HOPI, RISERVA NAVAJO E NATIVI AMERICANI: approfondimento del romanzo ACQUA TAGLIENTE

Coprotagonisti di Acqua tagliente sono i popoli nativi americani degli Hopi e dei Navajo. In particolare mi sono ispirato alla loro filosofia e visione spirituale. Di seguito troverete notizie, immagini e link per saperne di più.

hopi-brave hopi_mother

1mesaNel mezzo della riserva dei Navajo si trova la piccola riserva degli Hopi, fondata nel 1882, dove vivono ancora oggi circa 6000 membri di questa tribù.
Gli Hopi (significa pressappoco “il popolo pacifico”) sono probabilmente discendenti degli Anasazi precolombiani. Essi vivono oggi in comunità indipendenti che si trovano su tre mesa (altipiani), alti 180 m. Sul primo di questi monti si trova Walpi, uno dei pueblo hopi più belli. Altrettanto degni di nota sono gli altri tre villaggi sulla seconda mesa, Mi-shongnovi, Shipaulovi e Shongopovi. Vicino alla Hwy. 264 si trovano anche l’Hopi Cultural Center e un campeggio spartano.
Il villaggio più antico si chiama Old Oraibi e si trova sulla terza mesa. Questo paese è abitato fin dal 1150. Un’altra montagna, la cosiddetta Black Mesa che si trova a nord, fu quasi completamente distrutta dall’estrazione del carbone negli anni ’60.
Come gli Hopi giunsero in questa regione rimane a tutt’oggi inspiegato. In ogni caso per secoli la tribù si è affermata nei confronti dei Navajo.
Secondo la leggenda gli Hopi avevano attraversato il Nordamerica alla ricerca del luogo più inospitale, dove avrebbero potuto sfuggire all’invidia e alla gelosia. Le pitture murali dei loro antenati si trovano ancora oggi sulle mesas, nelle grotte e nelle gole. I segni cubiformi, spesso a centinaia sulle più piccole superfici, sembrano essere messi insieme senza un senso che li colleghi, narrano invece queste storie del passato. I caratteri spigolosi di questi geroglifici raccontano delle cerimonie sacre degli Hopi o descrivono il passato di una delle loro stirpi. Le mesa offrivano inoltre una buona protezione, dato che erano difficilmente attaccabili. Soltanto nel XVI secolo i Navajo arrivarono in questa regione e nel corso del tempo appresero molto dagli Hopi. Ma la vicinanza tra le due tribù – da un lato gli evoluti Hopi, sedentari e coltivatori di mais, dall’altra i nomadi cacciatori Navajo – non fu sempre facile. Ancora oggi emergono conflitti di confine tra i due popoli, alcune famiglie Navajo si rifiutano da anni di abbandonare antichi territori hopi, e da allora gli Hopi guardano dall’alto al basso i Navajo e li descrivono come tasavuh ladreschi ed aggressivi. Nella lingua degli Hopi questo significa più o meno “attaccabrighe”.
Gli Hopi sono famosi ancora oggi per le loro katchina, piccole bambole intagliate nel legno, che rappresentano divinità e vengono impiekatchinasgate durante le cerimonie. Anche i gioielli in argento e la ceramica fanno parte delle tipiche creazioni artigianali degli Hopi.
In particolare la lavorazione della ceramica è considerata quasi un’attività sacra, come nella maggioranza delle culture indiane del Sudovest. La lavorazione della ceramica non avviene mai su un tornio, bensì viene effettuata con grosse matasse di argilla che vengono lavorate a mano per produrre pentole, vasi e ciotole. 1 motivi decorativi sulla ceramica si basano ancora oggi sui simboli tramandati. Tipici sono i disegni di animali e di uomini spigolosi presenti sui vasi degli Hopi, che immortalano sui loro recipienti d’argilla di tutto, dall’aquila fino alla formica.
Nella lingua degli Hopi c’è la parola Koyacmisqatsi (Koyaanisqatsi), che significa all’incirca caos causato per colpa propria e futuro incerto, gli squilibri e follie di una vita in via di degradazione, alla quale necessita un nuovo stile. Sembra quasi che questa parola antica si sia avverata nella situazione degli Hopi, oggi più difficile che mai.
Tratto da http://www.vacanzeinamerica.net/navajo.htm

linea2caposoleHo tratto la maggior parte delle informazioni su usi e tradizioni hopi dal libro Capo Sole. L’autobiografia di un indiano hopi, volume attualmente fuori commercio, che ho avuto la fortuna di rintracciare su eBay. Spero che lo ristampino presto, perché è davvero ricco di notizie preziose! Riporto sotto tutti i dati che possono occorrervi per rintracciarlo in qualche biblioteca.
La cronaca di cinquant’anni di vita di un indiano della tribù Hopi, “i pacifici”, dell’Arizona. Il materiale venne raccolto dalla viva voce del protagonista, il cui nome era Don C. Talayesva, da un antropologo, Leo Simmons, al quale Capo Sole raccontò tutta la propria, straordinaria vita. E la sua relazione non solo è un esempio di realtà “antropologica” riferita in prima persona dal suo stesso protagonista ma anche testimonia concretamente il trauma del passaggio da una cultura (quella degli antenati “rossi”) all’altra (quella dei conquistatori “bianchi”). Attraverso le parole di Capo Sole è possibile ricostruire la vita quotidiana, le credenze religiose, le cerimonie, la realtà lavorativa di un vero indiano Hopi.
Caratteristiche: Numero di pagine 464
Editore: Rusconi Libri
Dimensioni: octavo edition (da 20 a 28 cm)
Disponibilità: fuori catalogo

linea2Gli anziani Hopi parlano

(clicca sull’immagine per ingrandire il testo o scaricalo in versione .doc.pdf)

noi-siamo-quelli-che-stavamo-aspettandoLeggendo in inglese questo testo (che ho ritradotto per voi, perché le varie traduzioni reperibili su Internet non mi soddisfacevano), sono rimasto molto colpito, perché contiene esattamente l’essenza di quanto scoprono i protagonisti di Acqua tagliente (ma anche del mio precedente libro L’enigma di Gaia) e cioè che per cambiare le cose, per aiutare l’ambiente o salvare il mondo, non dobbiamo aspettarci alcun eletto o predestinato, come invece si suggerisce nella saga di Harry Potter, nella serie cinematografica di Matrix e così via. Non ne abbiamo bisogno. E del resto nessun predestinato, da solo, potrebbe fare molto… No, per salvare il mondo, chi stavamo aspettando è già arrivato. Siamo noi. E il momento è ora.

Le profezie hopi:anziano

IL DISCORSO DEL CAPO SEATTLE: Sorgere al 5° MONDO
LE PROFEZIE HOPI Qui si trova anche un filmato che commenta le profezie.
LA TERZA GUERRA MONDIALE NELLE PROFEZIE DEGLI INDIANI HOPI

Alcune riflessioni di un nativo hopi sul modo di vivere delle società industrializzate:

linea2Nei ringraziamenti del libro cito Manitonquat (Colui che racconta storie che guariscono) “Story”, anziano uomo medicina della nazione Wampanoag, e la sua compagna ritornoEllika, per il cerchio e la capanna del sudore cui ho partecipato, anche per condividere le esperienze dei miei personaggi. Sul suo pensiero è modellato il discorso del “Sogno di Abner”.
Chi desiderasse conoscerlo meglio può acquistare un suo libro cliccando sull’immagine a lato.
Su Youtube sono presenti diversi video di sue conferenze in Italia. Eccone una:

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Altro libro per me fondamentale è l’emozionante romanzo Danzando sull’erba dell’autrice lakota Susan Power. Da lì ho rubato il nome del person51ftrwbifvl-_sx373_bo1204203200_aggio di Pumpkin e ho tratto ispirazione per l’anziana strega Shadi. Consiglio a tutti la lettura, anche se non sarà facile recuperarlo in libreria in quanto è fuori catalogo. Su Internet invece è più facile reperirlo. Riporto comunque a seguire tutti i dati per rintracciarlo in biblioteca.
Danzando sull’erba / Susan Power
traduzione di Olivia Crosio
Milano : Sperling & Kupfer – 1997
308 p. ; 21 cm
ISBN 88-200-2446-2
Collana: Pandora
Il libro è disponibile anche usato su http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-power_susan/sku-216804/danzando_sull_erba_.htm

linea2heyokaIn Acqua tagliente compare un personaggio dal comportamento bizzarro e talvolta incomprensibile. Questo perché si tratta di un sacerdote heyoka, un contrario, e il suo modo di agire o di parlare andrebbe interpretato alla rovescia. Tutto vi sarà svelato su http://www.farwest.it/?p=329.

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Altri link su Hopi e Navajo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Hopi
http://it.wikipedia.org/wiki/Navajo

La riserva navajo oggi. Nel libro il personaggio di Pumpkin spiega brevemente qual è la condizioni dei giovani Navajo oggi nella riserva. A seguire trovate due articoli che vi permetteranno di approfondire:
Essere Navajo a Gallup: dalla politica dell’educazione allo slang metropolitano.
di Roberta Nicolò
http://www.judo-educazione.it/scuola/navajo/navajo.html

Armi, droga e graffiti come a Los Angeles o nel Bronx. Senza più radici, i giovani navajo importano nelle riserve riti e violenza delle grandi città. Alla ricerca della tribù perduta.
di Gloria Mattioni

L’associazione NEVERLAND L’ISOLA CHE NON C’È, di cui fa parte la studiosa Roberta Nicolò, mette inoltre a disposizione sul suo sito una presentazione in PowerPoint sulla storia degli indiani d’America a uso di scuole e ragazzi: http://www.neverland-judo.it/storia.htm

images4Torna al libro ACQUA TAGLIENTE

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