimo secolo, sono molte le specie che rischiano l'estinzione: il 25 per cento dei mammiferi, il 32 per cento degli anfibi, il 12 per cento degli uccelli
Voltandosi indietro, invece, si può vedere che tra il 2000 e il 2002, 856 milioni di esseri umani hanno sofferto di denutrizione; erano "solo" 32 milioni nel periodo 1995-1997
Sono 2 miliardi gli esseri umani che vivono nelle zone aride della terra; 1 miliardo non ha accesso a un miglior rifornimento idrico; circa 2 soffrono di penuria idrica
La tabella sopra (tratta dal quotidiano "La Repubblica" del 31/3/05) è frutto del rapporto sugli ecosistemi commissionato dall'Onu: "Siamo alle soglie dell'estinzione di massa".
CONSUMISMO DEMODE'
Viviamo al di sopra delle nostre possibilità, come avessimo a disposizione 4 pianeti. Dal ‘60 a
oggi i consumi di beni e servizi sono sestuplicati.A colloquio con Erik Assadourian, ricercatore del Worldwatch Institute, direttore dello State of the World 2010. Che ci spiega come e perché dobbiamo trasformare profondamente la nostra cultura - subito - se vogliamo salvare il pianeta: «Far sì che il consumismo diventi tabù,
e la sostenibilità cultura dominante».«Il consumismo è un orientamento culturale che ci viene inculcato fin dalla più tenera età. Non è un fatto naturale» così esordisce Erik Assadourian, ricercatore del Wordlwatch Institute, il prestigioso istituto di ri
cerca ambientale che ogni anno fa uscire il rapporto sullo stato del pianeta “State of the World”. «La cultura è la base di ogni nostro modo di vivere, ma è relativa, basti pensare che alcuni tipi di insetti sono una leccornia per certi popoli e fanno schifo ad altri, che non li mangerebbero mai». E l’idea che sia necessario un profondo cambiamento della cultura per alvare il pianeta sta proprio alla base dello State of the World 2010, che Assadourian rilancia con convinzione quando lo incontriamo al Forum internazionale di Greenaccord “People building future”, tenutosi in Italia a ottobre.
«Non basta ridurre la Co2. Se anche le trattative di Copenhagen fossero andate a buon fine, e non è successo, noi avremmo comunque un innalzamento della temperatura terrestre di 4 gradi da qui al 2100» continua Assadourian, «viviamo molto al di sopra delle nostre possibilità, come avessimo a disposizione 4 pianeti». E infatti i consumi di beni e servizi sono sestuplicati dal ‘60 a oggi, benché la popolazione mondiale sia aumentata solo di poco più di due volte nello stesso periodo. Senza dimenticare comunque che «per il 2050 è previsto un incremento demografico a 9 miliardi».Controcultura della felicità
Il problema di fondo è semplice: consumiamo male, e troppo. Secondo la definizione dell’economista Paul Ekins, “il possesso e l’utilizzo di un numero e una varietà crescente di beni e servizi è l’aspirazione culturale principale e la strada percepita come più sicura verso la felicità individuale, lo status sociale e il successo nazionale”. Ed è proprio questa concezione che, per gli studiosi del Worldwatch Institute, va scalzata. «L’unica possibilità è trasformare profondamente le radici della nostra cultura, con un atteggiamento proattivo».
E la cultura si basa su sei pilastri fondamentali: educazione, industria, governo, mass media, movimenti sociali e tradizioni, «gli strumenti attraverso cui gli interessi economici predominanti negli ultimi 60 anni hanno plasmato la cultura consumistica; ed è attraverso questi stessi strumenti che si può costruire oggi una cultura nuova» dice Assadourian.
Gli esempi sono molti, a partire dal più classico: «L’industria automobilistica ha trasformato i nostri concetti di spazio e tempo. Attraverso la potenza della pubblicità si è fatta passare l’idea che le strade sono delle auto, e si è plasmato il territorio a misura d’auto. Campagne informative nelle scuole hanno inculcato nei bambini il concetto che la strada è pericolosa, i pedoni devono fare attenzione alle auto e non viceversa». Ecco allora una piccola azione di
contro informazione e contro cultura che il Worldwatch Institute sta realizzando negli Usa, la promozione “dell’ecoautobus”: gruppi di bambini che vanno a scuola a piedi accompagnati da un “conducente” che li scorta fino all’entrata. Un piccolo gesto dal significato culturale profondo: i bambini si riappropriano della strada senza correre rischi, fermano il traffico quando necessario, non inquinano e in più socializzano e si divertono.Più benessere sociale
Lo stesso vale per l’alimentazione e il cibo spazzatura: le aziende alimentari spendono 1,9 miliardi di $ l’anno in campagne pubblicitarie mirate ai bambini. Tutto ciò ha reso colossi come McDonald’s capaci di modificare le regole alimentari di gran parte della popolazione mondiale.Si tratta allora, secondo Assadourian, di usare le stesse armi ma con fini diversi: così è nata una campagna pubblicitaria molto simile a quelle delle patatine fritte, che propone però carote fresche ai bambini, erogandole anche nei distributori automatici. «Il nemico del tuo nemico in certi casi può essere tuo amico» sentenzia Assadourian. Ma le azioni possono essere molto più strutturali, come il buon esempio di Scozia e Italia che in molte regioni hanno inserito nelle mense scolastiche prodotti biologici, freschi e di stagione.
Altro esempio di modifica culturale operata in vista delle vendite è quello dell’industria degli animali domestici che ha umanizzato gli animali, cambiandone la nostra percezione e rendendoli talvolta la caricatura di se stessi: cani con cappottini, letti, giochi e bambole.
Ma il problema di fondo da affrontare è quello delle imprese. «La missione reale dell’industria non è massimizzare il profitto ma massimizzare il benessere sociale» dice Assadourian. E i massimi sforzi vanno profusi per istituzionalizzare il cambiamento di finalità delle imprese. Ne è un esempio B corporation (www.bcorporation.net), il marchio di certificazione istituito negli Usa per riconoscere le aziende che assumono i principi base della responsabilità sociale e allo stesso tempo traggono vantaggi competitivi dall’essere parte del network. Oggi sono 315 le aziende associate con un fatturato di 1,5 miliardi di $.Sostenibilità “in”
Discorso a sé è poi quello delle ore lavorative. «Oggi molte persone lavorano troppe ore, guadagnano molto e trasformano il loro reddito in consumi, spesso superflui. D’altra parte ci sono moltissimi disoccupati. Lavorare meno vuol dire impiegare più persone, avere più tempo libero e migliore qualità di vita, far diminuire i consumi energetici».Ma in tutto questo resta centrale il ruolo dello Stato e delle amministrazioni pubbliche. Dalla messa al bando dei sacchetti di plastica in Irlanda al ritiro dal commercio delle lampade a incandescenza nel Canada, alle pesanti imposte sulle emissioni in Svezia, le iniziative per promuovere stili di vita sostenibili non mancano. Fino al caso più avanzato, quello dell’Ecuador, che ha riconosciuto nella propria Costituzione i diritti della madre terra: per cui le aziende che non rispettano l’ambiente possono essere citate in giudizio dallo Stato.
La cultura è anche plasmata dai film, tra i più responsabili nel diffondere modelli imitativi, e dall’arte e la musica. Ma anche dalle tradizioni e dalla religione: «Poiché l’86% della popolazione mondiale afferma di appartenere a una religione organizzata, è indispensabile coinvolgere le religioni nella diffusione della cultura della sostenibilità». Ecco allora nascere la “Bibbia verde” (la sottolineatura di tutti quei passaggi che nel libro sacro cristiano parlano del rispetto dell’ambiente),
il lavoro concertato con le Chiese per introdurre i concetti di rispetto del creato nella morale religiosa, ma anche il recupero delle tradizioni ecologiche dei popoli nativi, come la trasformazione del rito della morte. «Oggi i morti sono imbottiti di formaldeide, messi in bare costosissime e non biodegradabili, anche nella morte si stacca l’uomo dalla natura, invece di sottolineare che quando moriamo torniamo alla terra, e da lì creiamo nuova vita» dice Assadourian.
La sfida è a 360 gradi dunque, appare impegnativa, utopica, ma è iniziata: «Dobbiamo far sì che il consumismo diventi un tabù, qualcosa di vecchio, brutto, non “cool”. E la sostenibilità la cultura dominante». Pena la sopravvivenza del pianeta.Articolo gentilmente concesso da Silvia Pochettino
LA CRISI! Esiste una via d'uscita? Forse sì...
Fra quarant’anni, secondo le previsioni dell’Onu, il mondo sarà abitato da 9 miliardi di persone: potrebbero raggiungere lo standard di benessere garantito dai livelli Ocse solo se il volume dell’economia planetaria fosse 15 volte quello attuale, cioè 75 volte quello del 1950. E se poi allunghiamo la proiezione fino alla fine di questo secolo, la popolazione mondiale avrebbe bisogno di una crescita economica pari a 40 volte l’attuale, cioè un volume 200 volte superiore a quello del 1950. Fantascienza? Ovviamente. Lo dimostra la crisi terminale del sistema, scattata nel 2008: se già oggi risulta impossibile puntellare l’edificio che crolla, sarebbe folle pensare che possa crescere ancora. Unica via d’uscita: ripensare il mondo, come un pianeta dove ci sia benessere senza più bisogno di crescita continua...
Se ti interessa leggere il resto del discorso, clicca QUI.
Qualcosa si muove!

Nei calcoli degli economisti è entrata una variabile finora imprevista: la rivoluzione energetica necessaria per ridurre il rischio climatico potrebbe trasformarsi in un vantaggio monetario. L'ipotesi si è affacciata ufficialmente nella sintesi delle quattromila pagine del quarto rapporto dell'Intergovernamental Panel on Climate Change, l'lpcc, la task force degli scienziati delle Nazioni Unite“Il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse".
Una sfida che anche in Italia ha già cominciato a misurarsi con le scelte quotidiane. Life Gate, una società specializzata nella diffusione di comportamenti ecologici, ha appena reso noti i bilanci di due iniziative. La prima è LifeGate Energy, il primo operatore elettrico a fornire esclusivamente energia ottenuta da fonti rinnova bili: in due anni sono state risparmiate 29mila tonnellate di anidride carbonica (l'equivalente di una nave da crociera con mille passeggeri) e 90mila barili di petrolio (equivalenti all'acqua contenuta in 45 piscine olimpioniche). La seconda è Impatto Zero, il progetto per compensare le emissioni serra attraverso la creazione di nuove foreste. Dal 2002, 450 aziende hanno aderito all'iniziativa: sono stati piantati 13 milioni di metri quadrati di foreste compensando 300mila tonnellate di anidride carbonica. Inoltre, soltanto nel 2007, 15mila persone hanno calcolato l'impatto del proprio stile di vita sul sito www.impattozero.it e utilizzando gli ecoconsigli per ridurlo.
«A fine anno saranno installati 10mila impianti fotovoltaici e nei prossimi anni la crescita del fotovoltaico supererà quella del nucleare: la diffusione dei tetti solari diventa sempre più capillare», aggiunge il direttore del Kyoto Club Gianni Silvestrini. L'intervento domestico è fondamentale perché gli edifici assorbono circa il 40 per cento dei consumi energetici e le iniziative in questo campo si moltiplicano. Il Wwf ha lanciato una campagna mirata ai 250mila condomini che hanno impianti di riscaldamento centralizzati con più di 15 anni di vita. In un campione di 53 condomini che hanno sostituito le vecchie caldaie con quelle nuove a metano e a condensazione, utilizzando sistemi di contabilizzazione del calore che permettono di avere il caldo sempre a disposizione pagando solo quello che si consuma, il bilancio è un risparmio di 400 tonnellate di petrolio, di 400mila euro l'anno e di 1.500 tonnellate di anidride carbonica.
La Regione Lazio ha sponsorizzato un modello di casa che consuma un quarto di un edificio normale e consente a una famiglia di quattro persone di risparmiare 1.050 euro tra riscaldamento e acqua calda. La Fondazione Symbola e Mario Cuci nella hanno proposto un edificio che, grazie all'uso di energia fotovoltaica, «si paga per metà con il sole». È una frontiera avanzata che si salda con uno stile di costruzione che comincia a cambiare anche nei grandi numeri. «Ormai il mercato immobiliare è cambiato», racconta Barbara Mezzaroma, rappresentante di una grande impresa immobiliare romana. «Abbiamo deciso di rivedere tutti i nostri progetti adeguandoli agli standard avanzati di risparmio energetico: costruiamo solo in classe A, perché abbiamo scoperto che queste case si vendono prima e meglio».
Proposte conciliabili anche con la qualità estetica dei nostri centri storici. «Il pannello fotovoltaico è l'unico figlio delle fonti rinnovabili che può trasformarsi in un vero e proprio materiale da costruzione», spiega Cinzia Abbate, l'architetto che ha curato la guida all'integrazione architettonica del fotovoltaico per il Gestore della rete elettrica. «Un materiale da costruzione attivo, generoso: ti regala energia pulita a patto di saperlo utilizzare correttamente. Può diventare un camaleonte in grado di mimetizzare la sua modernità adattandola alla storia millenaria delle nostre città».
Articolo di Antonio Cianciullo tratto da D – La repubblica delle donne (inserto del quotidiano La Repubblica dell'8/12/2007).

Il flop di Copenhagen
Di recente a Copenhagen si è tenuto un simposio dei Grandi del mondo per fare il punto sul rapporto fra Stati ed ecosistema. Il seguente rapporto è tratto dal sito di Greenpeace e mi sembra compia una sintesi ben documentata sull'occasione perduta.
Il testo finale dell’Accordo di Copenhagen – promosso da USA, Cina, India, Brasile e Sudafrica, di cui la Conferenza ha “preso atto” – da un lato afferma che la temperatura globale “dovrebbe essere mantenuta al di sotto dei 2 gradi”, ma non definisce alcun obiettivo vincolante per ridurre le emissioni di gas serra e contenere l’innalzamento delle temperature del Pianeta.
E poi la delusione Obama! Il Presidente Usa ha cercato un accordo con i Paesi emergenti per convincere il Senato USA ad approvare una legge sul clima. Peccato che i tagli millantati siano davvero ben poca cosa: la riduzione delle emissioni del 17% (al 2020) è infatti una bugia, perché si riferisce alle emissioni USA del 2005 quando il background stabilito dal Protocollo di Kyoyo è quello del 1990. E, rispetto al 1990, i “tagli” USA sono un 3-4%: è stata anche questa mancanza di ambizione che ha fatto saltare il negoziato!
Pochi e confusi i segnali positivi: a Copenhagen si è stabilito un fondo che dovrebbe finanziare la conservazione delle foreste e ci sono stati impegni sugli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che dovrebbero arrivare a 100 miliardi di dollari l’anno nel 2020. Ma non è chiaro se si tratta di risorse effettivamente aggiuntive, né chi e con quale meccanismo le dovrà stanziare.
Mentre i leader chiacchierano e ci prendono in giro, il nostro unico Pianeta va arrosto. Secondo le stime dell’IPCC – il comitato internazionale di scienziati che studia i cambiamenti climatici – con gli impegni già presi o in via di approvazione l’aumento della temperatura globale nel secolo, sarà di oltre i 3 gradi, con conseguenze catastrofiche e irreversibili sull’ambiente.
Al crimine ambientale si somma l’ingiustizia che hanno subito i nostri quattro attivisti del “red carpet” – Juantxo, Joris, Nora e Christian – che hanno passato le vacanze di Natale in prigione – ben venti giorni – per essersi “imbucati” alla festa della regina Margrethe II e aver ricordato ai leader mondiali le loro responsabilità per la difesa del clima. Ora i nostri quattro dovranno affrontare un processo e potrebbero subire un’ulteriore pena detentiva.
Possiamo ancora salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, ma più tempo perdiamo più sarà difficile rimediare. È necessario riprendere subito i negoziati: manca un quadro politico globale entro cui governare questo processo introducendo criteri di equità e solidarietà.
Giuseppe Onufrio
Direttore esecutivo di Greenpeace Italia
E' troppo tardi per essere pessimisti!
Durante la giornata mondiale dell’ambiente più di 130 Paesi hanno trasmesso il documentario ecologista “Home”. Il film, composto esclusivamente di panoramiche, racconta la storia del nostro pianeta e ne affronta i problemi più urgenti. Evoca tristezza, ma allo stesso tempo speranza, come traspare nella frase finale “È troppo tardi per essere pessimisti”.(testo tratto da www.terranauta.it).
Andate su Youtube per vedere il film!


Foreste come condizionatori
Nella lotta contro il riscaldamento globale, le foreste potrebbero essere un'arma importante, assumendo il ruolo di 'condizionatori'. Secondo uno studio di ricercatori britannici e tedeschi, gli alberi libererebbero sostanze chimiche che rendono più spesse le nuvole, che a loro volta riflettono più raggi solari, aiutando così a raffreddare il Pianeta. Continuare a tagliare le foreste, potrebbe accelerare l'innalzamento delle temperature in modo più rilevante del previsto.Fonte: ANSA
Data: 1 novembre 2008
L'ipotesi Gaia: e se la Terra fosse un organismo vivente?
I Boscimani ricevono il premio Nobel Alternativo
Durante il discorso di premiazione, il leader dei Boscimani dirà al mondo intero: "io sono qui perché il mio popolo ama la sua terra. Perché senza la nostra terra stiamo morendo".
Il premio è stato assegnato a Roy e alla First People of Kalahari (FPK), l'organizzazione dei Boscimani, per la loro "risoluta resistenza agli sfratti forzati dalle terre ancestrali" e per la loro strenua battaglia "per vedersi riconoscere il diritto di mantenere il loro tradizionale stile di vita".
I Boscimani Gana e Gwi sono stati deportati dalle loro terre dal governo del Botswana. Sono stati arrestati, picchiati, torturati e sottoposti al divieto di praticare la caccia e la raccolta. Tutti i leader della FPK sono stati arrestati in settembre con l'accusa di aver cercato di entrare nella riserva per portare acqua e cibo ai loro familiari. Una donna è già morta di fame all'interno della Central Kalahari Game Reserve, sigillata e presidiata permanentemente dalle autorità.
Roy Sesana ha parlato ai giornalisti durante la cerimonia di premiazione che si è tenuta nella sede del Parlamento svedese. Ecco alcuni brani del discorso depositato presso la commissione:
"[Il Presidente] ci disse che dovevamo andarcene a causa dei diamanti. E poi disse che cacciavamo troppi animali; ma questo non è vero. Dicono tante cose che non sono vere. Hanno anche detto che dovevamo andarcene perché il governo potesse svilupparci. Il presidente dice che se non cambieremo, moriremo come il Dodo. Non sapevo cosa fosse il Dodo. E allora mi sono messo a fare ricerche. Era un uccello, ed è stato sterminato dai coloni. Il presidente aveva ragione. Cacciandoci via dalla nostra terra, loro ci stanno uccidendo".
"Mi chiedo che sviluppo sia mai quello che fa vivere la tua gente meno di quanto vivesse prima... Stiamo prendendo l'HIV/AIDS. I nostri bambini non vogliono andare a scuola perché là vengono picchiati. Alcuni si stanno dando alla prostituzione. Non gli è permesso cacciare, e allora si picchiano perché si annoiano e bevono. Alcuni hanno cominciato a suicidarsi. Non si è mai vista una cosa del genere prima! Fa male raccontare queste cose. È questo lo sviluppo?".
"Non so leggere. Mi avete chiesto di mettere per iscritto il mio discorso, e così ho dovuto chiedere a degli amici di aiutarmi, ma io non riesco a leggere le parole, mi dispiace! Però so leggere la terra e gli animali. Tutti i nostri bambini lo sanno fare. Se non fossero stati in grado di farlo, sarebbero morti molto tempo fa".
"Conosco tante persone che sanno leggere le parole, e molti, come me, che riescono a leggere solo la terra. Sono importanti entrambi. Noi non siamo primitivi o meno intelligenti; viviamo esattamente nel vostro stesso mondo moderno. Voglio dire che viviamo tutti sotto le stesse stelle... oh no, in realtà quelle sono diverse, e nel Kalahari ce ne sono molte di più. Ma il sole e la luna, quelli sì, sono gli stessi".
"Dobbiamo fermare il governo, dobbiamo impedirgli di rubare la nostra terra; senza di essa, noi moriremo".
"Se qualcuno ha letto tanti libri e crede che siamo primitivi perché noi non ne abbiamo letto nemmeno uno, allora dovrebbe buttare via quei libri e cercarne uno che dica che siamo tutti fratelli e sorelle davanti a Dio, e che abbiamo tutti lo stesso diritto di vivere".Ulteriori informazioni sul premio
Kerstin Bennett, tel: (+46) (0)8702 0340
Email: kerstin@rightlivelihood.org
Per leggere le tappe principali della deportazione dei Boscimani, clicca qui
Tra gli Africani che, in passato, hanno vinto il Right Livelihood Award vi sono l'ambientalista keniota Wangari Maathai (successivamente insignito anche del Premio Nobel) e il nigeriano Ken Saro-Wiwa.
Roy Sesana, leader della First People of Kalahari, è la prima persona nata in Botswana a vincere il premio.
(Fonte AceA) Vi preghiamo di citare la fonte e di segnalarci la pubblicazione avvenuta alla nostra e-mail: acea_tutto@consumietici.it oppure presso P.A.I.S. Via Angera 3 20125 Milano Tel. 0267574301 Fax 0267574322CHI SI BATTE PER L'AMBIENTE
Per i ragazzi e le scuole:
Corepla e FAI (Fondo per l'ambiente italiano) uniti per lanciare il concorso "Un sentiero per il bello" , rivolto alle ultime classi della scuola primaria e alle classi delle scuole medie che dovranno realizzare graficamente un percorso urbano o naturalistico contenente tre beni d'arte e natura e corredarlo di schede informative. Iscrizioni su www.faiscuola.it.
Rilegno, il Consorzio nazionale che coordina la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno in Italia, presenta il folletto Frusco e i suoi amici. Nati dalla penna del fumettista Riccardo Crosa, accompagnano i bambini attraverso le tappe dello sviluppo sostenibile. Un piano di comunicazione e di educazione per sensibilizzare i più piccoli ad un corretto utilizzo delle risorse ambientali che comprende anche un kit didattico destinato alle scuole. A disposizione anche il sito internetCartesio Club, per bambini dai 6 ai 13 anni,si pone l'obiettivo di diffondere tra i giovanissimi la percezione della carta come materia preziosa e di educarli all'importanza del recupero e del riciclo. Con questo progetto educativo Comieco conta di promuovere la raccolta differenziata sensibilizzando le famiglie attraverso il coinvolgi mento dei ragazzi. Associarsi al club è gratuito ed è possibile iscriversi collegandosi al sito.
Per tutti:
AMBIENTE.IT - è un portale tematico che si occupa essenzialmente delle problematiche ambientali e di argomenti ad esse collegati. Il sito è attualmente diviso in due grandi aree:
L'area professionisti si rivolge alle imprese, ai professionisti e alle amministrazioni.
- Impresa e ambiente per la tematica ambientale;
- Sicurezza in azienda per la sicurezza e igiene del lavoro.L'area commerciale del portale offre una serie di servizi, tra i quali:
Pagine verdi, un data base attraverso il quale trovare le aziende che operano per l'ambiente. http://www.ambiente.it/AMICI DELLA TERRA - via di Torre Argentina 18 - 00186 Roma - tel. 066868289 - 066875308 fax 0668308610 - Orario al pubblico: lunedì-venerdì 9.30-18.00 - MODALITA' DI ADESIONE: è prevista una quota di adesione annuale: socio giovane (entro i 18 anni) € 5; socio ordinario € 20; socio sostenitore € 50 - ATTIVITA': gli Amici della Terra fanno parte della rete ambientalista internazionale "Friends of the Earth International" che intende promuovere lo sviluppo sostenibile ad ogni livello, proteggendo l'ambiente, salvaguardando le diversità culturali, etniche e biologiche e favorendo la crescita della democrazia e della partecipazione dei cittadini. In Italia sono nati nel 1977 come movimento antinucleare e negli anni hanno diversificato i settori di intervento. Pubblicano il periodico quindicinale "Amici della Terra". http://www.amicidellaterra.it - amiciterra@amicidellaterra.it.
IL BLOG DI BEBBE GRILLO - si tratta del frequentatissimo blog (per numero di contatti è il decimo al mondo) del comico genovese... che non è solo un comico. Infatti i suoi affondo mettono a nudo le contraddizioni del nostro modo di vivere, svelano i meccanismi di dominio dell'economia sulla qualità della vita, sulla salute e sull'ambiente, dimostrano come si possa controllare l'informazione per mortificare la democrazia: "Le dittature oggi si impongono con il controllo delle informazioni e della Rete. Le armi sono diventate inutili. Se i cittadini sapessero la verità, alcuni governi durerebbero cinque minuti!" Insomma, Beppe Grillo è una sorta di Capitano Nemo della Rete e ci aiuta a tenere gli occhi aperti. Merita almeno un'occhiata.
ECOAGE - community ecologista indipendente. Dicono di sè: "Ci siamo costituiti come associazione ambientalista NIM (priva di ogni legame con qualsiasi colore politico) per tutelare il patrimonio naturalistico della Basilicata. Con Ecoage vorremmo però creare un ponte con tutte le realtà italiane senza chiuderci nei confini regionali. Siamo convinti che l'unione faccia sempre la forza e che l'Italia abbia gli stessi problemi ambientali in ogni sua regione. http://www.ecoage.com/
ECORADIO - Il progetto Ecoradio nasce nel 2004 con il fine di realizzare un network dedicato ai valori universali dell’ambiente, della pace, della qualità del vivere, dei diritti umani e civili interconnessi a quelli di tutti gli esseri viventi: quotidianamente Ecoradio diffonde programmi radiofonici d’impegno, cultura, informazione ed intrattenimento, stimolando analisi e consapevolezza delle crescenti minacce che gravano sul Pianeta Terra ma anche delle straordinarie opportunità che l’uomo può guadagnarsi scegliendo modelli di produzione e consumo eco-sostenibili, in altri termini adottando uno stile di vita etico. Ecoradio diventa così un naturale punto d’incontro multimediale per i numerosi attori che promuovono questo epocale cambiamento nelle Istituzioni, nelle Associazioni ed Organizzazioni non Governative e tra i “Consumattori”, al contempo “Cittadini Protagonisti” di un mondo che può e deve migliorarsi.
GAIAITALIA - Portale della Natura, degli Animali, della Salute cui è anche possibile collaborare inviando articoli. http://gaiaitalia.it.
GREENPEACE ITALIA - piazza della Enciclopedia Italiana 50 - 00186 Roma - tel. 0668136061 fax 0645439793 - Orario: lunedì-venerdì 9.30-13.30/14.30-18.30 - MODALITA' DI ADESIONE: per sostenere le attività di Greenpeace è possibile fare donazioni; si consigliano indicativamente quote annuali di € 35 e € 60. Con quote da € 120 si diventa membri di Greenpeace in Azione, cioè sostenitori - ATTIVITA': in Italia Greenpeace è nata nel 1986 con l'obiettivo di difesa della terra e di tutte le sue forme di vita e attualmente è impegnata soprattutto nella campagna per la salvezza del Mediterraneo, in quella contro gli alimenti geneticamente manipolati e contro gli inceneritori di rifiuti. Opera, attraverso i suoi gruppi d'appoggio, per l'allontanamento del pericolo della guerra, per proteggere l'ambiente dall'inquinamento nucleare e tossico e per fermare le stragi di balene, delfini, foche e di altre specie in via di estinzione. http://www.greenpeace.it - info@greenpeace.it.
LEGAMBIENTE - via Salaria 403 - 00199 Roma - tel. 06862681 (centralino) fax 0686218474 - Orario: lunedì-venerdì 9.30-14.00/15.00-18.30 - MODALITA' DI ADESIONE: è prevista una quota di adesione annuale: soci ragazzi (fino a 18 anni) € 6; soci giovani (19-25 anni) € 15; soci ordinari € 26. - ATTIVITA': nata nel 1980, si occupa di tutela dell'ambiente, difesa della salute dei cittadini, salvaguardia del patrimonio artistico italiano. Sono molti i campi in cui Legambiente è quotidianamente impegnata sia a livello nazionale che a livello locale. Ogni anno organizza molte iniziative a carattere nazionale: dalle campagne di monitoraggio alle giornate di volontariato ambientale ( Treno e Goletta Verde, Operazione Fiumi, Salvalarte, Puliamo il Mondo, Operazione Spiagge).Pubblica: "La Nuova Ecologia" (mensile in abbonamento ai soci); il trimestrale "Formazione Ambiente" e il rapporto annuale sullo stato di salute del Paese "Ambiente Italia". http://www.legambiente.com - legambiente@legambiente.com.
LIFEGATE - dicono di sé: "Conclusa l'esperienza di Scaldasole, rimane il desiderio di continuare a impegnarsi. Non più solo attraverso un prodotto, ma a 360 gradi. Non più lavorando solamente nel mercato, ma con le persone. Dopo due anni di pensieri su come fare?, si concretizza il nuovo progetto: nella primavera del 2000 nasce l'idea LifeGate, che verrà presentata nel settembre 2001. LifeGate diventa la piattaforma del mondo eco-culturale, un punto di riferimento per chi desidera salvaguardare l'equilibrio dell'ecosistema. Crea canali informativi e progetti concreti basati su un nuovo modello economico in armonia con l'ambiente e l'essere umano."
Il network: è composto da una radio, un magazine e un portale Internet.
Progetti concreti: Impatto Zero è il primo strumento in Italia, per le aziende e le persone, che consente di calcolare e compensare le emissioni di CO2 prodotte da aziende e persone. La Communication è lo studio creativo con la competenza e il background di Scaldasole e di LifeGate nel settore dell'etica e dell'ecocultura. La Clinica Olistica, un approccio integrato e sinergico per la cura e la prevenzione secondo la medicina complementare. LifeGate Restaurant e LifeGate Café: qualità della vita, alimentazione sana, rispetto dell'ambiente... http://www.lifegate.it/
MODUS VIVENDI - "Fin dalla sua nascita, nel 1997, Modus vivendi ha sperimentato un giornalismo divulgativo, appassionato e competente, proponendosi di restituire il giusto spazio a quei temi che nella stampa nazionale non meritano più che un trafiletto. Rivolgendosi al pubblico più vasto, Modus vivendi tratta argomenti specifici, dalle scienze naturali a quelle sociali, per offrire al lettore la possibilità di informarsi e uno stimolo ad approfondire. Mese dopo mese, Modus vivendi ha mantenuto sempre uno sguardo attento sul mondo, aggiornato e originale, ispirato da una interpretazione ecologica della scienza, della natura e degli stili di vita. A partire dal 2005 la testata si è gettata in una nuova sfida, quella di dar vita all'inserto Ecolavoro - professioni per l'ambiente, una rassegna di annunci di lavoro nel pianeta dell'economia 'verde'".
OBIETTIVO DECRESCITA - "Chi crede che lo sviluppo possa continuare all'infinito è un folle oppure un economista" (Kenneth Boulding). Si tratta di un sito che riporta in maniera chiara le opinioni di esperti in economia, ecosistema ecc. per dimostrare che il cosiddetto "sviluppo sostenibile" è solo un'ipocrisia. Consultatelo, è un'ottima occasione per imparare a riflettere in prospettiva su ambiente, lavoro, occupazione, interessi economici degli stati e così via. Dicono di sé: "La decrescita è innanzitutto uno slogan. Uno slogan per indicare la necessità e l'urgenza di una inversione di tendenza rispetto al modello dominante dello sviluppo e della crescita illimitati. Una inversione di tendenza che si rende necessaria per il semplice motivo che l'attuale modello di sviluppo è ecologicamente insostenibile, ingiusto ed incompatibile con il mantenimento della pace. Esso inoltre porta con sé, anche all'interno dei paesi ricchi, perdita di autonomia, alienazione, aumento delle disuguaglianze e dell'insicurezza. La decrescita non è una ricetta ma semmai un segno, un cartello stradale che indica un nuovo percorso. Un percorso che ci conduce verso un nuovo immaginario, un nuovo orizzonte. È l'orizzonte di un'altra economia: pacifica, sostenibile e conviviale, in altre parole felice."
http://www.decrescita.it/PROGETTO GAIA - L'Associazione Progetto Gaia nasce nel 1995 con lo scopo dichiarato di diffondere la Concezione del mondo che deriva dall'Ipotesi Gaia di Lovelock. Il sito contiene varie sezioni, come Diritti umani, Diritti animali, Ambiente, Alimentazione, Dibattiti ecc. http://www.progettogaia.it
WWF ITALIA ONLUS - via Po 25/C - 00198 Roma - tel. 06844971 (centralino) fax 068554410 - Orario: lunedì-venerdì 8.30-19.30 - MODALITA' DI ADESIONE: è prevista una quota di adesione annuale comprensiva di abbonamento alla rivista: soci giovani (fino a 18 anni) € 18; soci ordinari € 30. Altre quote associative - ATTIVITA': il WWF (Fondo Mondiale per la Natura) è stato creato nel 1961 in Svizzera con lo scopo di conservare la natura ed i processi ecologici dell'intero pianeta. In Italia è nato nel 1966 e realizza iniziative per la difesa del territorio e della natura attraverso una costante azione legale di denuncia degli abusi. Gestisce 134 Oasi e riserve naturali; organizza campagne per la salvezza delle specie in pericolo; diffonde programmi di educazione per la scuola e organizza vacanze ecologiche per ragazzi e per adulti. Pubblica le riviste "Panda" e "Panda Junior" (per i ragazzi fino ai 14 anni) e la "Guida alle oasi e riserve naturali del WWF in Italia. http://www.wwf.it - posta@wwf.it.

Anche le NAZIONI UNITE stanno cercando di correre ai ripari creando il Global Compact. Non porterà a quella rivoluzione nel nostro stile di vita di cui la Terra avrebbe bisogno, ma, se non altro, si tratta di una nuova raccolta di linee guida per rafforzare il concetto di partnership tra imprese, istituzioni, cittadini, lavoratori... e di un piccolo passo in avanti per aumentare la sensibilità nei confronti di un modello di vita più equosolidale.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan propose per la prima volta l'idea di un patto globale tra imprese, persone ed ecologia il 31 Gennaio 1999 a Davos, in un suo appello al World Economic Forum. Il Segretario Generale invitava i leader dell'economia mondiale ad aderire al Global Compact, un'iniziativa internazionale in supporto di nove principi universali relativi ai diritti umani, al lavoro e all'ambiente, che avrebbe unito imprese, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni del lavoro e della società civile.
I nove principi sono stati elaborati dall'ONU. Un "distillato" dei testi fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, la Dichiarazione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro, la Dichiarazione di Rio sull'Ambiente e lo Sviluppo. Uno strumento e un punto di riferimento per le aziende che decidono di essere "responsabili".
Diritti umani
Principio I
Alle imprese è richiesto di promuovere e rispettare i diritti umani universalmente riconosciuti nell'ambito delle rispettive sfere di influenza;Principio II
di assicurarsi di non essere, seppure indirettamente, complici negli abusi dei diritti umani.Lavoro
Principio III
Alle imprese è richiesto di sostenere la libertà di associazione dei lavoratori e riconoscere il diritto alla contrattazione collettiva;Principio IV
l'eliminazione di tutte le forme di lavoro forzato e obbligatorio;Principio V l'effettiva eliminazione del lavoro minorile;
Principio VI
l'eliminazione di ogni forma di discriminazione in materia di impiego e professione.Ambiente
Principio VII
Alle imprese è richiesto di sostenere un approccio preventivo nei confronti delle sfide ambientali;Principio VIII
di intraprendere iniziative che promuovano una maggiore responsabilità ambientale;Principio IX
di incoraggiare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che rispettino l'ambiente.Le imprese di tutto il mondo o che operano in ogni Paese del mondo possono quindi trovare qui una "costituzione" per assumersi le responsabilità derivanti dal ruolo che hanno nella società.
IL PROTOCOLLO DI KYOTO
Ne "L'enigma di Gaia" si fa spesso riferimento al Protocollo di Kyoto. Cos'è? Il giornalista Francesco Dradi ci aiuta a saperne di più:
Il protocollo di Kyoto, entrato in vigore lo scorso 16 febbraio 2005, richiede che i paesi industrializzati riducano le proprie emissioni di gas serra, tra il 2008 e il 2012, del 5,2% rispetto ai valori emessi nel 1990. Di quell'anno, infatti, è il primo rapporto di accertamento sul cambiamento climatico, voluto dalle Nazioni Unite per redigere la Convenzione sul Clima che viene approvata nel 1992 al vertice per la Terra di Rio de janeiro. Ma solo nel 1997 si arriverà ad adottare un protocollo di azioni da effettuare per ridurre le emissioni, la firma avviene a Kyoto, in Giappone. Perché entri in vigore ci vuole l'adesione di almeno 55 paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni inquinanti.
Nel 2001, mentre il presidente americano Bush si oppone e dichiara "morto" il protocollo di Kyoto, si arriva all'accordo di Bonn dove 180 paesi accettano norme, meccanismi e sanzioni per l'attuazione del protocollo. Cominciano ad arrivare le adesioni ma l'opposizione degli Usa (che nel 1990 erano responsabili del 36% dei gas serra) rende indispensabile il pronunciamento favorevole di tutti gli altri paesi, ultimo dei quali, ma primo per importanza (1 7% delle emissioni) la Russia. La ratifica, voluta dal presidente Putin, arriva nel novembre 2004. Il protocollo di Kyoto obbliga a ridurre i sei gas serra: anidride carbonica C02, metano (CH4), protossido d'azoto (N20), Idrofluorocarburi (HFCs) perfluorocarburi (PFCs) esaflùoruro di zolfo (SF6). Queste le azioni che si possono fare: misure interne quali piani di attribuzione dei permessi di emissione alle grandi industrie e piani settoriali di intervento, dai trasporti all'edilizia. Conteggiare i serbatoi di carbonio (sinks): cioè il patrimonio agro-forestale.E poi i "meccanismi flessibili", sostitutivi di parte dell'azione nazionale: commercio delle emissioni, ossia comprare licenze di Inquinamento all'estero; meccanismo dello sviluppo pulito: sostenere progetti di energia da fonti rinnovabili nei paesi in via di sviluppo; attuazione congiunta: sostenere progetti in paesi con economie in transizione, cioè Europa dell'Est e Russia.
Scarica il Protocollo di Kyoto in versione .pdf: Protocollo di Kyoto (.pdf)

E noi, in Italia?
C'è un aspetto del protocollo di Kyoto che finora non è stato adeguatamente sottolineato. E cioè il fatto che l'anidride carbonica (CO2) avrà un prezzo come un qualsiasi prodotto su uno scaffale di supermercato. E questo prezzo, a partire dal 2008, sarà a carico di ogni paese che non rispetterà gli impegni di riduzione di gas serra. Si ipotizzano costi di 10-30 euro per ogni tonnellata di C02. L'Italia, aderendo al protocollo, si è impegnata a ridurre le proprie emissioni del 6,5% rispetto al 1990 ma, finora, ha dormito e nemmeno sugli allori."Siamo in totale controtendenza - afferma Gianni Silvestrini, direttore del Kyotoclub (organismo no-profit. cui aderiscono associazioni, imprese ed enti locali) già direttore del Ministero dell'Ambiente - Nel 2004 le emissioni di gas serra in Italia sono state dell'1l-12% più alte rispetto al 1990. Direi che siamo certi di non farcela a rientrare nei parametri con i soli interventi in casa. Anche all'estero sta diventando più complica
to acquisire crediti e molto probabilmente dovremo acquistare quote di carbonio dalla Russia. Bisogna muoversi subito o altrimenti la bolletta sarà salata. Già così rischiamo di dover pagare 1 miliardo di euro all'anno nel periodo 2008-2012".
In attesa delle strategie del governo, decisive per il comportamento che dovranno tenere industrie ed enti locali, molte Regioni stanno adottando leggi o piani energetici. Chi è all'avanguardia? "Le Regioni che si
. sono mosse meglio finora sono le Marche, che hanno un piano energetico molto avanzato che prevede microcentrali di produzione energetica, e poi Toscana e Campania con piani o leggi sull'energia di buon livello. Poi sono da segnalare le normative di Lazio e Toscana che obbligano a installare il solare termico negli edifici di nuova costruzione". Ma il punto focale per Silvestrini è questo: "Bisogna puntare sull'efficienza energetica, ossia ridurre le emissioni con il solo risparmio degli sprechi che in molti edifici sono enormi".
L'altro versante di impegno è sull'energia da fonti rinnovabili. Un provvedimento molto atteso, su cui il governo è inadempiente dal giugno dell'anno scorso, è una semplice circolare applicativa che dia tariffe incentivanti per chi produce energia fotovoltaica (cioè dal sole) con contributi in conto energia. In Germania questi contributi sono concessi da alcuni anni e corrispondono a 57 centesimi di euro per pannelli su una superficie coperta (cioè sistemati su un edificio preesistente) e 45 centesimi su scoperta (su un prato, per intendersi) e con l'obbligo del gestore di rete di acquistare questa energia."Un provvedimento simile - spiega Silvestrini - potrebbe portare ad un boom del fotovoltaico, utile non nell'immediato ma sul lungo periodo. E comunque servirebbe perché a livello internazionale si sta già pensando al dopo-Kyoto, ossia alle misure da prendere per il 2020, la discussione verte .su ulteriori riduzioni di emissioni dal 15 al 30%. Bisogna lavorare per quello; i tedeschi e i giapponesi hanno raggiunto l'anno scorso la produzione di 1.000 Megawatt dal fotovoltaico, con una crescita del 30% annuo nell'ultimo periodo. E questo significa anche innovazione tecnologica e occupazione". In Germania sono 130.000 gli addetti nel settore industriale del fotovoltaico.
In Italia la produzione di energia solare è ferma a 24 MW, ma c'è chi ha già predisposto un piano di raddoppio. "Si chiama Riviera Solare ed è uno studio di fattibilità realizzato da Legambiente e Regione Emilia-Romagna - spiega Luigi Rambelli, presidente di Legambiente Emilia-Romagna - che prevede di installare pannelli fotovoltaici per 24 MW su stabilimenti balneari, ex-colonie e alberghi su tutta la riviera romagnola. Dal punto di vista tecnico non c'è problema, dal punto di vista economico si aspetta solo la circolare ministeriale per il contributo conto energia. L'investimento totale sarebbe di 170 milioni di euro, la resa va da 1,2 a 1,6 della potenza installata.
Invece del contributo conto capitale interessa il riconoscimento tariffario perché, negli stabilimenti balneari, per tre mesi all'anno l'energia prodotta sarebbe utilizzata in loco mentre negli altri nove mesi verrebbe rivenduta". "Ci sono tre possibilità di intervento - conclude Rambelli -la prima è che ogni privato si gestisca in proprio tutta l'operazione; la seconda è che la gestione sia in mano alle cooperative di bagnini o consorzi da creare tra i proprietari-produttori di energia; la terza è che i privati affittino il tetto, per posizionare i pannelli, ad un soggetto che opera nel settore energia. Dal nostro punto. di vista l'operazione Riviera Solare è interessante perché avrebbe un impatto di immagine trainante per tutto il paese. Già sappiamo che sulla scorta del nostro studio altri soggetti, come l'Interporto di Bologna, hanno fatto fare preventivi e sono pronti ad installare impianti fotovoltaici e produrre in proprio energia. Aspettiamo solo il governo".
Chi invece sta cercando di ridurre, dal!'interno, i consumi delle strutture pubbliche, spesso cattivi esempi di sprechi ed inefficienze energetiche, sono alcuni insegnanti dell'ltis Berenini di Fidenza, in provincia di Parma.
"L'idea - spiega Giordano Marzaroli, insegnante di laboratorio elettronica - è nata quando tre anni fa furono installati i pannelli fotovoltaici nell'ambito dell'operazione diecimila tetti, con il finanziamento a fondo perduto del 75%, pannelli per una taglia di 3kw, sufficienti solo per un'aula informatica. Ma allora ci siamo chiesti cosa potevamo fare per ridurre i consumi. Siamo partiti dal riscaldamento. L'idea che ci ha mosso è fare qualcosa di esportabile e misurabile. Questo è l'aspetto vincente". Per questo motivo progetto, funzionamento e dati aggiornati sono illustrati nel dettaglio nel sito web della scuola: www.itisberenini.it.
"Abbiamo effettuato la sperimentazione su tre aule che corrispondessero ad altre tre, uguali negli spazi e nell'uso. - riprende Marzaroli - E il risparmio è sorprendente: in termini assoluti è del 75% e, anche se equiparato con il maggior calore degli ambiente circostanti, il risparmio è del 54%. In termini monetari significa un risparmio di circa 500 euro in un'annualità scolastica. Esteso a tutto l'edificio scolastico questo risparmio sarebbe di 6.000 euro, che comincia a diventare una cifra interessante. Va detto che la Provincia. di Parma incentiva queste forme di efficienza, consentendo che il 60% della cifra risparmiata rimanga alla scuola". "Il lavoro è stato semplice - prosegue !'insegnante - abbiamo inserito delle valvole motorizzate per ognuno dei caloriferi, un termostato ambiente per aula e una centralina programmabile collegata ad un computer. Qui abbiamo predisposto diverse opzioni ma sostanzialmente la temperatura è fissata a 19° per le mattine in cui si fa scuola e poi dal termine delle lezioni scende a 15°. Questo esperimento ci permette di "fare scuola", cioè un uso didattico dei processi di automazione". "Oraconclude Marzaroli - stiamo partendo con il risparmio energetico sull'illuminazione. Abbiamo sistemato in un'aula un sensore di presenza che determina l'accensione della luce solo quando c'è gente e la luce esterna non è sufficiente, in modo da costringere ad alzare le tapparelle anziché pigiare un bottone".
DECRESCITA FELICE
"Chiunque creda che la crescita esponenziale possa continuare per sempre in un mondo finito o è un pazzo o un economista."
Boulding Kenneth
Spesso sui media viene incautamente utilizzato il termine "sviluppo sostenibile". Non credeteci: il concetto stesso di "sviluppo sostenibile" in un mondo finito è una falsità. Più onesto e informato chi invece parla di "decrescita". Ma di cosa si tratta? Lascio la parola all'esperto Maurizio Pallante.
"Considerare la decrescita come una condizione felice può sembrare una contraddizione, ma in realtà essa indica un nuovo sistema di valori e una prospettiva economica e produttiva finalizzata allo sviluppo di tecnologie che frenino la catastrofe ambientale causata dai processi produttivi.
"La decrescita non è una rinuncia, una riduzione del benessere, un ritorno al passato. Piuttosto è una scelta consapevole, un miglioramento della qualità della vita, una rispettosa attenzione per il futuro. E la sobrietà non è solo uno stile di vita, ma una guida per la ricerca scientifica.
"La decrescita è l’elogio dell’ozio, della lentezza e della durata."Benessere senza crescita: strategie per la nuova era: per leggere l'articolo, clicca QUI.
Per approfondire il discorso sulla decrescita, clicca QUI.
Un elenco di libri sulla decrescita felice: http://ecom.paea.it/categorie/libri_decrescita_felice/
Siti sulla decrescita felice:
http://www.decrescitafelice.it/
AGRICOLTURA NATURALE
Cos'è?
“L’agricoltura naturale è basata su una natura libera da intromissioni e interventi umani. Si batte per ricostruire la natura dopo la distruzione causata dalla conoscenza e dalle azioni umane e per far rivivere un’umanità allontanatasi da dio.”
(Masanobu Fukuoka, “La Fattoria biologica; agricoltura secondo natura”)
Tratto dal sito L'agricoltura naturale in Italia.
I quattro pilastri dell'agricoltura naturale di Masanobu Fukuoka.
"Nessuna lavorazione...Nessun concime chimico o compost...Né diserbanti né erpici...nessun impiego di prodotti chimici..."
Le tecniche agricole moderne sembrano necessarie perché l'equilibrio naturale dell'ecosistema è stato così profondamente alterato che la terra oggi non può più farne a meno. Questa logica non vale solo per l'agricoltura ma anche per altri aspetti della società. Allo stesso modo, i medici e la medicina diventano necessari quando la gente si costruisce un ambiente malato. Prima della fine della guerra, quando andai su all’agrumeto a mettere in pratica quella che allora credevo fosse agricoltura naturale, non feci alcuna potatura e lasciai il frutteto a sé stesso. I rami si aggrovigliarono fra loro, le piante furono attaccate dai parassiti e quasi un ettaro di mandarineto seccò e morì. Da allora ebbi sempre in mente un interrogativo?: “Qual è la forma naturale?”. Per arrivare alla risposta fui costretto a sacrificare altre 400 piante e finalmente oggi posso dire: “Il metodo naturale è questo”. Devo ammettere di aver avuto la mia parte di insuccessi durante i quarant’anni che ho dedicato alla ricerca, ma adesso riesco a ottenere raccolti uguali o anche migliori, sotto ogni aspetto, rispetto a quelli coltivati in maniera convenzionale. E cosa più importante: il mio metodo ha successo con una minimo apporto di lavoro e con costi decisamente ridotti, inoltre in nessun momento del processo di coltivazione c’è il più piccolo impiego di prodotti inquinanti, il tutto senza depauperare la fertilità del terreno. Il metodo della “non-azione” è basato su quattro principi fondamentali: 1. Nessuna lavorazione, cioè niente aratura, né capovolgimento del terreno. Per secoli, i contadini hanno creduto che l’aratro fosse
indispensabile per incrementare i raccolti. Eppure non lavorare la terra è di fondamentale importanza per l’agricoltura naturale. La terra si lavora da sé grazie all’azione di penetrazione delle radici e all’attività dei microrganismi e della microfauna del suolo. 2. Nessun concime chimico o compost. Ottuse pratiche agricole impoveriscono il suolo delle sue sostanze nutritive essenziali causando un progressivo esaurimento della fertilità naturale. Lasciato a se stesso, il suolo conserva naturalmente la propria fertilità, in accordo con il ciclo naturale della vita vegetale e animale. 3. Né diserbanti, né erpici. Le piante spontanee hanno un ruolo specifico nella fertilità del suolo e nell’equilibrio dell’ecosistema. Come norma fondamentale dovrebbero essere controllate (per esempio con una pacciamatura di paglia o la copertura con trifoglio bianco), non eliminate del tutto. 4. Nessun impiego di prodotti chimici. Dall’epoca in cui si svilupparono piante deboli per effetto di pratiche innaturali come l’aratura e la concimazione, le malattie e gli squilibri fra insetti divennero un grande problema in agricoltura. La natura, lascia fare, è in equilibrio perfetto. Insetti nocivi e agenti patogeni sono sempre presenti, ma non prendono mai il sopravvento fino al punto da rendere necessario l’uso di prodotti chimici. L’atteggiamento più sensato per il controllo delle malattie e degli insetti è avere delle colture vigorose in un ambiente sano.Pubblicato su AAM Terra Nuova, aprile 1999. Per approfondire il suo originale approccio all’agricoltura in italiano si possono leggere diversi libri: cliccate sull'immagine a lato per scoprire quali.
COSA POSSIAMO FARE?
Anticonformismo
Magica parola che non significa solo vestirsi in modo originale, ma piuttosto: «Noi ci comportiamo in modo diverso dagli altri»! E ne siamo orgogliosi, perché noi ragioniamo con la nostra testa e ci chiediamo quando comperiamo qualcosa (anzi prima di comprarla): «Come è stata prodotta? Ha inquinato? Mi serve veramente? Sono sicuro che qualcuno non ne aveva una da regalarmi o vendermi? E quando sarà finita potrò utilizzarla per qualche altro uso? E se no, produrrà inquinamento quando la butterò via?». Chiamo questa attitudine ecocoscienza domestica perché credo che cominci all'interno delle nostre case, dove, nonostante tutto, trascorriamo la maggior parte della vita e dove, soprattutto, impariamo le abilità sociali (molto prima che a scuola!). Se ci abituiamo a pensare che la nostra casa è anche là fuori tutto sarà più facile, e non butteremo la carta per terra in strada, e cercheremo di inquinare il meno possibile con le nostre auto perché il nostro gas lo respirano anche gli altri, il mondo non è «là fuori» perché anche noi andiamo e viviamo «là fuori», anche se siamo qui dentro.
20 mosse per aiutare l'ambiente
(questo elenco è tratto dal sito Educambiente, ma sul Web potrete trovare molti altri consigli!)
1. Fai finta che i sacchetti di plastica non esistano: usa borse di cotone per la spesa
2. Consuma prodotti locali: il trasporto di prodotti da lontano fa consumare petrolio e aumentare l'effetto serra.
3. Abbassa la temperatura: vivi meglio ed inquini di meno
4. Usa meglio gli elettrodomestici: spegni pc e televisore, lo "stand-by" consuma, quindi inquina
5. Prendi il sole. Come? Con i pannelli solari.
6. Cambia (appena puoi) la macchina: e sceglila a metano o gpl. E, soprattutto, usala il meno possibile (guarda video)
7. Tieni i piedi per terra: gli aerei provocano il 10% dell'effetto serra mondiale (guarda video)
8. Mangia frutta e verdura (se biologiche, meglio): il ciclo di produzione di carne bovina è responsabile del 18% delle emissioni mondiali di gas serra, oltre a favorire per il suo sfruttamento intensivo la deforestazione
9. Usa pannolini eco-compatibili: la biodegradazione di quelli "tradizionali" richiede 500 anni
10. Per conservare i cibi, usa vetro (guarda video) e non alluminio (guarda video): inquina, e per la sua produzione lo spreco energetico è enorme
11. Informati con intelligenza: ci sono centinaia di siti, riviste e tv che ti parlano di ambiente e sviluppo sostenibile
12. Non incartarti: utilizza la tecnologia digitale per inviare e ricevere documenti e per informarti: salvi alberi e non inquini coi trasporti
13. Pulisciti i denti, ma con intelligenza: se la lasci scorrere, getti fino a 30 litri d'acqua. Aprila solo quando li risciacqui
14. Usa le lampadine a risparmio energetico: consumano 5 volte di meno e durano 10 volte di più.
15. Mangia sano, scegli il biologico: è un metodo di coltivazione rispettoso dell'ambiente (guarda video)
16. Mangia consapevole: sono buoni, ma per la produzione di hamburger si stanno distruggendo intere foreste (guarda video). Pensaci.
17. Una doccia è bella se dura poco: in 3 minuti consumi 40 litri d'acqua, in 10 minuti più di 130 litri.
18. Pensa sempre che ogni oggetto che usi diventerà un rifiuto: fallo durare il più a lungo possibile
19. Usa e getta? No grazie. Per esempio, usa pile ricaricabili: si possono ricaricare fino a 500 volte.
20. Fai la raccolta differenziata: è il contributo più intelligente e più importante che puoi dare all'ambienteQuanto tempo impiegano per scomparire:
Un fazzoletto di carta = 3 mesi
Un giornale o una rivista = 3 mesi
Un torsolo di mela = da 3 a 6 mesi
Un pannolino di stoffa = 6 mesi (ma si usa fino a 100 volte)
Una sigaretta = da 1 a 2 anni
Una gomma da masticare = 5 anni
Una lattina di alluminio = da 10 a 100 anni
Un pannolino usa e getta = 500 anni
Una bottiglia di plastica (Pet o Pvc) = da 100 a 1000 anni
Una bottiglia di vetro = 4000 anni
Per una spesa ecologica:
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No al sacchetto di plastica, sì a quello di cartone. Ben vengano borse in cotone o juta.
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No alle bottiglie di plastica, preferite sempre il vetro, più sano e riciclabile.
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No ai contenitori di frutta in polistirolo e plastica; questo consiglio riguarda tutti gli alimenti che in quanto avvolti nella pellicola possono essere dannosi per la salute (ad esempio i salumi).
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No alle bombolette spray, responsabili del buco nell'ozonosfera. Per la maggior parte dei deodoranti, schiume da barba ecc. esistono anche confezioni solide o con vaporizzatore.
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No agli smacchiatori: inquinano e fanno male alla salute (alcuni sono cancerogeni). Per pulire le macchie affidiamoci alle vecchie e sane ricette (più avanti ve ne consiglio alcune).
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Non comprate dentifrici che contengono sbiancanti al biossido di titanio. Ricordatevi: per l'igiene è più importante lo spazzolino, che va cambiato almeno ogni tre mesi.
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Scegliete detersivi senza fosforo, possibilmente senza NTA (acido nitrilotnacetico).
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Limitate l’uso di carta igienica e di tovaglioli di carta, soprattutto colorati.
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Per pulire il WC è meglio usare l'aceto, scioglie anche il calcare.
Guerra agli sprechi
Bastano piccoli accorgimenti per diminuire sensibilmente i consumi di elettricità, gas e acqua. Mentre per i primi esiste un' attenzione maggiore, anche perché poi gli sprechi vengono pagati nelle bollette, per l'acqua l'attenzione è scarsa. Si butta letteralmente via, come se dal rubinetto dovesse scendere all'infinito. Risparmiare acqua o energia elettrica non significa però rinunciare a pulizia e comfort. Ecco alcuni accorgimenti:
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sistemate il frigorifero nel punto più fresco della cucina, lontano da fonti di calore, e regolate il termostato sulle posizioni più basse;
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nelle pause di lavoro staccate la presa del ferro da stiro, utilizzando il calore rimanente per stirare la biancheria fine che tollera solo basse temperature;
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evitate gli sprechi quando tirate lo sciacquone del water: sostituite la cassetta del WC che consuma in media 10-16 litri di acqua potabile per volta, con una che riduce il consumo a 6-8 litri o mettete un sasso o un mattone nella vaschetta dell'acqua, così quando tirate la corda scenderà meno acqua;
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preferite la doccia al bagno: con quest'ultimo si consuma una quantità di acqua tre volte maggiore;
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predisponete lo scaldabagno per una temperatura massima di 45°: l'acqua è comunque calda a sufficienza e a questa temperatura si limita anche la formazione di incrostazioni calcaree nonché il consumo delle guarnizioni dei rubinetti;
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durante i fine settimana o le vacanze ricordatevi di spegnere lo scaldabagno;
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se state facendo costruire la casa ricordatevi che potete installare un sistema che riutilizzi l'acqua del lavaggio della lavatrice per il risciacquo del water.
Uso
Consumo medio in litri
SCARICO DEL WC
10
BAGNO
100
DOCCIA
40
LAVATRICE A 90°
170 a ciclo
LAVASTOVIGLIE
50 a ciclo
EROGATORI DA GIARDINO
10 al minuto
Perché usare la bicicletta in città?
Da uno studio europeo risulta che il 50% degli spostamenti motorizzati in città sono compresi tra 3 e 5 km e il 30% è inferiore a 2 km. Questo significa che queste persone che si spostano in auto potrebbero usare la bicicletta. La bicicletta è vincente sulle corte distanze. Info: Federazione Italiana Amici della Bicicletta, via porta San Zeno 15/b, 17123 Verona; te!. 045.800.444.3; sito www.fiab-onlus.it.Vantaggi:
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La bicicletta è ecologica; non vi è consumo di ossigeno, nessun gas di scarico, nessun rumore, risparmio di energia e di spazio occupato.
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Andare in bicicletta fa bene alla salute: studi dimostrano che andare in bicicletta aiuta a prevenire l'infarto, l'ipertensione, l'obesità, l'astenia muscolare e i disturbi del sonno.
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La manutenzione è semplice ed economica e la bicicletta è facile da usare.
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La bicicletta non costa molto alla collettività: la costruzione e la manutenzione di piste ciclabili richiedono costi minimi.
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La bicicletta è alla portata di tutti.
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Andare in bicicletta è stimolante e permette un contatto diretto con le persone, le località, i paesaggi, i rumori e gli elementi naturali.
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La bicicletta è competitiva per i percorsi urbani fino a 5 km di lunghezza, più dell'automobile.
Da qualche anno nelle città si aggira un misterioso movimento che risponde al nome vagamente inquietante di Mass
aCritica! In realtà si tratta di gente comune e pacifica che saltuariamente si riunisce in gruppi di biciclettari e girano per la città... giusto per ricordare agli automobilisti che la strada è di tutti! Ma ecco cosa dicono di sé: "Massa critica è un nuovo modo di vivere nelle nostre città inquinate. Per costruire una nuova rivoluzione nel sistema dei trasporti non hai null'altro da fare che prendere la bici e unirti a noi. Un sito per tutti quelli che credono che un'auto di meno in circolazione sia uno scopo comune." Per saperne di più sui prossimi raduni consultate il sito: http://www.tmcrew.org/eco/bike/criticalmassroma/.

Automobilisti, tremate! Massa Critica sta arrivando...
UN “COLOSSAL” CONTRO I BARBARI DEL CLIMA
Greenpeace presenta “I nuovi barbari del clima”, un corto satirico e irriverente per denunciare come il governo italiano stia cercando di indebolire il regolamento europeo sulle emissioni di C02 dalle auto. Protagonisti: un’orda di barbari alla guida di Mercedes, BMW e Volkswagen, gli antichi romani e... Berlusconi-Nerone.Clicca qui per collegarti al sito di Greenpeace e vedere il divertentissimo corto!
Per chi desidera approfondire:
Consiglio ai giovanissimi un altro manuale simile a quello di cui ho riportato sopra la copertina, cioè "50 cose da fare per aiutare la Terra", edizioni Salani.Esistono comunque tantissimi libri su questi argomenti. Per esempio, ho tratto la maggior parte delle informazioni riportate sopra da "Semplicità volontaria", di Cinzia Picchioni, Edizioni L'età dell'Acquario.
A tutti gli alunni delle classi Panda Club, il WWF regala Alla ricerca del Pianeta Panda, un testo chiaro e divertente, scritto e illustrato da Luca Novelli, noto autore di libri di scienze per ragazzi. Ecco alcune righe dello stesso Novelli: "I nostri stili di vita stanno diventando insostenibili per il nostro pianeta. Già oggi se tutti i cinesi consumassero le stesse risorse che consumano gli europei, il pianeta
sarebbe ridotto a un Sahara planetario, disseminato di auto, elettrodomestici e telefonini scassati. Cambiare i nostri stili di vita non vuol dire ritornare al medioevo, tutt'altro: le nuove tecnologie consentirebbero comunque una qualità della vita mai raggiunta dall'umanità, ma i consumi dovrebbero essere diversi (meno materiali, meno distruttivi, non irreversibili). Più facile dirlo che farlo. Milioni di italiani comprano auto potenti mentre sulle strade non si possono superare i 140 orari. La maggior parte degli elettrodomestici sono fatti per non durare ed essere buttati via appena finita la garanzia. Ci si rovina la vita per comprare seconde case che si usano un mese all'anno... e così via. Con scelte di stili di vita più "sostenibili" si avrebbe più tempo per gli affetti, l'arte, lo sport, la vita sociale. L'ambiente - il nostro pianeta - tirerebbe un sospiro di sollievo. Ecco l'obiettivo del programma del Wwf educazione 20042007 Sostieni il sostenibile. Detto tra noi - lavorando al progetto - ho scoperto d'essere insostenibile anch'io."
Un manuale per piccoli attivisti ambientalisti.
Di recente è uscito in libreria un manuale di ecologia per ragazzi, perché tutti possano diventare attivisti ambientalisti, anche a 8 o 12 anni.
L’autore di S.O.S. Natura - Come difendere il pianeta Terra (Giunti editore) è Gabriele Salari, giornalista ambientalista che si è occupato per 6 anni dell’ufficio stampa di Greenpeace. L’impostazione è quella di un vero e proprio manuale su misura per ragazzi con tante notizie su deforestazione, inquinamento, Ogm, consumi responsabili e tutela del mare.E, se ancora non vi basta, cliccando QUI accederete a un ulteriore elenco di libri sulla savaguardia dell'ambiente.
Infine un link su come risparmiare energia elettrica (ma se consultate i siti della sezione "Chi si batte per l'ambiente", troverete molte altre indicazioni):
http://www.ecoage.com/ambiente/risparmiare/risparmiare-energia-elettrica.asp
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Atlantide: mito o realtà?
approfondimento su:Acqua TaglienteUn interessante saggio sul mito di Atlantide che lo studioso Roberto Negrini mi ha concesso per il sito!Esistono innumerevoli libri su Atlantide. La maggior parte è robaccia che spaccia come reali ipotesi al limite della fantascienza che non possono contare su alcuna attendibilità scientifica. Consiglio, a chi intende approfondire, di muoversi tra le molte tesi con piedi di piombo e una buona dose di scetticismo.
Ritengo perciò ancor più prezioso il seguente articolo dello scrittore e studioso Roberto Negnini, che ho avuto la fortuna di incontrare personalmente. Il suo scritto è tra quelli che più mi sono stati d'ispirazione per il libro.
IL MITO DI ATLANTIDE
Realtà, sogno o leggenda?
Considerazioni, domande e ipotesi di risposta
di Roberto Negrini
(1993)
“I fondamenti primordiali dell’animo umano sono anche un ‘tempo primordiale’, quella profonda sorgente dei tempi in cui il mito ha il proprio vero ambiente e su cui fonda le norme e le forme elementari della vita. Poiché il mito è fondazione di vita è lo schema atemporale, la pia formula a cui la vita si adegua, riproducendo i suoi lineamenti dall’inconscio” (Kàroly Kerenyi, filologo e storico delle religioni)


Come le vaste e rivoluzionarie ricerche di Jung ci hanno insegnato, gli Archetipi dell’inconscio collettivo, che in qualche modo determinano lo sfondo e il carburante di ogni comportamento umano, possono essere decifrati attraverso il codice di lettura dei Miti che le diverse civiltà hanno prodotto. Una prima domanda che dobbiamo porci rispetto alla leggenda di “Atlantide” riguarda quindi la radice stessa del problema: quale valore può aver avuto e avere ancor oggi per noi (per la nostra storia personale e collettiva) il “mythos” di una “catastrofe primordiale”?
Uno dei Miti più longevi e influenti che la storia spirituale dell’umanità ci ha trasmesso è quello di una trascorsa Età dell’Oro: un “Paradiso”, uno stato originario di pienezza, felicità e perfezione dell’umanità vissuto su una Terra Beata e Gloriosa ma successivamente perduto dopo una qualche forma di decadenza e/o di catastrofe. Questo modo di concepire il Tempo Mitico, il passato più remoto, risulta innegabilmente poligenetico. Lo ritroviamo in ogni angolo del mondo, in ogni epoca, nella grande maggioranza delle culture: la Terra dei Sogni degli sciamani d’Australia, l’Isola-Tartaruga dei nativi nordamericani, la Valle dell’Eden dei semiti, l’Eldorado dei sudamericani, l’Isola di Avalon dei celti di cui si narra nelle affascinanti saghe europee del Graal. E lo ritroviamo più vivo che mai nelle leggende ricorrenti e persistenti dei cosiddetti “continenti scomparsi”, il cui modello primario nella storia della cultura occidentale è sicuramente l’Atlantide.
Nel IV secolo a.C. il filosofo Platone, per primo, nei dialoghi Timeo e Crizia parlò diffusamente della storia e della cultura di un continente esistito millenni prima, collocato nell’Oceano Atlantico oltre le Colonne d’Ercole e tragicamente scomparso in una sola notte, ricoperto dalle acque in seguito a una catastrofe naturale provocata dalla punizione degli Dei. La fonte delle notizie su Atlantide, secondo Platone, sarebbe il legislatore Solone, il quale le avrebbe apprese in Egitto a Sais da un vecchio sacerdote e poi raccontate al bisnonno di Crizia, uno dei personaggi dei due dialoghi.
Sintetizzando la descrizione di Platone, circa 9000 anni prima del nostro tempo - racconta dunque Crizia - esisteva un’altra Atene, grande e potente, fondata dalla Dea Athena e dal Dio Efesto: una Atene edificata sulla giustizia e sulla saggezza e di cui gli attuali ateniesi sono i discendenti. Tale città governava la coalizione di molti popoli che stavano al di qua delle Colonne d’Ercole, ma oltre quel confine esisteva un’isola, più grande della Libia e dell’Asia unite: Atlantide. Il centro di un Impero che dominava molte isole e parti del continente e che aveva esteso i propri domini oltre lo stretto, sulla Libia fino all’Egitto e sull’Europa fino all’Etruria. La grande civiltà di Atlantide era stata fondata dal Dio Poseidone, che giunto sull’isola a lui riservata quando gli Dei si erano spartiti il mondo si era congiunto a una donna mortale, Cleito, che aveva generato cinque coppie di figli, i primi dieci re di Atlantide, governati dal primogenito Atlante.
Il cuore di quell’Impero era una maestosa acropoli costituita da una montagna scavata dallo stesso Poseidone tutt’intorno, circolarmente, con tre cinte d’acqua e due di terra in modo da formare una serie di cerchi concentrici. Al centro dell’acropoli sorgeva il Tempio di Poseidone ricoperto d’oro e d’argento e ogni cinque o sei anni i discendenti dei dieci re che governavano le dieci regioni dell’Impero si riunivano in quel Tempio, intorno a una stele di oricalco su cui stavano incise le leggi primordiali, e vi sacrificavano un toro sacro per purificarsi con il suo sangue e amministrare le proprie terre secondo la giusta saggezza degli Dei.
Grande era la sapienza degli atlantidi e sconfinate le loro ricchezze. In quella terra gli uomini e le donne vivevano in conformità alle leggi divine in uno scenario di bellezza e felicità, fertilità e pace. Crizia si dilunga poi nella descrizione di porti, canali d’irrigazione, giardini, edifici d’immensa bellezza e raffinatezza, agricolture rigogliose e animali, tra cui gli elefanti. Con il passare dei tempi, però, quei popoli s’inorgoglirono e furono vittime della propria stessa grandezza, esaltando e coltivando sempre più il proprio benessere materiale. Divennero interiormente deformi, avidi e lontani dagli Dei, anche se la loro apparenza era di grande potenza e felicità. Ebbri di potere e di conquista i re di Atlantide mossero guerra all’antica Atene e ai suoi alleati, ma furono sconfitti. Infine gli Dei irritati per la loro decadenza e il loro orgoglio decisero di punirli e scatenarono uno spaventoso cataclisma, un diluvio che in una sola notte inghiottì Atlantide sotto le acque oceaniche. E in quella catastrofe tutto il mondo conosciuto fu sconvolto e anche l’Atene primordiale venne completamente distrutta.
Risulta evidente l’ambivalenza con cui Platone, quale esponente tipico della cultura del suo tempo, considera il ricordo o il simbolismo ancestrale di Atlantide. Ciò che il filosofo descrive, quali che siano le sue ignote fonti, è in realtà un universo simbolico frantumato, vissuto con nostalgia ma anche con repulsione.
L’orgoglio degli atlantidi... gli uomini e le donne che vogliono farsi Dei e Dee... la materia esaltata che vuole dilatarsi e rendersi indipendente dalle leggi divine costituite... la conseguente punizione annichilatrice da parte delle Divinità. È facile fare un raffronto con la Guerra di Zeus contro i Titani (oscuri Dei appartenenti a una generazione precedente alla sua) e con il mito semita degli “Angeli Caduti” e della “punizione” di Lucifero da parte del tirannico Yahweh.
Platone scrisse il Timeo e il Crizia nel 355 a.C. circa, già settantenne, ed è interessante notare che appena due secoli prima - ovvero dal 586 al 539 a.C. - gli ebrei monoteisti deportati in Babilonia dopo essersi culturalmente appropriati del Mito sumerico del Diluvio avevano iniziato a elaborare la figura del Satana, l’Angelo Luminoso caduto dal Cielo, demonizzando il loro principale Avversario, il Dio-solare babilonese Bel Marduk (figlio della Dea Drago Tiamat), e trasformandolo in Belial, il “mostro”, nemico di tutta l’umanità.
Come ampiamente dimostrato dalla mitologia comparata, la gran parte delle culture, pur in epoche diverse, è transitata ciclicamente attraverso quella particolare fase di evoluzione (o involuzione) del sacro in cui un culto di Dee Madri - stellari, lunari o telluriche - viene soppiantato da un culto di Dei Padri e guerrieri, spesso connotati da caratteristiche solari e nemici delle Madri cosmiche, che conseguentemente vengono demonizzate o trasformate in spose secondarie di Divinità maschili. A questo vediamo corrispondere radicali modificazioni del costume, delle leggi, della cultura e della stessa percezione interiore della Realtà. Il Mondo Primordiale Notturno dei sensi, degli istinti, della Libertà, della potenza e della Magia tramonta, o viene distrutto, o si “inabissa”, comunque si ritrae dietro i margini della coscienza, mentre la percezione del limite, della “legge spirituale”, del “conflitto dualistico” e quindi della sofferenza si spalanca alla luce del giorno nel mondo degli umani.
Abbiamo già ricordato che il mito greco raccontava di una guerra tra gli Dei Luminosi e Patriarcali dell’Olimpo e i Titani Primordiali, figli primogeniti della Dea Madre Gaia. Uno di questi Titani era il gigantesco Atlante, figlio di Giapeto e padre di quelle Esperidi nel cui Giardino dai Frutti Dorati è ravvisabile uno dei più evidenti modelli mitici di Terra Sacra scomparsa o nascosta: un Mondo o Spazio Sacro occultato alla vista dei mortali in quanto parte di una perduta (e temuta) dimensione preumana. Secondo il racconto metastorico di Platone, lo si è visto, primo re dell’Isola Meravigliosa e Maledetta posta oltre le Colonne d’Ercole fu il figlio primogenito di Poseidone e di una donna mortale e assunse anch’egli il nome dell’Antico Titano ribelle, Atlante, da cui poi quella terra derivò il nome di Atlantide. Lo stesso Poseidone, pur essendo un Dio olimpico e fratello di Zeus, conservava caratteristiche ibride semi-animalesche, tipiche di un universo mitologico e protostorico in cui la Notte, l’istinto, la sessualità ctonia e tutte le altre caratteristiche delle Grandi Dee Madri non erano state ancora emarginate e demonizzate. Il suo Tridente è lo stesso che possiede Shiva, Signore Oscuro dei miti della Valle dell’Indo e del Gange precedenti all’invasione “ariana”, e più tardi nel folklore cristiano diverrà l’emblema di Satana e dei Demoni di un mondo sconfitto.
Alla luce di queste considerazioni si potrebbe azzardare l’ipotesi che il primitivo Mito di Atlantide, raccolto, elaborato e riportato da Platone, sia l’eco di una serie di eventi naturali e politici connessi alla conclusione di un ciclo storico dominato da Archetipi Materni se non addirittura Matriarcali; la catastrofica distruzione di tale cultura potrebbe risultare giustificata e razionalizzata nell’immagine di una “degenerazione” e quindi di una “divina punizione”. Il racconto di Platone apparirebbe così metafora di una sovrapposizione patriarcale su precedenti forme di civiltà e cultura profondamente diverse rispetto a quelle conosciute dal filosofo. Un evento naturale - una delle numerose catastrofi geologiche registrate dal mondo antico, forse la più disastrosa mai ricordata - costituirebbe dunque il sostrato storico dei vari “Diluvi” ciclici, interpretato dai popoli successivi all’evento nella chiave legalistica, moralistica e patriarcale di una punizione divina contro i “malvagi”.


Dobbiamo porci allora, a questo punto, una seconda domanda: perché, secondo tutte le mitologie della Terra l’umanità, così come la conosciamo, discende da Antenati Divini, potentissimi, sapienti e felici, poi successivamente o scomparsi, o nascosti, o decaduti, o distrutti da qualche catastrofe?
E nell’ipotizzarne una risposta ricordiamoci che l’origine generalizzata dell’Homo Sapiens dalle scimmie antropoidi teorizzata dall’evoluzionismo darwiniano è a tutt’oggi soltanto una delle ipotesi possibili, discutibile da molteplici punti di vista.
Il tentativo di negare, affermare o comunque codificare la realtà storica degli eventi descritti da Platone ha una sua lunga e affascinante storia che non abbiamo qui spazio per raccontare. Basti però ricordare che dai tempi di Aristotele (che per inciso non attribuiva alcuna veridicità al racconto del suo maestro Platone) questo tema ha occupato migliaia di pubblicazioni, ha scatenato in epoche diverse le fantasie più sfrenate, le utopie più affascinanti, le ricerche più puntigliose e le controversie accademiche più violente. E ancor oggi il problema resta insoluto. Molti commentatori di Platone hanno fatto rilevare che la creazione di un romanzo fantastico risulta totalmente aliena allo stile e alla mentalità del filosofo. È quindi da supporre che le notizie a lui pervenute, forse realmente dall’Egitto, estremamente dettagliate e circoscritte, al di là del loro indubitabile valore simbolico - di cui già abbiamo parlato - fossero quanto meno ritenute, in qualche modo,di origine storica e non esclusivamente mitica. La retrodatazione del mito sarebbe nata successivamente, con l’assimilazione di Atlantide all’Archetipo del Paradiso Perduto che, come abbiamo visto, dominava da sempre le più diverse culture.
Resta il fatto che l’ipotesi di una qualche realtà storica concreta alla base del racconto di Atlantide non è affatto peregrina o fantascientifica. Gli indizi rilevati attraverso i secoli e codificati soprattutto a partire dall’Ottocento da studiosi delle più diverse discipline sono numerosissimi e inquietanti. E molti dei grandi misteri dell’archeologia, dell’etnologia, della linguistica antica, della storia delle religioni e perfino della geologia potrebbero trovare soluzione se fosse dimostrata l’esistenza storica della scomparsa isola-continente di Poseidone.
L’acropoli di Atlantide, costruita su una montagna circondata da anelli concentrici, è certamente un simbolo di enorme interesse e analizzabile a vari livelli. Ma è impossibile non avere un soprassalto quando si apprende che in alcune pittografie azteche questo stesso simbolo appare per raffigurare la Patria Perduta di Occidente da cui il popolo azteco sarebbe provenuto, una terra chiamata in lingua azteca proprio Aztlan. Né va dimenticato che molte città precolombiane presentano una struttura che ricorda assai da vicino la descrizione platonica della capitale dell’Impero Atlantideo. E come poteva Platone affermare, nel IV secolo a.C., 1800 anni prima della cosiddetta “scoperta” delle Americhe, che “chi procedeva da Atlantide verso occidente si apriva il passaggio ad altre isole e da questo a un grande continente opposto”?
Le strette somiglianze tra l’architettura sacra dei popoli amerindi e quelle egizia e babilonese, soprattutto per quanto riguarda le Piramidi e le Ziggurath, sono fin troppo note. Meno nota è la strana rassomiglianza tra vari termini linguistici indigeni del centro e sud America e i corrispondenti termini asiatici, europei e africani. L’esistenza di una civiltà-ponte nell’Atlantico in tempi arcaici risolverebbe gran parte di tali problemi. E troverebbe così una sua spiegazione storica, oltre che mitica, il ricordo ancestrale e ossessivo del Diluvio, presente in quasi tutte le culture del mondo. Tale ricordo è particolarmente vivo nelle descrizioni sumerico-babilonesi (ereditate poi dagli ebrei nella loro Bibbia), come in quelle dell’America centrale ritrovate nel tempio maya di Palenque o nel codice-calendario di Chimalpopoca, dove si racconta che “il cielo calò verso l’acqua e in un giorno tutto ciò che era carne scomparve”.
Molti storici e scrittori dell’antichità confermarono sostanzialmente, anche se in modo diverso e talora indiretto, il racconto di Platone: tra questi Plutarco di Cheronea (46-120 d.C.), riferendosi a un’isola a cinque giorni di mare dalle coste britanniche, chiamata Ogigia e nominata pure da Omero come terra natale della ninfa Calipso; Ammiano Marcellino (330-395 d.C.), che ricordò come per gli alessandrini la distruzione di Atlantide fosse un fatto storico; e ancora Proclo (410-485 d.C.) e Diodoro Siculo (I secolo a.C.); e infine Erodoto (V secolo a.C.), che prima di Platone parlò di terre al di là delle Colonne d’Ercole.
Con l’avvento e l’imposizione politico-religiosa del Cristianesimo l’interesse per i Miti pagani andò bruscamente scemando, fino a estinguersi o a diventare clandestino, data la sua pericolosa contiguità con l’eresia. Inoltre secondo le autorità religiose dominanti in Europa per tutto il medioevo il mondo non poteva essere più vecchio di 4000 anni poiché quella era la cronologia desunta dai testi biblici: una civiltà esistita 9000 anni prima di Platone non poteva che essere un’invenzione del Demonio!
L’interesse per Atlantide risorse con la “scoperta” del Nuovo Mondo e alcuni credettero di ravvisare in quel novello continente raggiunto da Colombo la mitica isola di Platone. L’esistenza di una proto-civiltà saggia e felice attrasse l’interesse di alcuni eruditi sia del Rinascimento che di periodi successivi ed eccitò la creatività artistica di scrittori e poeti quale William Blake e, prima ancora, di filosofi scientifici come Francesco Bacone, che scrisse un romanzo utopistico venato di suggestioni rosicruciane chiamato appunto La Nuova Atlantide, pubblicato postumo nel 1627. Ma l’autentica esplosione d’interesse scientifico, parascientifico e filosofico-antropologico per Atlantide e per altri ipotetici continenti scomparsi di cui s’iniziò a parlare avvenne soltanto verso la metà dell’Ottocento.
Lo scrittore, studioso eclettico e politico americano Ignatius Donnelly (1831-1901) dopo un periodo d’intense ricerche nei più diversi rami dello scibile pubblicò nel 1882 il suo Atlantide: un mondo antidiluviano, nel quale dava per certa l’esistenza del continente scomparso, portando a suo credito un’enorme quantità d’indizi che considerava prove certe. Le civiltà precolombiane, quella egizia e molte altre - concludeva Donnelly - non erano che colonie atlantidee sopravvissute alla catastrofe. L’impatto sul mondo scientifico, così come sulla fantasia del grande pubblico, fu enorme e si può dire che fu dalla pubblicazione di questo libro che incominciarono a prendere corpo due opposte scuole di pensiero: quella che considerava Atlantide una certezza assoluta e quella che la negava con pari intensità. Ed entrambe, devote a un mito o a un anti-mito, furono caratterizzate da punte di fervore spesso confinanti con il fanatismo, mentre in parallelo l’idea-forza di civiltà e continenti “perduti” dava vita a interessanti ricerche su altre e ancor più arcaiche “Atlantidi”.
Dopo le ricerche di Darwin sulla localizzazione delle specie, tra il 1860 e il 1880, il geologo austriaco Melchior Neumayr e altri dopo di lui notarono che i lemuri - piccole protoscimmie - abbondano nell’isola di Madagascar, al largo della costa orientale del sud-Africa, ma sono anche presenti in India e nell’Africa Meridionale. S’ipotizzò così l’esistenza di un antichissimo continente, poi scomparso, che aveva collegato tali aree. Lo zoologo inglese Philip Sclater lo battezzò Lemuria e vari studiosi anche ben noti, come Alfred Russel Wallace e il naturalista Ernst Heinrich Haeckel, sostennero la validità di questa teoria.
A partire dal 1909 K.T. Frost, professore di storia classica alla Queens University di Belfast, ipotizzò che alla base del mito di Atlantide vi fosse la civiltà minoica. La teoria fu ripresa negli anni ’30 dall’archeologo greco Spiridon Marinatos, il quale suppose che la nota esplosione vulcanica avvenuta nel 1550 a.C. sull’isola di Thera (Santorini) fosse stata la causa dell’annientamento della civiltà minoica e avesse quindi generato il mito di Atlantide attraverso la mediazione di cronache egizie. Per giustificare la sfasatura temporale rispetto al racconto di Platone fu ipotizzato che i tempi fossero stati amplificati e portati dall’ordine delle centinaia a quello delle migliaia di anni (da 900 a 9000) a causa di un’errata traduzione dall’egizio al greco.
Nel 1864 uno studioso francese, l’abate Charles Etienne Brasseur, scoprì poi in una biblioteca di Madrid alcuni documenti da cui ritenne d’aver ricavato la chiave dell’alfabeto maya, a quell’epoca ancora sconosciuto. Attraverso la presunta decifrazione di alcuni codici l’abate Brasseur si convinse di aver scoperto la storia di un continente scomparso nel Pacifico in seguito a eruzioni vulcaniche e inondazioni all’incirca all’epoca descritta da Platone e chiamò tale continente con il nome di Mu. Le sue supposizioni vennero confermate dall’archeologo francese Augustus le Plougeon, che per primo aveva portato alla luce le rovine maya. Verso il 1870 un colonnello inglese di stanza in India e con interessi mistici ed esoterici, James Churchward, iniziò a occuparsene e le sue rivelazioni, desunte dalla decifrazione di misteriose tavolette che un sacerdote indiano gli avrebbe svelato, finirono con l’identificare - secondo alcuni - Mu e Lemuria.


Tutto questo e molto altro ci porta a formulare una terza domanda: quando immaginiamo o intuiamo gli splendori e le glorie di un passato sconosciuto stiamo forse inconsapevolmente immaginando o intuendo anche splendori e glorie di un nostro auspicabile futuro?
Il fotografo americano Edgard Cayce (1877-1945), celebre medium, guaritore e chiaroveggente, durante una serie di trance vissute a partire dagli anni ’20 incominciò a descrivere le meraviglie spirituali e tecnologiche di Atlantide, confermando sostanzialmente ciò che già molte scuole occulte ed enclavi iniziatiche stavano sostenendo fin dai tempi di H.P. Blavatsky. Tra le altre cose Cayce profetizzò che alla fine degli anni ’60 alcune propaggini di Atlantide sarebbero riemerse nei pressi dell’isola caraibica di Bimini. E in effetti nel 1968 un gruppo di sommozzatori individuò nei fondali di quelle acque strane formazioni rettangolari in pietra e costruzioni apparentemente non naturali che sono tuttora oggetto di studio e la cui origine resta ignota. Al di là di soggettivismi e fantasie la vicenda di Cayce ci suggerisce così l’opportunità di un’eventuale forma interdisciplinare di ricerca che coinvolga sia gli aspetti archeologici e antropologici, sia quelli metafisici ed eventualmente magici.
Qualunque cosa sia stata o sia Atlantide, resta il fatto che nel suo Mito ritroviamo l’idea-forza di un passato grandioso quanto ambiguo, che forse soltanto oggi trova similitudini rapportabili all’idea del nostro futuro. In questo senso il viaggio alla ricerca di Atlantide è anche e forse soprattutto un viaggio alla ricerca delle radici della nostra coscienza etnica collettiva, un viaggio alla ricerca degli Archetipi che si nascondono dietro la nostra storia.
Forse l’intuizione onirica di Cayce e di molti altri veggenti e occultisti su una prossima rinascita di Atlantide va oltre il semplice concetto di una riemersione di antiche terre dall’oceano. Se Atlantide rappresenta infatti il nostro passato, può forse prefigurare e simbolizzare anche il nostro futuro.
Spesso il mito del Paradiso Perduto è stato utilizzato dalle autorità delle religioni costituite come monito moralistico contro una presunta degenerazione dei costumi. Ma alla conclusione del nostro viaggio vorremmo proporre una diversa prospettiva, che è anche la quarta e ultima domanda: se lo sviluppo di nuove Scienze e di nuovi Umanesimi, magari connesso al recupero di Saggezze antiche e perdute, portasse l’umanità oltre ogni limite, legge o religione, se noi stessi divenissimo padroni assoluti del nostro destino, del nostro corpo, della nostra anima, che tipo di Atlantide sapremmo costruire? E ancora: sapremmo difendere tali conquiste dagli attacchi di qualsiasi “Divinità” o “autorità” tirannica e dualistica, magari insidiosamente nascosta dietro i nostri oscuri sensi di colpa o conflitti interiori? Sapremmo essere all’altezza di un superiore tipo di civiltà che il Terzo Millennio d’Era Volgare potrebbe riservarci?
Leggenda, Sogno e Realtà probabilmente possono giungere a identificarsi. L’Atlantide storica giace forse addormentata sotto gli oceani. Ma l’Atlantide mitica dorme sicuramente dentro di noi, e ormai è pronta a svegliarsi…
Diluvio universale
approfondimento su:Acqua TaglienteÈ avvenuto davvero? E, se così fosse, come potrebbe essersi originato?Abitualmente in Occidente si fa risalire il mito del Diluvio Universale al racconto di Noè che appare nella Bibbia. Si potrebbe perciò credere che tale mito sia conosciuto solo in questa parte del mondo.
Il fatto straordinario è invece che nella maggior parte delle antiche tradizioni, dalla Cina ai Maya, esiste un mito del Diluvio.
Anche per questo motivo la maggior parte degli scienziati ritiene ormai che questa catastrofe sia avvenuta realmente. I dubbi piuttosto sono altri: quando è avvenuto il Diluvio Universale? E come è avvenuto? Se n'è verificato solo uno? E i sopravvissuti si sono salvati navigando su un'arca, come quella di Noè, oppure alcuni hanno cercato altre vie di fuga?
Ai ragazzi che intendano approfondire, segnalo un interessante testo, tra narrazione e divulgazione, dello studioso e divulgatore Luca Novelli. Si intitola L’Ipotesi FitzRoy. Il cacciatori di diluvi. Ecco la trama:Il diluvio universale: un mito che affascina antropologi ed etnologi, studiosi di lingue e di derive genetiche. Affascinò anche Robert FitzRoy, capitano del brigantino Beagle e compagno di Charles Darwin durante il loro storico viaggio attorno al mondo. Luca Novelli decide così di esplorare i dintorni del Monte Ararat, in Turchia, dove si narra che sia approdata l'Arca di Noè alla fine del diluvio. Un'avventura nella preistoria e nel mito biblico, arricchita da appunti raccolti nel corso del Progetto Darwin dal quale sono nati i tre titoli della serie "In viaggio con Darwin". Età di lettura: da 10 anni.
A seguire, alcuni dei link che sono stati di maggiore ispirazione per le argomentazioni del mio personaggio Luca Luce.
Come al solito, si tratta di ipotesi non sempre accolte dalla scienza ufficiale; starà perciò a noi approfondire e decidere se dare loro fiducia.
I MISTERI DEL DILUVIO NELLA STORIA E NEL MITO di Stelio Calabresi per Edicolaweb
COSA NASCONDE IL RACCONTO DI NOĖ E DEL DILUVIO? Idee dalla decriptazione della Bibbia. di Alessandro Conti Puorger per Edicolaweb
ATLANTIDE E I MITI DELLE CATASTROFI RICORRENTI di Vito Foschi per Edicolaweb
IL DILUVIO UNIVERSALE di Lionello Bianchi
La prima domanda che ci si pone è: il diluvio é veramente esistito? E se é esistito, é stato veramente universale oppure si é trattato semplicemente di una grossa alluvione locale? per Cronologia
IL CATACLISMA PLEISTOCENICO di Pier Giorgio Lepori per Edicolaweb
LA FINE DEL PLEISTOCENE E IL DILUVIO BIBLICO: QUALI CONNESSIONI? di Antonio Mattera per Acam
QUINDICIMILA ANNI FA di Mauro Paoletti per Edicolaweb
In Acqua tagliente lo studioso Luca Luce fa riferimento a una teoria non accettata dalla "scienza ufficiale" (e perciò da prendere con l'opportuna cautela): "lo scorrimento dei poli terrestri".
Il libro che sta alla base di tale teoria è il seguente.
Lo Scorrimento della Crosta Terrestre: Lo spostamento dei Poli e la fine delle Antiche Civiltà. di Charles Hapgood Con la prefazione di Albert Einstein.
Il libro di Charles Hapgood sulla teoria dello scorrimento ella crosta terrestre, avallata da Albert Einstein e usata da Graham Hancock come base per il suo celebre testo Impronte degli dèi.
Hopi, riserva Navajo e nativi americani
approfondimento su:Acqua TaglienteVolete sapere qualcosa di piu sul misterioso popolo degli Hopi e sulla riserva Navajo? Volete sapere meglio il pensiero dei loro saggi sciamani?Coprotagonisti di Acqua tagliente sono i popoli nativi americani degli Hopi e dei Navajo. In particolare mi sono ispirato alla loro filosofia e visione spirituale. Di seguito troverete notizie, immagini e link per saperne di più.

Nel mezzo della riserva dei Navajo si trova la piccola riserva degli Hopi, fondata nel 1882, dove vivono ancora oggi circa 6000 membri di questa tribù.
Gli Hopi (significa pressappoco "il popolo pacifico") sono probabilmente discendenti degli Anasazi precolombiani. Essi vivono oggi in comunità indipendenti che si trovano su tre mesa (altipiani), alti 180 m. Sul primo di questi monti si trova Walpi, uno dei pueblo hopi più belli. Altrettanto degni di nota sono gli altri tre villaggi sulla seconda mesa, Mi-shongnovi, Shipaulovi e Shongopovi. Vicino alla Hwy. 264 si trovano anche l'Hopi Cultural Center e un campeggio spartano.
Il villaggio più antico si chiama Old Oraibi e si trova sulla terza mesa. Questo paese è abitato fin dal 1150. Un'altra montagna, la cosiddetta Black Mesa che si trova a nord, fu quasi completamente distrutta dall'estrazione del carbone negli anni '60.
Come gli Hopi giunsero in questa regione rimane a tutt'oggi inspiegato. In ogni caso per secoli la tribù si è affermata nei confronti dei Navajo.
Secondo la leggenda gli Hopi avevano attraversato il Nordamerica alla ricerca del luogo più inospitale, dove avrebbero potuto sfuggire all'invidia e alla gelosia. Le pitture murali dei loro antenati si trovano ancora oggi sulle mesas, nelle grotte e nelle gole. I segni cubiformi, spesso a centinaia sulle più piccole superfici, sembrano essere messi insieme senza un senso che li colleghi, narrano invece queste storie del passato. I caratteri spigolosi di questi geroglifici raccontano delle cerimonie sacre degli Hopi o descrivono il passato di una delle loro stirpi. Le mesa offrivano inoltre una buona protezione, dato che erano difficilmente attaccabili. Soltanto nel XVI secolo i Navajo arrivarono in questa regione e nel corso del tempo appresero molto dagli Hopi. Ma la vicinanza tra le due tribù - da un lato gli evoluti Hopi, sedentari e coltivatori di mais, dall'altra i nomadi cacciatori Navajo - non fu sempre facile. Ancora oggi emergono conflitti di confine tra i due popoli, alcune famiglie Navajo si rifiutano da anni di abbandonare antichi territori hopi, e da allora gli Hopi guardano dall'alto al basso i Navajo e li descrivono come tasavuh ladreschi ed aggressivi.
Nella lingua degli Hopi questo significa più o meno "attaccabrighe".
Gli Hopi sono famosi ancora oggi per le loro katchina, piccole bambole intagliate nel legno, che rappresentano divinità e vengono impiegate durante le cerimonie. Anche i gioielli in argento e la ceramica fanno parte delle tipiche creazioni artigianali degli Hopi.
In particolare la lavorazione della ceramica è considerata quasi un'attività sacra, come nella maggioranza delle culture indiane del Sudovest. La lavorazione della ceramica non avviene mai su un tornio, bensì viene effettuata con grosse matasse di argilla che vengono lavorate a mano per produrre pentole, vasi e ciotole. 1 motivi decorativi sulla ceramica si basano ancora oggi sui simboli tramandati. Tipici sono i disegni di animali e di uomini spigolosi presenti sui vasi degli Hopi, che immortalano sui loro recipienti d'argilla di tutto, dall'aquila fino alla formica.
Nella lingua degli Hopi c'è la parola Koyacmisqatsi (Koyaanisqatsi), che significa all'incirca caos causato per colpa propria e futuro incerto, gli squilibri e follie di una vita in via di degradazione, alla quale necessita un nuovo stile. Sembra quasi che questa parola antica si sia avverata nella situazione degli Hopi, oggi più difficile che mai.
Tratto da http://www.vacanzeinamerica.net/navajo.htmHo tratto la maggior parte delle informazioni su usi e tradizioni hopi dal libro Capo Sole. L'autobiografia di un indiano hopi, volume attualmente fuori commercio che ho avuto la fortuna di rintracciare su eBay. Spero che lo ristampino presto, perché è davvero ricco di notizie preziose! Riporto sotto tutti i dati che possono occorrervi per rintracciarlo in qualche biblioteca.
La cronaca di cinquant'anni di vita di un indiano della tribù Hopi, "i pacifici", dell'Arizona. Il materiale venne raccolto dalla viva voce del protagonista, il cui nome era Don C. Talayesva, da un antropologo, Leo Simmons, al quale Capo Sole raccontò tutta la propria, straordinaria vita. E la sua relazione non solo è un esempio di realtà "antropologica" riferita in prima persona dal suo stesso protagonista ma anche testimonia concretamente il trauma del passaggio da una cultura (quella degli antenati "rossi") all'altra (quella dei conquistatori "bianchi"). Attraverso le parole di Capo Sole è possibile ricostruire la vita quotidiana, le credenze religiose, le cerimonie, la realtà lavorativa di un vero indiano Hopi.
Caratteristiche: Numero di pagine 464
Editore: Rusconi Libri
Dimensioni: octavo edition (da 20 a 28 cm)
Disponibilità: fuori catalogo
Altro libro per me fondamentale è l'emozionante romanzo "Danzando sull'erba" dell'autrice lakota Susan Power. Da lì ho rubato il nome del personaggio di Pumpkin e ho tratto ispirazione per l'anziana strega Shadi. Consiglio a tutti la lettura, anche se non sarà facile recuperarlo in libreria in quanto è fuori catalogo. Su Internet invece è più facile reperirlo. Riporto comunque a seguire tutti i dati per rintracciarlo in biblioteca.
Danzando sull'erba / Susan Power
traduzione di Olivia Crosio
Milano : Sperling & Kupfer - 1997
308 p. ; 21 cm
ISBN 88-200-2446-2
Collana: Pandora
Il libro è disponibile anche usato su http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-power_susan/sku-216804/danzando_sull_erba_.htmIn "Acqua tagliente" compare un personaggio dal comportamento bizzarro e talvolta incomprensibile. Questo perché si tratta di un sacerdote heyoka, un contrario, e il suo modo di agire o di parlare andrebbe interpretato alla rovescia. Tutto vi sarà svelato su http://www.farwest.it/?p=329.
Link su Hopi e Navajo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Hopi
http://it.wikipedia.org/wiki/Navajo
Gli anziani Hopi parlano (scarica in versione.doc o .pdf). Leggendo questo testo che ho ritradotto per voi, sono rimasto molto colpito, perché contiene esattamente l'essenza di quanto scoprono i protagonisti di Acqua tagliente (ma anche del mio precedente libro L'enigma di Gaia) e cioè che per cambiare le cose, per aiutare l'ambiente o salvare il mondo non dobbiamo aspettarci alcun eletto o predestinato, come invece si suggerisce nella serie cinematografica di Matrix o in molti fantasy. Non ce n'è bisogno e del resto nessun predestinato, da solo, potrebbe fare molto... Per salvare il mondo chi stavamo aspettando è già arrivato: siamo noi. E il momento è ora.

Nei ringraziamenti del libro cito Manitonquat (Colui che racconta storie che guariscono) “Story”, anziano uomo medicina della nazione Wampanoag, e la sua compagna Ellika, per il cerchio e la capanna del sudore cui ho partecipato, anche per condividere le esperienze dei miei personaggi. Sul suo pensiero è modellato il discorso del "Sogno di Abner".
Chi desiderasse conoscerlo meglio può acquistare un suo libro cliccando sull'immagine a lato.
Su Youtube è presente un video con un estratto di una sua conferenza in Italia.Le profezie hopi:
IL DISCORSO DEL CAPO SEATTLE: Sorgere al 5° MONDO
LE PROFEZIE HOPI Qui si trova anche un filmato che commenta le profezie.
LA COMETA DI HALE-BOPP NELLE PROFEZIE DEGLI INDIANI HOPI
di Pino MorelliLa riserva navajo oggi. Nel libro il personaggio di Pumpkin spiega brevemente qual è la condizioni dei giovani Navajo oggi nella riserva. A seguire trovate due articoli che vi permetteranno di approfondire:
Essere Navajo a Gallup: dalla politica dell'educazione allo slang metropolitano.
di Roberta Nicolò
http://www.judo-educazione.it/scuola/navajo/navajo.htmlArmi, droga e graffiti come a Los Angeles o nel Bronx. Senza più radici, i giovani navajo importano nelle riserve riti e violenza delle grandi città. Alla ricerca della tribù perduta.
di Gloria Mattioni
http://dweb.repubblica.it/dweb/2000/01/18/attualita/reportage/080ind18480.htmlL'associazione NEVERLAND L'ISOLA CHE NON C'È, di cui fa parte la studiosa Roberta Nicolò, mette inoltre a disposizione sul suo sito una presentazione in PowerPoint sulla storia degli indiani d'America a uso di scuole e ragazzi: http://www.neverland-judo.it/storia.htm
Il parkour
approfondimento su:Acqua TaglienteGregor dei WebTV BoyZ pratica il parkour. Già, ma cos'è?








Tra i WebTV BoyZ, coprotagonisti de L'enigma di Gaia, ce n'è uno, di nome Gregor, che pratica uno sport acrobatico tanto nuovo quanto strano: il parkour (o free running, come lo chiamano in America). In pratica si potrebbe definirlo una sorta di skateboard... senza skateboard! Quando ne sentii parlare per la prima volta rimasi folgorato, perché mi sembrava una sorta di rivincita degli abitanti di quelle specie di Blob di cemento e catrame che le nostre città stanno diventando, un'occasione dei residenti delle periferie per riaffermare la propria umanità e la propria inventiva in quartieri che semplicemente non considerano spazi verdi dove i ragazzi possano giocare. Il tutto grazie a uno sport che pare soprattutto una filosofia di vita, praticabile anche dai giovani meno abbienti perché non richiede attrezzature costose, ma solo un paio di scarpe da ginnastica.
Non so quanto siate riusciti a immaginarvelo leggendo il libro, ma grazie a Internet posso mostrarvi delle foto tratte dai siti più famosi dei traceur (tracciatori, come si fanno chiamare i praticanti di tale sport). In fondo a questa pagina potrete trovare i link a quei siti, ma nel frattempo vi incollo un paio di articoli reperiti su Internet.
Buona lettura e, nel caso voleste cimentarvi, attenti a non esagerare con le acrobazie: usate le opportune protezioni e, per favore, non mettetevi a saltare dai tetti. Quello lasciatelo fare agli stunt-men e ai loro trucchi cinematofrafici!
CODICE DEONTOLOGICO
Ogni membro della Free Fall Family:
1) si tiene sempre un po’ in forma atletica
2) studia i fondamenti del parkour
3) cerca sempre di saltare insieme agli altri membri della family
4) cerca di diffondere il parkour tramite il coinvolgimento di altri ragazzi
5) si assume la responsabilità delle proprie azioni
6) evita atteggiamenti che potrebbero comportare rischi per la comunità
7) rispetta gli spazi dove pratica il parkour
8) rispetta gli altri traceur
Cos’è il parkour?
Il parkour è l’arte del movimento in cui praticanti (detti anche ‘traceur’) usano le strutture della città ( muretti, scalinate, passamano…) per creare una nuova ed interessante modalità di spostamento nello spazio. Comprende correre, saltare, volteggiare e arrampicarsi per superare questi ostacoli cercando di fare tutto ciò nella maniera più fluida possibile. Per le persone che non hanno famigliarità con il parkour l’immagine che gli possiamo dare è un miscuglio tra Matrix, Spiderman e i film di arti marziali per quanto riguarda la tipologia di movimento, ma senza l’aiuto degli effetti speciali cinematografici. Superando queste immagini il parkour è una profonda disciplina dove all’inizio si provano singolarmente i movimenti da compiere e man mano, con il passare del tempo e il migliorare delle capacità, ci si ritrova automaticamente a collegare i movimenti tra loro raggiungendo così la meta di un’unica corsa fluida senza esitazioni.
Dove e quando è nato?
Il parkour è nato e si è sviluppato negli anni ’80 a Lisse, in Francia. Cominciò con un gruppo di ragazzini ‘agitati’ ma poi assunse un aspetto impegnato che fu adattato ad un percorso a ostacoli di tipo militare. Una volta cresciuti quei ragazzini continuarono a praticare e sviluppare la loro arte. Due dei più promettenti di quel gruppo erano Sebastien Foucan e David Belle, ma molti articoli di giornale, alcuni siti web e un gran numero di praticanti ignorano totalmente che l’arte fu formata e incrementata da un numero maggiore di persone. Tra quelle che aggiunsero la loro influenza citiamo Yahn Hnautra, David Malgogne, Frederic Hnautra e Kazuma. Un’altra influenza fu il padre di David Belle che aveva una formazione di tipo militare e incoraggiava il 'methode naturelle'.
Terminologia
Traceur – chiunque pratica il Parkour.
PK, Freerun, Freerunning - altri nomi usati per il Parkour.
Grunt or Newbie – termini usati per coloro che hanno appena iniziato…non sono da intendere come insulti.
Bail or Slam – sbaglio in una mossa, solitamente termina con una spettacolare caduta.
Clan or Crew – termine usato per designare un gruppo di traceur che praticano pk insieme.
Flow - Il ‘sacro graal’ del parkour. È un qualcosa che tutti i traceur tendono a ottenere e corrisponde ad un movimento totalmente fluido su ogni tipo di ostacolo. Quasi come l’acqua che scorre verso la foce e giunge ad un masso: invece di infrangersi contro di esso l’acqua semplicemente gli gira attorno e continua il suo viaggio.
Il parkour è pericoloso?
Il parkour può essere pericoloso nello stesso modo in cui ogni altro sport può esserlo. Uno sport è pericoloso quando si corrono rischi non necessari. Il parkour non dovrebbe mai essere praticato in un ambiente inadatto e un traceur non dovrebbe mai tentare un movimento importante in una situazione in cui non è sicuro di poterlo compiere con successo. I traceur non dovrebbero mai iniziare una corsa in un ambiente che non è stato sottoposto a una valutazione di controllo di tenuta, stabilità e resistenza. Non valutare l’area di atterraggio di un salto può essere un grosso rischio. I più grandi rischi del parkour sono quelli autoinflitti a causa di un insufficiente riscaldamento, defaticamento o adeguato allungamento. La seguente lista ti aiuterà a praticare il parkour nel modo più possibile sicuro.
- Accertati sempre della stabilità di ogni struttura che intendi usare per una corsa, particolarmente se intendi atterrarci sopra dopo un salto.
- Non allenarti in ambienti umidi dove le scivolate possono essere pericolose. Stai attento a superfici scivolose a causa di alghe, muschio, rugiada.
- Stai attento a vetri rotti, filo spinato, bordi affilati di metallo, etc.
- Non fare mai ipotesi: un grande salto può nascondersi dietro un piccolo ostacolo.
- Non provare una mossa impegnativa che non sei sicuro di poter portare a termine. Prima di provare i salti ad una qualsiasi altezza durante una corsa provali a terra.
- Riscaldati sempre in modo completo, incluso lo stretching, prima di allenarti. Stessa cosa finito l’allenamento.
Tecniche: www.urbanfreeflow.com
NASCE L'ASSOCIAZIONE ITALIANA PARKOUR.IT!
Il 05/04/2005 è nata ufficialmente l'Associazione culturale sportiva di promozione sociale denominata ASSOCIAZIONE ITALIANA PARKOUR.IT.
L'associazione è assolutamente NO PROFIT e senza scopi di lucro.
"Importante chiarire che il servizio gratuito PARKOUR.it resterà tale e che l'associazione sarà soltanto un servizio ulteriore che offriamo alla comunità italiana di praticanti.
L'oggetto di tale associazione ha come scopo la promozione della cultura e della pratica del parkour in Italia, organizzando eventi e mettendo a disposizione strutture attrezzate e funzionali per lo svolgimento della pratica stessa.
"Siamo a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento o delucidazione: info@parkour.it."
E adesso una serie di articoli apparsi sui giornali.
DA LA REPUBBLICA (12/6/2005)
Tra le case come in montagna gli "scalatori" del Parkour.
di MARCELLA MIRIELLO
Alessandro Bertelle, 15 anni, lo ha scoperto osservando la pubblicità di una marca di scarpe che sponsorizza gli Urban Free Flow, il blasonato gruppo inglese di parkour, ma non si sognerebbe mai di saltare dai tetti. «Bisogna iniziare con i fondamentali - spiega - cioè saltare giù dai gradini e dalle rin ghiere, arrampicarsi sui muretti, saltare in corsa e compiere qualche volteggio. Ma non bisogna strafare, altrimenti si rischia di farsi male». Alessandro si allena quasi tutte le sere sulle rive del Po, all'altezza dei Murazzi, o al Valentino. Ogni tanto salta e si arrampica anche all'uscita da scuola, mentre torna a casa. Non usa ginocchiere né parastinchi perché, dice, gli impedirebbero i movimenti, mentre nel Parkour la massima fluidità è un must. Così come qualche inevitabile livido che va sfoggiato con fierezza. E l'abbigliamento? «Bastano una tuta, scarpe comode e guanti». Il parkour, dal francese parcours (percorso), «è l'arte di sapersi spostare da un punto all'altro della città superando in modo creativo, fluido e atletico le barriere naturali o artificiali che si incontrano durante il tragitto», spiega Alessandro Grella, 28 anni, laureando in architettura.
Lui si definisce più un teorico che non un praticante. Si è appassiona to al fenomeno soprattutto per studiarne la valenza sociale, ma salti e volteggi li fa anche lui: «Il parkour - racconta - mi ha fatto capire che il manufatto architettonico visto con altri occhi può trasformarsi in uno scivolo, in un piacevole ostacolo, in una parete da scalare o in un albero su cui arrampicarsi. Per non parlare di aspetti come la riappropriazione dello spazio metropolitano».
Certo, Torino non è proprio la banlieue parigina né la periferia londinese, dove i giovani si organizzano in gruppi numerosi con specifici codici di comportamento e modelli di vita alternativa. Per ora sotto la Mole i traceurs (tracciatori), così si definiscono i praticanti di questo sport, si allenano da soli. Ma il fenomeno è destinato a crescere. Qualche settimana fa è nata l'Associazione italiana Parkour che sta organizzando il primo raduno nazionale. Ed è proprio grazie a Internet che i giovani torinesi si stanno avvicinando a questa nuova tendenza. Marco Legnaioli, 25 anni e una laurea in scienze politiche, cercava qualcuno con cui condividere questa passione: «Se ti alleni da solo la gente ti prende per matto. Ma ora, grazie al forum di parkour.it, ci stiamo organizzando. Anche Torino avrà il suo gruppo di traceurs!»
DAL VENERDI' DI REPUBBLICA
Salti, rimbalzi e acrobazie. Uno sport metropolitano che dalla Francia si prepara a conquistare gli Usa.
Teenager pazzi per il parkour l'arte di fare Tarzan senza la liana! di ANNA BAHNEY
NEW YORK - Sei appartenenti a due irrequieti clan, gli Street Ninja e i Gravity Pac, si aggiravano domenica scorsa attorno al Grand Central Terminal. Ogni gruppo ha osservato l'altro, studiandone i numeri e la bravura complessiva. Soddisfatti, i Ninja e i Pac hanno iniziato a darsi pacche, battere le mani e buttar giù parole in slang francese. "Non ho fatto nessun parkour ieri sera, perché sapevo che oggi non avrei fatto altro", afferma Ben Gartman, 15 anni, appartenente ai Pac, mentre oscilla avanti e indietro sulla punta e sul tallone dei piedi. Il parkour si è sviluppato circa 16 anni fa nelle periferie di Parigi, dove i ragazzini hanno iniziato a girare per le strade come se avessero uno skateboard sotto i piedi, ma in realtà senza di esso. Il nome parkour è l'adattamento inglese del francese "percorso". Da Parigi questa nuova moda si è estesa all'Inghilterra, dilagando poi in regioni anche molto lontane. I ragazzi che praticano il parkour sfoggiano il nome di traceur (che evoca i proiettili traccianti) e sfrecciano nelle città usando i vari ostacoli che incontrano - muri, cordoli, scale - come trampolini di lancio e catapulte. Solo di rado indossano delle protezioni. Occorrono mesi di pratica prima di poter atterrare con maestria dopo un salto da una rampa: servono movimenti ginnici percisi, ai quali molti aggiungono conoscenze derivate da arti marziali. Il nuovo sport è entrato nelle case degli americani un paio d'anni fa, con le pubblicità di note scarpe da ginnastica in cui alcuni traceur francesi si muovevano come in un balletto nel panorama urbano. E si è poi diffuso tramite Internet, visto che i traceur mettono in rete video e fotografie delle loro imprese, nonché la classifica dei migliori posti in cui si può agevolmente fare un parkour. Punto di riferimento del parkour sono gli Urban Freeflow, un gruppo inglese che ha un sito web molto visitato. E' stato proprio su questo sito, urbanfreeflow.com, che i Pac e i Ninja si sono conosciuti, sperando di dare il via ad un analogo movimento americano. Lo scorso weekend si sono ritrovati a New York per individuare la località adatta per la convocazione del primo raduno dei parkour degli Stati Uniti, che si terrà sabato prossimo, e al quale parteciperanno una quarantina di giovani.

Saltando le scale della stazione di Wall Street, dove gli altri sono già in attesa, Ben prosegue correndo su e giù da una rampa per pedoni e facendo un volteggio sopra ad una barriera di metallo. Gli altri lo acclamano, poi tutti si dirigono verso Battery Park. "Ci sono così tante possibilità da queste parti", commenta Jerry Liau, 15 anni, un Ninja. Dirigendosi a nord verso la banchina, i teenager si soffermano davanti a un padiglione di mattoni rossi, sulle cui scale spicca un'insegna "Scale proibite agli skateboard e ai roller blade", e una terrazza panoramica alta una dozzina di metri con vista sulla Statua della Libertà.
Scivolando sui corrimano di metallo delle scale, Ben affronta il cordolo del marciapiede con un salto e si arrampica in alto lungo un muro. Il parkour è una tentazione irresistibile per gli adolescenti delle periferie: è uno sport per il quale non si deve spendere nulla e soltanto occasionalmente si ha una bella ramanzina dalle autorità. Proprio quando una passante si ferma a chiedere che cosa stiano mai facendo quei ragazzi, arriva il sorvegliante del parco: "Non ha importanza come si chiama quello che state facendo. Qui non potete fare nulla del genere". Senza ribattere né scusarsi, il gruppetto afferra i giubbotti e si sposta, affatto scoraggiato, saltando a piè pari dei blocchi di cemento alto circa un metro. Proseguendo da un lampione ad una panchina di Lower Manhattan (sentendosi ripetutamente chiedere di andarsene altrove), i nove traceur continuano a chiedersi come si comporterebbero su questo terreno i veri assi di questo sport. "Vorrei essere come Seb", dicono alludendo a Sebastien Foucan che insieme a David Belle è uno dei miti del parkour. Quando Foucan e Belle, amici d'infanzia di Lisses, in Francia, misero a punto questo sport, erano dei giovani annoiati, appassionati di arti marziali. "All'inizio fu soltanto un gioco da ragazzi", ricorda Foucan, oggi trentenne.
Nel frattempo alcuni dei loro emuli inglesi stanno attivamente lavorando per espandere la loro "disciplina" nel mondo. I fondatori di Urban Freeflow sono 13 traceur ventenni, che hanno creato quello che probabilmente è il più ampio sito web sul parkour, con aggiornamenti costanti sulle attività degli appassionati e indicazioni sulla sicurezza rivolte ai principianti. I contatti arrivano ad una media di 12mila utenti al giorno. Paul Corkery, 29 anni, uno degli animatori del sito, è sicuro che decine di migliaia di giovani ne saranno presto conquistati: "E' lo sport primario più economico che si possa fare. Non si spende nulla nell'attrezzatura, ad eccezione di un paio di scarpe da ginnastica come si deve. Quanto al resto, basta avere un po' di apertura mentale e via". (copyright la Repubblica - New York Times traduzione di Anna Bissanti)
IL CASO
GIAMPIERO MARTINOTTI
PARIGI - Basta andare alla stazione del metrò di Montparnasse per vederli: gli adepti del parkour hanno trovato nel tapis roulant più veloce del mondo (9 chilometri all'ora) uno dei loro terreni prediletti, dove possono esercitare la loro abilità affrontando, naturalmente in senso inverso, il lungo nastro meccanico. Suscitando l'apprensione dei responsabili dell'impianto e lo sguardo, un po' ammirato e un po' apprensivo, dei passanti.
Il parkour è un'invenzione francese adottata Oltreatlantico, un caso più unico che raro, visto che le mode, di solito, viaggiano da Ovest a Est e non viceversa. Lo ha creato David Belle, figlio e nipote di pompieri, lui stesso vigile del fuoco e poi fante di marina in Bretagna, che ha trovato nel parkour un modo per realizzarsi: "Non voglio essere fermato da un ostacolo, qualunque sia. Una difficoltà nelle foresta, in città o nella vita dev'essere superata". Le sue idee, ispirate da un teorico francese del primo Novecento, lo hanno spinto a creare un genere di sport particolare, nel quale bisogna sfruttare tutto per spostarsi attraverso l'ambiente urbano: correre, saltare, rotolarsi, scalare, sospendersi, tenersi in equilibrio, aggrapparsi. "Superarsi, sempre - dice Belle - sviluppare la propria agilità, lo scatto, la velocità, la fiducia in se stesso".

Difficile spiegare come mai il parkour abbia attratto tanti giovani. Secondo Belle, si tratta di un'arte sportiva particolare: "Abbiamo fatto una ricerca sulle tecniche, tentato di dare un senso all'azione. L'ho praticato per quattordici anni. E lo si pratica perché si ha voglia di muoversi, di esistere, di dimostrare che esistiamo. Gli sport sono un po' isolati, chiusi. Noi vogliamo star fuori, in mezzo alla gente, lo facciamo per questo. L'obiettivo del parkour è di farlo riconoscere agli occhi degli altri, che capiscano finalmente perché ci muoviamo". Filosofia un po' confusa, ma i partigiani del parkour lo associano alle arti marziali, sottolineano la loro volontà di superare le avversità, di utilizzare capacità fisiche finora non sfruttate. Ma tutto ciò deve avvenire con discernimento: se la prima regola è quella di non essere bloccati da un ostacolo, la seconda chiede di riconoscere "i limiti personali". Una prudenza che non dispiacerà ai genitori, che guardano con inquietudine a certe esperienze adolescenziali.
I samurai di periferia
Il loro palcoscenico principale sono le banlieue, le periferie parigine, dove si fondono modernità architettonica e accessoriato verde pubblico; la loro filosofia, un misto tra principi orientali, arti marziali e tanta voglia di evadere; la loro tecnica, il frutto di una innata abilità e di un'eccellente preparazione che assicura equilibrio interiore, ottimi riflessi e sangue freddo. Sono i "traceur", giovani acrobati dei sobborghi metropolitani, dove è nato e continua a espandersi il Parkour. La stravagante disciplina, rigorosamente outdoor e attualmente molto in voga, si appresta a diventare un autentico style de vie anche fuori dai confini francesi. Si pratica camminando, correndo, saltando, roteando in aria, piroettando. Attraverso edifici, scalinate, ponti, muri, grondaie, panchine, semafori e cestini dei rifiuti. E ad esibirla è un esercito formato da giovanissimi atleti che si raccolgono in bande dai nomi giapponesi. Non si sfidano, ma insieme si ingegnano a tracciare nuovi percorsi tra strutture residenziali, centri commerciali, cantieri e giardini pubblici.
A ideare il Parkour è stato il francese David Belle, circa quindici anni fa. Figlio di un pompiere e lui stesso vigile del fuoco, Belle era alla ricerca di un'attività fisica in grado di superare ogni ostacolo si presentasse sulla propria strada. Ovvero, di uno sport fuori dagli schemi tradizionali, che potesse condurre a un equilibrio interiore e al tempo stesso in grado di offrire nuovi stimoli per affrontare ogni sorta di difficoltà.
Da questa ricerca - in parte introspettiva e morale, in parte puramente tecnica - è nata "l'art du dèplacement" (l'arte dello spostamento) e "la science du franchissiment" (la scienza del superamento): il Parkour. Quando iniziò saltando i primi tetti o scivolando sulle prime grondaie, certo David Bell non si immaginava neppure che un giorno il regista Luc Besson lo avrebbe chiamato a recitare un ruolo nel suo film "Yamakasi: I samurai dei tempi moderni", la pellicola che è la consacrazione del movimento Parkour.
Sebbene i "traceur" non vogliano che il loro sport sia etichettato come estremo, la disciplina Parkour richiede ovviamente un'ottima preparazione atletica - diciamo, quando basta per attraversare con una capriola la distanza tra due tetti - unita ad un rigoroso autocontrollo. Nel Parkour non esistono movimenti standardizzati ma tutto è lasciato alla fantasia e alla libertà personali. Ci sono quindi mille modi per superare un ostacolo, e risiede nell'abilità di ogni atleta scoprire e mettere in pratica la propria tecnica. Sempre nell'osservanza delle strutture esistenti e nel rispetto della sfera altrui, nonché consapevoli dei propri limiti. "La passion fait vivre, la sagesse fait durer", dopotutto, assomiglia tanto a una verità ineluttabile.
Da Parigi e dalla Francia il Parkour si è diffuso a macchia d'olio anche in Inghilterra e negli Stati Uniti, catturando nuovi adepti che - maglietta e scarpe da ginnastica - hanno iniziato ad esplorare alla loro maniera i sobborghi di Londra e New York. Tra gli sguardi increduli degli abitanti e l'attenzione sempre maggiore riservata loro dalle aziende che operano nel campo dell'abbigliamento sportivo. Se un giorno ci sveglieremo e sotto casa nostra ci sarà un ventenne che salta una panchina a mo' di staccionata, non vale la pena di spaventarsi: significa solo che il Parkour è sbarcato anche da noi...
Volo a mani nude
Su e i giù dai tetti grazie all'arte dello spostamento.
Si chiamano David, Karim e Sébastien. Sono i "traceur", i nuovi sacerdoti del Parkour. Una disciplina a metà strada tra le arti marziali, le filosofie orientali e gli sport estremi. I suoi adepti, si arrampicano sui tetti, saltano, piroettano e si lanciano in un percorso a ostacoli fatto di muri, parapetti, tetti, grondaie, ponti e cemento. In Francia fa furore e la passione per questa disciplina sta facendo proseliti un po' dappertutto. Anche in rete.
Sono giovani e nessun impedimento architettonico li ferma. Il loro motto è spostarsi nello spazio e nel tempo utilizzando gli elementi dell'habitat urbano delle periferie. Il tutto a mani nude, senza nessun aiuto se non quello dell'agilità e del coraggio. Il padre riconosciuto di questo sport è il francese David Belle, 28 anni. Una quindicina d'anni fa l'ha sviluppato e con gli amici di quartiere l'ha battezzato Parkour, dal francese "parcours": percorso.
L'arte dello spostamento, come spesso è descritta, non è uno sport esclusivamente fisico. Richiede autocontrollo, la consapevolezza delle proprie paure, riflessi e sangue freddo. Il lato mentale si esercita parallelamente all'allenamento del corpo. Insomma il Parkour è un ascesa verso livelli sempre più alti di padronanza del corpo. Soprattutto se gli ostacoli non sono necessariamente quelli che si vedono. Un'attività così spettacolare non poteva non fare gola ai media e al cinema, sempre all'erta nel fiutare l'affare. Non a caso il regista francese Luc Besson ne ha prodotto un film intitolato "Yamakasi, i samurai dei tempi moderni" che ha scosso il pubblico francese non tanto per le raffinate novità formali quanto per le scene mozzafiato di Parkour.
I "moderni samurai" nel frattempo si sono moltiplicati in Francia e nei Paesi limitrofi. Sempre più numerosi sono coloro che si dedicano o vorrebbero dedicarsi all'arte del balzo e dell'acrobazia. Il prossimo salto? Organizzarsi in federazione. Un obiettivo a portata di mano perché loro, di salti, se ne intendono.
Interviste ai due fondatori del parkour/free running: Sébastien Foucan e David Belle!Sébastien Foucan: http://maurogarofalo.nova100.ilsole24ore.com/2008/09/free-running-li.html
Intervista video a David Belle: http://vodpod.com/watch/1801046-intervista-a-david-belle-sub-ita
In questo video Foucan intervista Belle! http://www.milanmonkeys.com/2010/12/17/la-parola-ai-fondatori-mai-stato-cosi-azzeccato/
Cinema

Sono già stati realizzati diversi film che prendono spunto dal parkour. Tra i primi, Yamakasi e Banlieue 13, ma l'esempio più autorevole è Casino Royale, la penultima pellicola dedicata all'agente segreto 007, dove, in quella che è forse la scena più memorabile, James Bond rincorre Sébastien Foucan in persona in un cantiere di lavoro in Africa (vedi foto sotto). Da non perdere!

LINKE' nei siti italiani ed esteri che si conoscono i luoghi dove allenarsi: basta registrarsi nelle chat e nei forum. In Rete ci sono le regole di base per imparare, i passi e i salti fondamentali, le precauzioni da adottare.
Ogni sito è corredato da link delle community di tutto il mondo.
Ecco gli indirizzi principali:
www.parkour.it (Roma)
www.apki.it (APKI, la prima Associazione Italiana dedicata al Parkour)
www.g1aco.135.it (sito personale di un traceur)
Brasile
Finlandia
Francia
I siti dei due creatori:
David Belle: www.davidbelle.com
Sebastien Foucan: http://www.foucan.com/
Inghilterra
Spagna
Ucraina
Campagna nazionale “SALVA L'ACQUA”
approfondimento su:Acqua TaglienteNonostante il nome, la Terra è costituita per il 70% per cento d'acqua. Anche il nostro corpo è in gran parte composto d'acqua. Senz'acqua non potremmo vivere... Ma ce n'è per tutti? O anche questo bene primario si trova in pericolo? E noi possiamo fare qualcosa?APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!
Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.
Noi non ci stiamo.
L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.
Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.
Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.
Forum Italiano dei Movimenti per l'AcquaPrimi firmatari:Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Luca Nivarra, Gustavo Zagrebelsky, Roberto Vecchioni, Gaetano Azzariti, Alberto Lucarelli, Riccardo Petrella, Maurizio Pallante, Valerio Mastandrea, Pietro Sermonti, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo, Padre Alex Zanotelli, Luciano Gallino, Nicoletta Braschi, Carlin PetriniSe vuori apporre la tua firma, clicca QUI.***********Il 70% della superficie del nostro pianeta è ricoperto d'acqua, il 70% del nostro corpo è composto d'acqua e, al momento del concepimento, essa ci costituisce per il 95%: la vita è legata all'acqua.
L'acqua è anche una delle protagoniste di Acqua tagliente.
In Acqua tagliente si accenna a più riprese al problema della penuria di questo elemento chimico fondamentale per la vita, tanto che ormai viene definito l'oro blu.
Riporto a seguire alcuni articoli che fanno il punto sulla situazione e dei link che vi permetteranno di partecipare alle iniziative volte a vigilare affinché l'acqua potabile venga ancora considerata un bene comune da garantire a tutti e non un prodotto privatizzabile e commerciabile.
Scoprirete che la siccità ci tocca molto più da vicino e in maniera molto più inaspettata di quanto non ci venga insegnato.
L'acqua, bene comune per tutti i popoli del mondo
La storia della terza città della Bolivia, in ordine d'importanza, divenuta esemplare per comprendere le conseguenze sui cittadini della privatizzazione dell'acqua.
ORO BLU La battaglia contro il furto mondiale dell'acqua. di Maude Barlow e Tony Clarke a cura di Nexus Italia
È prevedibile che tra 25 anni le guerre non si combatteranno più per il petrolio, ma per l'acqua”. La drammatica previsione del Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan evidenzia bene la crescente preoccupazione con cui, a livello mondiale, si guarda ormai al problema acqua, risorsa indispensabile alla vita ma pericolosamente in calo.Un'analisi delle cause della riduzione delle risorse idriche mondiali e delle prospettive ambientali, economiche, sociali e politiche che tale riduzione comporta, è fornita da due studiosi canadesi, Maude Barlow e Tony Clarke, con l'interessante Oro blu.
La battaglia contro il furto mondiale dell'acqua, tradotto e pubblicato in Italia dall'Arianna Editrice.
Una particolare attenzione è riservata alla strategia di mercificazione delle acque, su cui prosperano gli appetiti delle multinazionali del settore, e alle iniziative di lotta che gli abitanti del pianeta possono intraprendere per riappropriarsi di una risorsa fondamentale per la vita.
Punto di partenza è la limitatezza delle risorse di acqua dolce disponibile. Se già oggi 1,2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 1/3 della popolazione mondiale vive in condizioni di stress idrico, nel 2025 saranno 5,5 miliardi (circa i 2/3 degli abitanti del pianeta) le persone a rischio idrico.
L'allarme, ovviamente, riguarda soprattutto quelle regioni tradizionalmente povere di acque, ma non risparmia neanche aree con maggiore disponibilità, minacciate dalla crescita demografica e dal saccheggio indiscriminato delle risorse usuale del modello di sviluppo dominante.
Tra i fattori di crisi c'è, innegabilmente, lo sviluppo demografico, con una popolazione mondiale che aumenta di 85 milioni di persone all'anno e che richiede quantitativi di acqua dolce sempre maggiori per i diversi usi civili, industriali e soprattutto agricoli (già oggi il 65-70% delle risorse è destinato a scopi irrigui).
Ma pur senza aderire alla fideistica speranza con cui la Chiesa affronta la questione nascite (un fideismo che non rinuncia a pericolose concessioni all'umano intervento, come le sciagurate aperture del Vaticano agli alimenti ogm), la sovrappopolazione, da sola, non spiega la crisi idrica né le altre emergenze ambientali, come invece vorrebbero i malthusiani del XXI secolo (la cui preoccupazione sembra piuttosto quella di conservare, per i ricchi abitanti dell’Occidente, il diritto a consumare senza limiti).
Non è solo una questione di abitanti in eccesso ma anche di saccheggio e sperpero delle risorse naturali. Il consumo globale di acqua raddoppia ogni 20 anni, ad un tasso quindi più che doppio rispetto alla crescita della popolazione mondiale.
A fronte di un diritto minimo giornaliero calcolato dall’ONU in 40 litri pro-capite, in Italia il consumo quotidiano è di 267 litri (la media europea è di 165), in Canada 350, negli Stati Uniti 425 (e in Africa 10). Nell'industria ci vogliono 400.000 litri d'acqua per produrre un'automobile ed anche l'industria informatica, inizialmente considerata pulita, richiede grosse quantità di acqua dolce deionizzata che restituisce altamente inquinata (la maggior parte dei siti tossici finanziati dall'Agenzia per la Protezione Ambientale statunitense si trova proprio nella Silicon Valley).
E l'agricoltura intensiva, con le sue pratiche di irrigazione diffusa (che può arrivare a disperdere fino all'80% dell'acqua utilizzata) ed il ricorso a concimi chimici e pesticidi, sta provocando il rapido esaurimento ed inquinamento delle falde sotterranee.
A rendere insostenibile la situazione, insomma, non è solo l'aumento della popolazione quanto l'uso indiscriminato delle risorse naturali. “I popoli antichi e quelli che oggigiorno vivono più vicini alle forze della Natura – ricordano Barlow e Clarke – sapevano che distruggere l'acqua equivaleva a distruggere sé stessi. Solo le moderne culture “avanzate”, spinte dalla logica dell'acquisto e convinte della propria supremazia sulla Natura, hanno mancato di onorare l'acqua”.
Ciò che manca alla modernità, notoriamente, è il senso del limite. Ed è questa impostazione che ci porta, per dirla in termini economici, a dissipare il capitale acqua anziché vivere di rendita; con la prospettiva, sempre più vicina, del fallimento.
Le conseguenze sono drammatiche: laghi che scompaiono, fiumi che non riescono più ad arrivare al mare, falde sotterranee che si assottigliano (con i fenomeni collegati, quali mutamento dei micro-clima, salinizzazione, subsidenza).
Ad aggravare gli effetti dell'azione diretta dell'uomo ci sono le ricadute dell'azione indiretta: il riscaldamento del pianeta, la deforestazione, l'urbanizzazione, la riduzione delle zone umide (a livello mondiale dimezzate nel corso del ‘900), che complessivamente riducono la capacità di accumulo e conservazione di acqua dolce.
E, sul piano qualitativo, incidono pesantemente le diverse forme di inquinamento legate alle attività umane (agricole, industriali, zootecniche, insediative), che riducono ancor più la disponibilità di acqua dolce. L'acqua diventa così, a livello mondiale, un bene sempre più prezioso, l'oro blu, appunto, che richiama gli appetiti delle grandi corporation.
Al “furto mondiale dell'acqua” Barlow e Clarke dedicano ampie pagine, ricostruendo strategie, protagonisti e programmi della privatizzazione del “bene” acqua.
A monte c'è proprio la trasformazione, politica, giuridica ed economica, dell'acqua in “bene economico”. Il processo è ampio, e si riconduce alla mercificazione di ogni aspetto della vita, ivi inclusi settori rilevanti quali sanità, istruzione, cultura, patrimonio artistico, codici genetici, sementi e risorse naturali, aria e acqua comprese.
Il progetto di riferimento è quello del cd. Washington Consensus, dottrina di liberalizzazione economica suggerita dalla Commissione Trilaterale, volta a garantire la libera circolazione di capitali, beni e servizi senza alcun impedimento da parte dei governi.
Al Forum mondiale dell'acqua tenutosi a L'Aia nel marzo 2000, passò appunto la tesi che l’acqua fosse un bisogno anziché un diritto, come tale assicurabile dal mercato piuttosto che dagli Stati. La riduzione dell'acqua a bene commerciale, rende applicabile ad essa le regole sul libero mercato affermate dal WTO o da accordi locali (tipo il NAFTA, l'Accordo di libero scambio nell'America settentrionale).
Ciò significa che se un governo volesse vietare l'esportazione di grosse quantità di acque oppure la concessione dei servizi idrici ad una compagnia straniera verrebbe accusato di violazione degli accordi sul libero scambio.La libera circolazione delle merci prevale anche di fronte alle ragioni di tutela ambientale: in tutte le controversie – ricordano gli autori del libro - sorte davanti al WTO per l'applicazione del GATT (l'Accordo Generale sulle Tariffe e sul Commercio), solo in un caso le ragioni ambientali sono riuscite a prevalere su quelle commerciali.
Nella stessa direzione spingono anche la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, che spesso impongono, quale condizione per accedere ai finanziamenti nel settore, la privatizzazione dei servizi idrici. L'intervento dei privati viene spesso giustificato con la necessità di gestire in maniera economicamente efficace la risorsa acqua, assicurando quantità e qualità del servizio ed evitando perdite di rete e sprechi nei consumi.
L'ampia casistica riportata in Oro blu, tuttavia, mette in discussione la fondatezza di tali aspettative. Il subentro dei privati al pubblico nella gestione dei servizi idrici, infatti, non garantisce né migliori servizi né, tantomeno, il rispetto delle esigenze di caratteriale ambientale o sociale, sacrificati a quello che è lo scopo essenziale degli azionisti delle grandi compagnie, la massimizzazione dei profitti.
Sul piano ambientale, le società non applicano politiche di sostenibilità a lungo termine, ma puntano alla maggior crescita dei consumi nell'immediato: per esse, sono più convenienti i processi di desalinizzazione, la deviazione di fiumi, la costruzione di dighe anziché un'educazione al risparmio.
La riduzione dei costi, inoltre, avviene spesso a spese dell'ambiente, con il mancato rispetto della normativa in materia di scarichi, depuratori, bonifiche: bastino, come esempio, le 730 violazioni ambientali accertate tra il 1990 ed 1997 a carico della Bechtel (una delle maggiori compagnie mondiali) dall'Ente Americano per la tutela ambientale.
Parimenti, si trascurano le esigenze sociali: si privilegiano i servizi più redditizi a scapito di quelli, pur necessari, che danno minor profitto (ad es. quelli fognari), e, nelle forniture, si antepongono le aree residenziali abitate dai ceti abbienti piuttosto che quelle più popolari o degradate.
Le privatizzazioni comportano, inoltre, sempre un rincaro delle tariffe dell'acqua, il che acuisce, soprattutto nei paesi del Sud del mondo, i problemi di accesso di parte della popolazione alla risorsa. Insomma, appare fondata la percezione, rilevata in un documento ONU del 2003, che “la partecipazione del settore privato arricchisca pochi a spese di molti, e che l'acqua sia abbondante per quelli che possono pagarla”.
Altri mali endemici rilevati nelle privatizzazioni sono i licenziamenti nel settore (uno dei primi effetti della riduzione dei costi, ma, conseguentemente, una delle cause principali della successiva peggiore qualità del servizio) e lo sviluppo della corruzione: uno dei casi più noti è quello di Grenoble, dove la privatizzazione dei servizi idrici nel 1989 è stata disposta a seguito di consistenti donazioni elettorali al sindaco da parte della Suez (un colosso mondiale del settore, presente in 130 paesi, e che insieme all'altra compagnia francese Vivendi, copre il 70% del mercato mondiale dell'acqua).
In termini economici, il giro d'affari è enorme. Si valuta in 400 miliardi di dollari annui il volume d'affari attuale delle forniture idriche, ma stime della Banca Mondiale prevedono che si arrivi, in tempi assai vicini, ad oltre 1.000 miliardi.
L'industria idrica, le cui entrate già oggi sono pari al 40% di quelle petrolifere, diventa così, secondo gli analisti economici, il “miglior settore del prossimo secolo”, quello che consente, per giunta, i più ampi margini di crescita, visto che oggi solo il 5% della popolazione mondiale riceve acqua dalle corporation.
La prospettiva di consistenti profitti è alla base di vari progetti, estremamente costosi e di grande pericolo per l'ambiente, per procurare acqua alle regioni del pianeta meno fornite: dai processi di desalinizzazione (dove per ogni litro di acqua marina trattata, i due terzi diventano scorie altamente saline ed inquinanti) al trasporto via mare tramite cisterne, ex petroliere o sacche, a mega condutture fino a sistemi di canali, dighe e bacini artificiali in grado di convogliare l'acqua ad enormi distanze (ad esempio il NAWAPA, un mega canale che convoglierebbe le acque dell'Alaska fino allo Stato di Washington attraverso le Montagne Rocciose, creando un bacino artificiale della lunghezza di oltre 800 chilometri).

Al danno ambientale spesso si accompagna la “beffa” dell'assurdità dell'intervento, laddove si intendono rifornire d'acqua zone desertiche (esemplari i casi di Las Vegas e dell'Arizona) che non potrebbero sostenere un elevato numero di presenze (la cd. politica del deserto).
Per inciso, si tratta di progetti dall'alto costo, previsti per rifornire d'acqua popolazioni in grado di pagare; nulla a che fare, quindi, con le esigenze di servizi idrici per le assetate popolazioni del Sud del mondo. Che fare? Barlow e Maude individuano alcune linee d'azione per resistere al furto mondiale dell'acqua.
Partendo dalla constatazione che i governi hanno ormai abbracciato la globalizzazione economica (grazie anche all'azione di lobbies delle grandi compagnie), la lotta deve partire dal basso, dalle comunità locali, che sono le prime interessate ad una gestione oculata e conservativa della risorsa acqua.
Il panorama mondiale offre numerosi esempi di movimenti di base che sono riusciti ad ostacolare la costruzione di dighe, la privatizzazione dei servizi, l'esportazione di acque, la contaminazione delle falde a causa delle attività industriali, estrattive, agricole. In gioco è il concetto stesso di democrazia, intesa in senso non meramente rappresentativo (visto il tradimento dei governi), ma piuttosto partecipativo, con la riappropriazione da parte delle comunità locali della loro terra e delle sue risorse.
Fondamentale è però un cambiamento di prospettiva. L'acqua non deve essere più una merce, ma deve tornare tra i common, tra quei beni di diritto pubblico spettanti a ciascuno in base alla propria necessità. In tale prospettiva può anche esserne fissato un “prezzo equo”, tale comunque da garantire a tutti una quantità minima indispensabile e, oltre tale soglia, dissuasivo dagli sprechi.
La sua gestione, rimessa ai cittadini e alle comunità locali, deve garantirne la conservazione per sempre, per trasmetterla alle generazioni future e per farla rimanere alla terra e a tutte le specie, cui in realtà appartiene. Riscoprire il limite, quindi, e l'assoggettamento dell'uomo alle leggi naturali, è il messaggio ultimo, del tutto condivisibile, proposto dall'interessante Oro blu.
Il seguente articolo di Jeremy Rifkin è particolarmente interessante perché mostra come risolvere il problema dell'acqua non sarà possibile, senza un profondo cambiamento nella nostra consapevolezza e nello stile di vita.
Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it/recensione.php?id_recensione=8.
PLACARE LA SETE
Le riserve di acqua del pianeta sono minacciate dalla combinazione di siccità, eccesso di coltivazione e pascolo. di Jeremy Rifkin (Presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program sul rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura)
Oggi, perfino le riserve di acqua dolce del pianeta sono minacciate dalla combinazione di siccità, eccesso di coltivazione e pascolo.
In Africa orientale, le falde acquifere sono scese a profondità tali per cui nella regione si prevedono gravi carenze già a partire da questo decennio. Sorte analoga toccherà ai cinque paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo.
Le falde acquifere del Messico stanno precipitando rapidamente. L’acqua dolce, un tempo considerata una risorsa praticamente inestinguibile, sta diventando scarsa in molte aree del pianeta. Fra il 1940 e il 1980, a livello mondiale, l’uso di acqua è raddoppiato, in gran parte per soddisfare i bisogni di una popolazione umana in rapida crescita.
Il 70 per cento di tutta l’acqua consumata è destinata all’agricoltura: alla coltivazione di alimenti umani e animali. Oggi, il 15 per cento delle terre agricole nel mondo – circa 270 milioni di ettari – viene irrigato, con un consumo complessivo annuo di quasi 4000 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno. Si prevede che fra breve il fabbisogno d’acqua per irrigazioni agricole aumenti fra il 25 e il 30 per cento.
Negli Stati Uniti, soprattutto negli stati dell’Ovest, la carenza di acqua dolce è a livelli critici, con un consumo che eccede del 25 per cento la capacità di rigenerazione. Sebbene gli americani si stiano rendendo conto del problema che investe la parte occidentale del paese, sono inconsapevoli del ruolo che l’allevamento di bovini e di altro bestiame ha nell’abbassamento delle falde acquifere.
Quasi metà dell’acqua consumata negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per bovini e altro bestiame. Per produrre un chilo di carne di bovino allevato a cereali sono necessari centinaia di litri d’acqua, che servono all’irrigazione della terra su cui vengono coltivati i foraggi.
L’economista Frances Morre Lappé nota che “l’acqua utilizzata per produrre cinque chilogrammi di carne bovina, equivale al consumo domestico complessivo della [mia] famiglia in un anno”. Ricorre a una metafora il giornalista di “Newsweek”, quando scrive: “Nell’acqua necessaria per dissetare un manzo di 450 chili si potrebbe far galleggiare un incrociatore”.
Secondo David Pimentel, produrre un chilogrammo di proteine animali richiede quindici volte più acqua di quella necessaria per produrre la stessa quantità di proteine vegetali.
Oggi, gran parte dell’acqua dolce disponibile in Nordamerica viene utilizzata per la coltivazione di cereali destinati all’alimentazione animale: il risultato è che le falde acquifere del Midwest e delle Grandi Pianure si stanno rapidamente esaurendo, e che la carenza sta rapidamente cambiando le modalità di utilizzo dell’acqua nei settori industriali, commerciali e domestici.
E’ già accaduto che, nella zona occidentale del paese, alcune città e quartieri residenziali abbiano subito razionamenti di acqua, con forti limitazioni all’uso domestico e industriale. Di rado, però, i consumatori sono informati del fatto che il divieto di innaffiare prati, lavare automobili e utilizzare acqua per scopi di non immediata necessità, è dovuto alle enormi quantità di acqua pompate per far crescere i cereali destinati all’alimentazione di bovini e di altro bestiame.
Quasi la metà dei bovini allevati a cereali negli Stati Uniti vengono cresciuti in stati del West o del Midwest, che attingono ad un’unica falda. La falda Ogallala è una delle più grandi riserve sotterranee d’acqua al mondo: si estende dal Texas al South Dakota, attraverso otto stati, coprendo un’area tre volte superiore a quella dello stato di New York.
Oggi, gli agricoltori attingono dalla falda Ogallala una quantità d’acqua superiore a quella che scorre annualmente nel fiume Colorado. Gran parte di quest’acqua è pompata dagli stati cerealicoli, per irrigare la terra su cui crescono i cereali destinati ai milioni di bovini allevati nelle praterie del West e nelle stalle d’ingrasso del Midwest. Negli ultimi quarant’anni sono stati prelevati, da questa riserva sostanzialmente non rinnovabile, circa 480 chilometri cubi d’acqua.
Gli idrogeologi stimano che la falda sia già dimezzata in Kansas, Texas e New Mexico. In Texas, un quarto dell’acqua presente nel sottosuolo è già stata utilizzata e, nella parte settentrionale dello stato, molti pozzi in cui sono prevalenti le coltivazioni intensive di sorgo destinato all’alimentazione bovina, si stanno esaurendo. Il livello delle falde acquifere è ormai così basso che lo U.S. Department of Agricolture prevede che in meno di quarant’anni le aree irrigue delle Grandi Pianure “si debbano ridurre del 30 per cento”.
In California, dove il 42 per cento di acqua dolce è destinata all’irrigazione di cereali bovini per alimentazione animale e all’abbeveraggio di bovini e altro bestiame, le falde acquifere sono scese così in profondità che si registrano fenomeni di subsidenza: circa 13.000 metri quadrati nella San Joaquin Valley sono sprofondati, in alcuni punti di quasi dieci metri.
Dalle falde della San Joaquin Valley viene attinta acqua a “un ritmo che supera la capacità di rigenerazione di 2000 miliardi di litri all’anno”. Gli allevatori del West hanno a lungo goduto del privilegio di accedere alle risorse idriche locali.
Nei primi tempi, essi fecero in modo di costruire i propri recinti vicino a fiumi e torrenti, per soddisfare il bisogno d’acqua della mandria. Il controllo sui “diritti d’acqua” ha contribuito a garantire agli allevatori il potere politico ed economico necessario per dettare condizioni sull’uso dei territori vergini.
Oggi, numerosi torrenti e fiumi che attraversano le praterie sono ridotti a rigagnoli, o completamente disseccati, a causa dell’eccesso di pascolo, dell’erosione del suolo e della desertificazione. Sfortunatamente, le attuali normative tributarie federali incentivano agricoltori e allevatori a pompare sempre più acqua dalla falda acquifera sotterranea.
In New Mexico, Texas e Kansas, il proprietario di un terreno ha diritto di sfruttamento totale della falda acquifera sottostante, per compensare “il fatto che i costi di pompaggio aumentano con l’abbassamento del livello di trivellazione per raggiungere la falda”. Anche il costo d’acquisto degli utensili di trivellazione e pompaggio è deducibile dal reddito imponibile: negli Stati Uniti, la metà del costo di realizzazione di impianti di irrigazione è stato sopportato dal governo federale che, in effetti, ha sussidiato agricoltori e allevatori con fondi pubblici.
Negli ultimi novant’anni, il governo federale ha sponsorizzato “trentadue progetti di irrigazione in diciassette stati del West, dove il 20 per cento dei terreni agricoli sono ora irrigati grazie al contributo del governo federale”. Lappé riferisce di uno di questi progetti, nei pressi di Pueblo, Colorado, finanziato dal governo federale con 500 milioni di dollari, finalizzato a un piano di irrigazione a favore dei coltivatori di sorgo, mais ed erba medica destinati all’alimentazione animale.
Il GAO calcola che il costo idrico di queste coltivazioni sia prossimo a 54 centesimi di dollaro per acre-foot, anche se l’onere per gli agricoltori è di soli 7 centesimi per acre-foot. Nello Utah, gli agricoltori pagano 18 dollari per acre-foot per l’acqua proveniente dal Bonneville Water Project, mentre il governo federale per garantire l’acqua sostiene un onere di 306 dollari per acre-foot.
Spesso, secondo analisi ufficiali del governo, il valore di mercato del mangime prodotto è inferiore al costo sostenuto dalle casse federali per fornire acqua. Molti agricoltori e allevatori hanno fatto fortuna traendo il massimo beneficio dai sussidi federali ai progetti di irrigazione.
Oggi, secondo Lappé, un quarto delle terre irrigate grazie a progetti sussidiati dal governo federale appartiene solo al 2 per cento dei proprietari terrieri. Il Congresso degli Stati Uniti stima che nel West i sussidi federali destinati a progetti di irrigazione ammontino a 2,2 miliardi di dollari; fra 500 milioni e 1 miliardo di dollari sono destinati prevalentemente a coltivatori di fibre vegetali e di cereali per alimentazione animale.
Nella sola California, più di 6 milioni di ettari irrigati con acque interessate da sussidi federali sono controllati illegalmente da potentati industriali e familiari. Analizzando l’effetto dei sussidi all’irrigazione sull’allevamento nelle regioni occidentali degli Stati Uniti, l’economista David Fields, della Cornell University, ha dato voce alle preoccupazioni di molti: “Secondo una relazione del General Accounting Office, la Rand Corporation e il Water Resources Council hanno chiarito bene quanto i sussidi all’irrigazione a favore dei produttori di bestiame siano economicamente controproducenti… le attuali pratiche di utilizzo delle acque minacciano di minare alla base l’economia di tutti gli stati della regione.”
I bovini sono anche causa di un altro problema ambientale legato alle acque: infatti, ogni anno producono quasi un miliardo di tonnellate di rifiuti organici, la maggior parte dei quali, almeno negli Stati Uniti, si riversano sul terreno e penetrano nella falda, inquinando pozzi, fiumi e lagi del paese. Il geografo alimentare Georg Borgstrom stima che, in America, una quantità di agenti inquinanti, doppia rispetto all’intero settore industriale, sia ascrivibile ai bovini e ad altro bestiame d’allevamento.
Gli allevamenti intensivi sono una pericolosa fonte di inquinamento organico, responsabile di circa la metà degli inquinanti organici tossici rilevati nell’acqua dolce. Il manzo d’allevamento medio produce ogni giorno più di 20 chilogrammi di sterco: in un allevamento medio ci sono 10.000 capi, per un totale di 200 tonnellate di sterco al giorno.
Per inquadrare il problema nella giusta prospettiva, le scorie organiche prodotte dall’allevamento medio sono equivalenti a quelle prodotte da un insediamento umano di 110.000 abitanti. L’azoto dello sterco bovino si trasforma in ammoniaca e nitrati, si sparge sul terreno e percola nella falda acquifera o nell’acqua di superficie, inquinando pozzi, fiumi e torrenti, contaminando l’acqua potabile e uccidendo la fauna ittica.Con la crescita della domanda di carne bovina fra i consumatori benestanti delle nazioni industrializzate, la disponibilità di acqua dolce pura, in tutto il mondo, potrebbe ridursi drasticamente. La carenza di acqua dolce e la contaminazione delle acque di superficie stanno già creando non poche tensioni fra paesi che condividono corsi d’acqua, ma anche all’interno di singoli paesi, fra le diverse forze sociali che, a diverso titolo, reclamano la propria quota di risorse.
Traduzione di Paolo Canton Tratto dal libro: ”Ecocidio, ascesa e caduta della cultura della carne” Mondadori, 2001 Nel testo originale sono presenti numerose note esplicative.
Jeremy Rifkin, Presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program sul rapporto fra l’evoluzione
Ecco infine un esauriente elenco di articoli sui problemi della siccità da Wikio.
E un altro da Wikipedia
La legge che avvelena l'acqua di Mariano Turigliatto
Porta la data del 6 agosto 2008, la stessa della bomba di Hiroshima. Non ha con sé e per fortuna nulla di atomico, ma i suoi effetti saranno comunque assai sgradevoli. Si tratta della legge 133 firmata dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti e in particolare del suo articolo 23 bis, approvato con il beneplacito dell'opposizione.
Senza fare troppi giri di parole, l'articolo 23 bis della legge 133 privatizza i servizi idrici. Costringe i Comuni a mettere sul mercato le proprie reti entro il 2010, espropriandoli di un'entrata certa e di una sorveglianza sul territorio che è anche garanzia di sicurezza.
Fortunatamente ci hanno pensato per noi enti e associazioni alle quali possiamo dare una mano!
Hanno elaborato raccolte firme e proposte di legge contro la privatizzazione dell'acqua. Se siete d'accordo, con quanto riportato sotto, cliccate sulle immagini e scoprite come aderire! L'acqua appartiene agli abitanti della terra.
In quanto fonte di vita insostituibile per l'ecosistema, l'acqua è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune.
A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata. L'acqua è patrimonio dell'umanità. La salute individuale e collettiva dipende da essa. L'agricoltura, l'industria e la vita domestica sono profondamente legate ad essa. Il suo carattere «insostituibile» significa che l'insieme di una comunità umana — ed ogni suo membro — deve avere il diritto di accesso all'acqua, e in particolare, all'acqua potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche.
Non ci può essere produzione di ricchezza senza accesso all'acqua.
L'acqua non è paragonabile a nessun'altra risorsa:non può essere oggetto di scambio commerciale di tipo lucrativo.
Lontre
approfondimento su:Acqua TaglienteVolete conoscere Verne & Jules?Volete sapere come Pierre e Abner hanno salvato Verne & Jules dai trafficanti di pellicce? Sarebbe dovuta essere la seconda parte del capitolo 10, dove si scopriva come Pierre e Abner si erano conosciuti nel corso del rocambolesco salvataggio delle due lontre, destinate a finire come animali da pelliccia.
Il racconto piaceva a tutti, me compreso, ma è stato sacrificato per dare maggior enfasi all'argomento che, dopotutto, era più importante: il sogno di Abner.
Hackers, crackers, cyberattivisti
approfondimento su:Acqua TaglientePer i cyberattivisti WebTV BoyZ, dei quali fa parte anche l'hacker Otaku, Internet è uno strumento di lotta per la libera informazione. Ma chi sono gli hacker? E i cracker? Internet è davvero libera o c'è chi la controlla?Nelle prossime righe cercherò di fare un po' d'ordine, anche perché spesso i media stessi equivocano attribuendo agli hacker azioni (come la diffusione dei virus) che sono assolutamente in antitesi con il loro codice di comportamento.
HACK
Originariamente: far mobili con l'accetta; un pezzo d'opera incredibilmente buono che produce esattamente ciò che serve; interagire con un computer senza uno scopo preciso se non divertirsi ed esplorare; esplorazione casuale (random) senza secondi fini di computer remoti senza provocare danni e senza farsi scoprire.
HACKER
Persona che fa hacking seguendo un'etica precisa, una sorta di codice cavalleresco: mai fare danni, mai rubare, mai farsi scoprire. Solo una sfida pratica di intelligenza. Nessun intento criminale. La cultura hacker è connaturata con gli studi informatici delle maggiori università americane (Harvard, Berkley, Stanford): in un campus di questi, quasi ogni studente è tendenzialmente hacker.
CRACKER
Eccolo il pirata-vandalo informatico. E' uno che avendo la conoscenza tecnica e gli strumenti degli hacker li usa per "rompere" le sicurezze di un sistema per furto o vandalismo. La parola è nata nell'85 dagli hacker per difendersi dall'uso improprio da parte dei giornalisti della parola "hacker". Di solito i cracker sono dei mediocri hacker e tendono a riunirsi in una sorta di società segrete che commettono reati. Comunità di questo genere sono fiorenti in Usa, Australia, Gran Bretagna, Germania e paesi nordici, ma il fenomeno è mondiale. Anche l'Italia è degnamente rappresentata.
CYBERATTIVISTA
Il personaggio di Nemo, per il quale mi sono ispirato al Capitano Nemo di Ventimila leghe sotto i mari, nel mio libro viene definito dai media un cyberattivista.
Che cos'è? Cominciamo dal termine attivista. Gli attivisti sono persone che combattono pacificamente, rischiando talvolta la vita, per ideali come il rispetto dei diritti umani, la salvaguardia dell'ambiente e degli animali.
Fra gli esempi più noti abbiamo gli attivisti di Greenpeace che, per esempio, cercano di fare scudo con i propri gommoni alle balene affinché i fiocinieri giapponesi non riescano a colpirle.
I cyberattivisti combattono dunque per gli stessi ideali, ma su Internet, pubblicando sui loro siti la documentazione sulle violazioni dei diritti umani ecc.; oppure inviando e-mail di protesta alle multinazionali o ai governi responsabili di queste azioni e così via.
Un universo olografico (dal sito di SuperEva)
Avete visto Matrix? Allora ricorderete la teoria innovativa e sconvolgente dell'universo come un grande software dove tutti noi ci troviamo, nostro malgrado, a vivere.
Bene, questa teoria, ribattezzata oggi da esperti col nome di "universo olografico" sta prendendo sempre più piede e oggi ha anche una spiegazione scientifica, seppure contestatissima.
A ragione si ritiene che siamo dinanzi a nuove scoperte che probabilmente cambieranno il nostro modo di vivere e di ragionare.
Su questo tema si sono cimentati anche brillanti scienziati ed esperti di informatica.
Ecco alcuni link dove potete trovare alcune stimolanti (e non scientificamente verificate) ipotesi:
http://www.disinformazione.it/universo_olografico.htm
http://www.xmx.it/universoillusione.htm
Link per chi desidera approfondire:
GLI HACKERS COME CONTROCULTURA TRA IDENTITA' E RAPPRESENTAZIONE di Federica Guerrini
Piccola enciclopedia multimediale sugli hacker
Sempre sul tema di Internet e controllo dell'informazione, vi segnalo anche il seguente blog:
IL BLOG DI BEBBE GRILLO - si tratta del frequentatissimo blog (per numero di contatti è il decimo al mondo) del comico genovese... che non è solo un comico. Infatti i suoi affondo mettono a nudo le contraddizioni del nostro modo di vivere, svelano i meccanismi di dominio dell'economia sulla qualità della vita, sulla salute e sull'ambiente, dimostrano come si possa controllare l'informazione per mortificare la democrazia: "Le dittature oggi si impongono con il controllo delle informazioni e della Rete. Le armi sono diventate inutili. Se i cittadini sapessero la verità, alcuni governi durerebbero cinque minuti!" Insomma, Beppe Grillo è una sorta di Capitano Nemo della Rete e ci aiuta a tenere gli occhi aperti. Merita almeno un'occhiata.
Domotica
approfondimento su:Acqua TaglienteUno dei personaggi principali di Acqua tagliente è Squalo Solitario, un uomo tetraplegico che può muovere solo parzialmente braccio e mano destri e, parzialmente, il capo. Eppure riesce a vivere in modo indipendente grazie alla domotica, la nuova scienza che studia abitazioni tecnologicamente sempre più all'avanguardia!Per questo argomento così specialistico, preferisco rimandarvi a questo link: vi condurrà direttamente alla voce relativa dell'enciclopedia di Wikipedia.







MARTIN MYSTÈRE (1982). 
CONTACT (1997).





































